Domenica 14^ del Tempo Ordinario

Accogliere il profeta Gesù

Nella storia, nel quotidiano più ordinario, il Dio eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita e scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, che ci irrita e ci provoca. È necessario abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, forse cambiare. E subito ricominciamo a fare questi ragionamenti: Perché dare un senso particolare a tale avvenimento? Non è piuttosto il caso a ordinare tutto, le leggi naturali come gli obblighi sociali? Perché prendere le elucubrazioni del nostro spirito come “messaggi di Dio?”

Uno psicologo potrebbe spiegare meglio i diversi motivi delle nostre reazioni. Il nostro io percepisce un rischio, e rifiuta, per pigrizia o per autodifesa. Peggio: la nostra vita prende allora una cattiva direzione.

Gesù viene nella sua città natale. L’interesse che suscita aumenta sempre di più. Il suo insegnamento suscita meraviglia. Da lui emana una saggezza indicibile. Ma molto presto l’attrattiva che egli esercita si altera: La gente è stupita: “Donde gli vengono queste cose? Non è costui il carpentiere?”, rampollo di una famiglia ordinaria? E trasmetterebbe una nuova dottrina? Annuncerebbe una esigenza?

Era certamente in gioco l’invidia. E soprattutto il “buon senso”.

È per questa ragione che i contemporanei di Gesù rifiutano di riconoscere l’azione di Dio nell’avvenimento. E non è tutto: deformano l’evento di Cristo e lo trasformano in “scandalo”, in una forza del male che spinge al peccato. Tale interpretazione “tenebrosa” finisce per rassicurarli, dopo una simile provocazione.

Ecco una tranquillità pagata molto cara! La fede in Dio e la redenzione in Gesù Cristo diventano inaccessibili. Invece, gli abitanti di Nazaret avrebbero dovuto rischiare di abbandonarsi. Soltanto colui che ha una relazione di intimità con il Redentore sarà salvato. Colui che si è blindato nell’autoconservazione rimane chiuso alla salvezza. E sospettare con cattiveria che l’attrazione di Cristo sia una tentazione contro Dio in realtà non fa che rassicurare il suo egoismo, per quanto “ragionevoli” possano apparire i suoi argomenti.

CONTEMPLAZIONE

Gesù, tu ti meravigli quando non abbiamo fede. Dovrebbe essere naturale fidarsi di più di chi già si conosce che di sconosciuti che vengono non si sa da dove, e noi ti conosciamo. Dovrebbe aprire di più il cuore incontrare persone di cui si è fatta esperienza nel tempo che persone di cui si ignorano le origini, e noi sappiamo da dove vieni. Dovrebbe suscitare maggiore credibilità uno del proprio nucleo familiare che un estraneo e noi sentiamo che tu hai preso la nostra umanità perché ci ami sul serio e sei uno di noi. Incredibile la nostra diffidenza nei tuoi confronti, soprattutto in certe occasioni! Sembra quasi che tu stia lì per incastrarci. Tu che ci hai lasciato liberi anche di ucciderti per dirci tutto il tuo amore per noi. Chi ci incastra allora? Chi ci condanna? Non certo il Padre che ci ha mandato te nonostante sapesse quanto eravamo incapaci di custodirti. Non sarà forse la nostra tendenza a pensarci “super” che ci condanna tutte le volte che sperimentiamo la fragilità e il limite? Noi ti conosciamo poco, Gesù, questa è la verità delle nostre chiusure. E ti conosciamo male. Insegnaci a conoscerti!

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