02/02/2018 – Restauro Tela Chiesa di Casella d’Asolo

Mercoledì 01/11/2017 – Benedizione e posa della prima pietra per il nuovo capitello per la Città di Asolo dedicato al Santo Patrono d’Italia: San Francesco d’Assisi

TRACCE DI DIO NEL PAESAGGIO DELL’UOMO, noi battezzati siamo le tracce di Dio nella storia dell’umanità.

Il nostro territorio riporta numerose e ricche tracce della cultura cristiana, tra le più semplici e popolari troviamo i “capitelli”, le immagini sacre appese alle case, agli alberi in campagna, croci, santi, … che proteggono il nostro lavoro, il nostro viaggio, la nostra giornata.

Oggi con il nostro correre frenetico non li vediamo, non ne conosciamo la storia e il significato, ma forse è stato nostro nonno a metterli per una ragione particolare, in ogni caso mosso dalla Fede nel Dio della Provvidenza, per invocare la protezione e l’aiuto della Madonna , dei Santi, …,

certe ricorrenze dell’anno liturgico, certe tradizioni religiose locali, …, che in alcuni casi poi sono diventate le nostre attuali sagre! (SAGRA, dal latino SACRO, SAGRATO).

Ai capitelli nel Comune di Asolo è stato dedicato un grosso libro: VIGILI SENTINELLE LUNGO LE STRADE, capitelli di Asolo, Casella, Villa, Pagnano, di Padre Fiorenzo Cuman, edizioni AURELIA, Asolo 2005.

Vale la pena oggi aggiungere altri “capitelli” nel nostro territorio? La risposta potrebbe essere anche semplice: vale la pena mandare ripetutamente segni del nostro amore e amicizia alle persone care, anche più volte al giorno?

La Città di Asolo nella toponomastica, ad oggi, è priva di una VIA o PIAZZA dedicate al Santo Patrono d’Italia proclamato tale dal Papa nel 1939: SAN FRANCESCO d’ASSISI, il santo o l’italiano più conosciuto e amato nel mondo. Il Santo tra i primi in classifica nei nomi dati ai neonati italiani.

Anche il Papa attuale ha avuto il coraggio di farsi chiamare per la prima volta con il nome di FRANCESCO: un vero, impegnativo, coraggioso programma di vita!

Il parroco di Casella e Villa nel 2016, notando questa lacuna nella toponomastica, ha scritto assieme ad alcune decine di cittadini al Sindaco perché la nuova lottizzazione davanti alla chiesa di Casella si possa intitolare la VIA a San Francesco d’Assisi. Nel 2016 si sono raccolte delle firme e fatto richiesta al Sindaco che si possa intitolare la via della nuova lottizzazione davanti alla chiesa di Casella al Santo Patrono d’ Italia (1939) San Francesco d’ Assisi. [speriamo in una favorevole risposta].

Con questo obiettivo ci siamo impegnati, sia la scuola dell’infranzia, sia i campi scuola dei ragazzi e giovani del 2016, a far conoscere la figura del Santo di Assisi, alla quale tutto il mondo si rivolge per vivere e diffondere l’impegno per il dialogo e la pace.
Un privilegio speciale ci è stato concesso dai Frati Francescani: una pietra tolta dalla tomba di San Francesco, con sigillo del sacro Convento di Assisi è stata consegnata ai nostri giovani di 2a superiore durante il loro Campo scuola ad Assisi nel luglio 2016. Anche gli altri partecipanti ai campi scuola hanno raccolto delle pietre.

1 – Pietra dalla tomba di S.Francesco, con sigillo e attestato, campo scuola 2a superiore ad Assisi 2016,
2 – pietre del Sacro Convento nel bosco di S.Francesco, Assisi, campo scuola 2a superiore ad Assisi 2016,
3 – pietre dall’ Eremo delle Carceri, Monte Subasio, Assisi, luglio 2016, don Alessandro,
4 – pietre dal Monte Grappa, nel centenario della Prima Guerra Mondiale, campo scuola 1a superiore 2016,
5 – pietre da Castel Tesino (TN), campo scuola foraniale A.C.R. 2016,
6 – pietra dal Monte San Dionisio, Campo scuola medie interparrochiale a Valle di Cadore, 2016
7 – pietre da Taizé (Francia), campo scuola 4a superiore 2016,
8 – pietre dal Santuario della Divina Misericordia, Cracovia (Polonia), Giornata Mondiale della Gioventù 2016,
9 – pietre dalla Terra Santa, pellegrinaggio diocesano 2016,
10 – pietre dal Sacro Monte di Lussari (UD), santuario delle tre culture europee, maestra Tania, 2016,
11 – pietra dal Santuario di San Michele arcangelo, Monte Sant’Angelo (FG), pellegrinaggio Ugo e Susanna, 2016,
12 – pietre dal Santuario Mariano Notre Dame de la Delivrance di Poponguine ( Senegal – Africa) p. Flavio Facchin, O.M.I. , 2016

Il 1°novembre 2017, Solennità di Tutti i Santi, i cristiani di Villa e Casella hanno partecipato uniti alla semplice e simpatica cerimonia della benedizione e posa della prima pietra del nuovo capitello votivo.

L’onore di portare le pietre raccolte dai giovani e ragazzi durante i campi scuola del 2016-2017 è toccato proprio a loro.

Anche i bambini della scuola dell’infanzia con le loro insegnati hanno partecipato portando l’immagine di San Francesco fatta da loro stessi e qualche sassolino per dire “anch’io ho contribuito”.

Non potevano mancare i nostri cari Alpini, e i membri dell’ Azione Cattolica con il nuovo stendardo.

Il G.S.P. ha preparato un semplice, tradizionale e popolare addobbo del luogo. 

Un grazie speciale ai proprietari (fratelli Rosato) del terreno che lo hanno gentilmente concesso, allo Studio Basso che ne cura la progettazione e realizzazione, …

 

Domenica 23/04/2017 – Villa d’Asolo Festeggia il 50°della Parrocchia S.S. Nome di Maria

Queste righe non dicono quale è stato l’impegno materiale, economico e spirituale vissuto 40 anni fà dai cristiani di Villa guidati dal primo parroco don Giovanni Tasinazzo per costruire l’attuale chiesa e prepararsi alla liturgia della dedicazione – consacrazione. Tutto documentato con foto e cronistoria di don Giovanni Tasinazzo.

11 maggio 1975 :il vescovo Antonio Mistrorigo firma la pergamena assieme al parroco e al Cav. Giovanni Fantinel (Sindaco di Asolo), l’impresario Menghetti sigilla la pergamena dentro la prima pietra, che il vescovo benedice e il parroco la colloca nelle fondamenta in una serata di pioggia.

01 maggio 1976, celebrazione della prima s.messa dentro la nuova chiesa, pavimento in terra e senza il tetto. Festa di San Giuseppe lavoratore invocato come patrono dei lavori della nuova parrocchia, al quale verrà dedicato il “capitello” nel sagrato al termine dei lavori.

01 maggio 1977, benedizione e inaugurazione della nuova chiesa con la celebrazione della s.messa presieduta da mons. Raimondo Squizzato.

25 settembre 1977, il vescovo Giovanni Battista Piasentini benedice la statua della Madonna nella chiesa di Pradazzi, viene caricata su un camion dove salgono anche il vescovo e i sacerdoti, inizia la processione fino alla nuova chiesa di Villa, dove si celebra la s.messa.

29 settembre 1977, Giornata Sacerdotale, concelebrazione presieduta da mons. G.B. Piasentini con 30 sacerdoti e don Giovanni Tasinazzo.

30 settembre 1977, Giornata della Famiglia Cristiana, s.messa concelebrata da S.E. mons. G.B. Piasentini con 4 sacerdoti e don Giovanni Tasinazzo.

01 ottobre 1977, Giornata Mariana, s.messa concelebrata da S.E. mons. Carlo Bandini con 4 sacerdoti e don Giovanni Tasinazzo.

02 ottobre 1977, scrive nella cronaca della parrocchia don Giovanni Tasinazzo “STORICO GIORNO DELLA CONSACRAZIONE DELLA NUOVA CHIESA”, il vescovo di Treviso S.E. mons. Antonio Mistrorigo e 8 sacerdoti concelebrano la s.messa della “dedicazione” della nuova chiesa di Villa. Come prevede il rito, sotto l’altare vengono sigillate dentro una teca di cristallo le SS. Reliquie di: San Pio X papa, San Domenico Savio, San Giovanni Bosco.

La scelta delle reliquie stà ad indicare non solo il legame con i testimoni della Fede, il successore di San Pietro, il Papa da Riese, “il santo della porta accanto”, il parroco (Salzano) che ha dato alla Chiesa universale il CATECHISMO che per decenni ha preparato ai Sacramenti e alla vita cristiana generazioni di cristiani.

San Giovanni Bosco, grande educatore e padre spirituale dei giovani, patrono della gioventù, dei catechisti, fondatore delle famiglie religiose maschili e femminili detti “Salesiani” e Figlie di Maria Ausiliatrice. Negli oratori e scuole dei Salesiani e Salesiane in tutto il mondo ancor oggi si formano migliaia e migliaia di giovani secondo i valori e i principi della Fede e del Vangelo. San Domenico Savio è un ragazzo che frequentò l’Oratorio Salesiano di Torino e sotto la guida di Don Bosco divenne “santo”, patrono dei gruppi cristiani di giovani e dei “pueri cantores”.

Non vergogniamoci dei “segni” della nostra Fede, delle nostre tradizioni, dei nostri valori che per venti secoli sono stati alle radici della crescita culturale dei popoli europei. Fede cristiana che ha animato la Carità, l’impegno educativo e scolastico a tutti i livelli dalle Università fino alle Scuole dell’ Infanzia, il servizio agli ammalati e anziani, alle famiglie, agli “scarti” della società, …. OGGI preghiamo per il nuovo anno scolastico e per quanti operano per l’educazione e istruzione.

Nella visita pastorale ad Asolo del vescovo beato Andrea Giacinto Longhin nel 1909, il vescovo in visita alle famiglie di Pradazzi [tutti i documenti canonici e catastali civili riportano sempre questo toponimo, mai il toponimo “Lauro”, don Alessandro già nel 2015 ha chiesto che l’antico toponimo pradazzi venisse rimesso con il cartello marrone] e il loro piccolo oratorio del XVII sec. dedicato al Ss.Nome di Maria e poi anche Santa Eurosia (patrona del lavoro dei campi), notando la distanza del borgo da Asolo e il disagio dei fedeli per poter partecipare alle funzioni religiose ad Asolo, il vescovo invitò il prevosto mons. Giovanni Bertoldi a provvedere con la costruzione di una chiesa più grande accanto al vecchio e fatiscente oratorio [ora sparito] . Opera che venne realizzata con il concorso, la generosità e i sacrifici della popolazione (poche famiglie di contadini) che andavano con i carri trainati dai buoi fino al fiume Piave per cercare sassi e sabbia. L’11 settembre 1910 finalmente la benedizione del nuovo edificio di culto costruito in pochi mesi. Qui a Pradazzi svolse il servizio pastorale come “mansionario” dal 1924 al 1947 don Carlo Noè, sacerdote di venerata memoria a cui è stata dedicata una via a Casella. [se un giorno l’Amministrazione comunale decidesse di rivedere e sistemare la toponomastica e numerazione civica altri nomi di sacerdoti e toponimi potrebbero ricordare la nostra storia] Vedi foto chiese e poesia.

Il 24 ottobre 1957, il vescovo Egidio Negrin firma il decreto della nuova parrocchia, viene nominato primo parroco don Giovanni Poletto.

Nella chiesa di Pradazzi celebrarono la loro prima santa messa solenne anche don Florido Feltrin (05.07.1965), addirittura l’11.06.1965 ci fu l’ordinazione sacerdotale di padre Ilario Mazzarollo, il 12.08.1973 celebra la prima messa p. Ildefonso Dal Bello. [il campanile è stato costruito nel 1958 su terreno privato, anche la chiesa è costruita su terreno di vari proprietari].

Nel contesto del 50° della parrocchia, due pensionati di Ca’ Giupponi hanno offerto il restauro dei quattro reliquiari della seconda metà del XVII° secolo, in legno lavorato e decorato con foglie d’oro, GRAZIE di cuore, avete aiutato non solo la conservazione del patrimonio artistico e di fede della parrocchia, ma insegnate ai giovani l’amore e corresponsabilità per la parrocchia, e ancor più il significato del culto dei martiri e dei santi, nostri modelli nel vivere eroicamente le virtù del Vangelo per giungere alla patria del cielo. Il XXI secolo è iniziato con un numero sempre crescente di cristiani perseguitati e uccisi per la loro Fede.

Reliquie ex ossibus  di : 1) S.Amando martire, 2) S.Placida martire, 3) S.Vittoria martire, 4) S.Crescenza m. – S.Florido m. – S.Illuminato m. il martirologio cristiano riporta poche notizie di questi martiri dei primi secoli al tempo delle persecuzioni romane.

 

Domenica 19/02/2017  – Villa e Casella d’Asolo festeggiano il 40°di Sacerdozio di don Alessandro dal Ben

7 Dicembre 2016 – Don Giovanni Tasinazzo ritorna alla casa del Padre

Don Giovanni Tasinazzo, nato a San Zenone degli Ezzelini il 28.12.1925, battezzato lo stesso giorno della nascita, cresimato nel 1934 dal Beato Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso e ordinato sacerdote il 26.06.1955. Fu cappellano a Caerano di San Marco e a Salzano. Nominato parroco di Villa d’Asolo dal 1967 al 1988 e parroco di Crocetta del Montello dal 1988 al 2006.

Rettore del Santuario della Rocca di Cornuda dal 2003 al 07.12.2016, la Madonna lo ha chiamato a celebrare la Solennità dell’ Immacolata verso la mattina del mercoledì 7 dicembre 2016, i funerali sono stati celebrati per suo desiderio nella chiesa del suo paese San Zenone degli Ezzelini venerdì 9 dicembre 2016 alle ore 15.00, celebrati dal vescovo di Treviso mons . Gianfranco Agostino Gardin, concelebrati da circa 60 sacerdoti, erano presenti i suoi successori a Villa: don Mario Dalle Fratte, don Franco Zoggia, don Alessandro Dal Ben.

Era Canonico onorario del Capitolo della Collegiata della Cattedrale di Asolo e Cappellano d’onore della Grotta di Lourdes, come Assistete Spirituale dell’ UNITALSI aveva guidato oltre 50 pellegrinaggi al Santuario di Lourdes, l’ultimo l’agosto scorso 2016 a quasi 91 anni.

 Don Giovanni festeggia il 60° di sacerdozio

Festa patronale a Cornuda, 11 novembre 2016, San Martino, don Giovanni aveva voluto fare la processione dalla canonica alla Chiesa di Cornuda assieme agli altri preti.


11 Settembre 2016 – Inaugurazione della nuova via in onore del S.S. Nome di Maria

[Presenti don Alessandro dal Ben e don Florido Feltrin]

 Il Consiglio Pastorale ricorda Don Carlo Noè.

 

A: Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Gianfranco Agostino Gardin Arcivescovo-Vescovo di Treviso P.zza Duomo, 2 – 31100 TREVISO
tramite:  Ordinario
Mons. Giuseppe Rizzo, Vicario Generale della Diocesi, P.zza Duomo, 2 – 31100 TREVISO

Villa d’Asolo, 29-12-2010

Ecc.za Rev.ma,

                        innanzitutto noi, membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale della Parrocchia del SS.mo Nome di Maria in Villa d’Asolo, siamo lieti di poterLe porgere il saluto nostro e di tutta la  Parrocchia e le vogliamo assicurare il nostro filiale affetto e la nostra stima.

Ormai da diversi anni, la Parrocchia di Villa d’Asolo, su proposta dell’allora Parroco (…), ha iniziato a riflettere e a confrontarsi con la figura di Don Carlo Noè, un sacerdote diocesano che ha prestato servizio per molti anni nel nostro territorio, quando era ancora Parrocchia di Asolo, e morto cinquant’anni fa, circondato da una fama di santità che attestiamo ancora perdurante.

Il lavoro di ricerca è continuato anche con l’attuale Parroco, don Mario Dalle Fratte, che con grande disponibilità ha seguito la vicenda, permettendo che le molte testimonianze raccolte fossero pubblicate in un libro che le è già stato consegnato personalmente dallo stesso don Mario.

Innanzitutto nel maturare il percorso di confronto con questo sacerdote fedele dobbiamo umilmente riconoscere che ci siamo sentiti invadere dallo stupore per i doni che la Grazia divina ha saputo suscitare in lui.

Don Carlo, come avrà avuto modo di vedere dal libro consegnatoLe, ma anche dalla documentazione conservata nell’Archivio della Curia, nacque a Dosson di Casier il 26 ottobre 1878 da una famiglia povera, che conobbe prima e dopo la sua nascita l’umiliazione e la sofferenza dell’emigrazione.

Rimasto in Seminario, mentre i genitori erano partiti per i Brasile, fu ordinato sacerdote dal Card. Giuseppe Sarto, la mattina della partenza per il conclave, il 26 luglio 1903. Fu cappellano a Montebelluna e Maerne. Il Beato Longhin, che di lui aveva molta stima, lo individuò come possibile missionario in Brasile, missione a cui dovette rinunciare perché si venne a trovare improvvisamente con la responsabilità di mantenere la madre e la sorella, tornate dalle Americhe.

Mentre era a S.Elena sul Sile, durante la Prima guerra mondiale, si segnalò per l’accoglienza e l’aiuto che diede ai profughi, ma forse per questo fu arrestato nel 1917, ingiustamente accusato e confinato a Parenti e Saliano (CS), due paesini della Calabria, dove lasciò di sé un indelebile ricordo.

Tornato in Veneto dopo due anni, fu assegnato dapprima a Martellago e poi dal 1924 al 1947 fu assegnato alla cura d’anime del territorio di Pradazzi, allora appartenente alla Parrocchia di Asolo, dal 1947 al 1949 fu invece a Castelfranco Veneto, come collaboratore di don Ernesto Bordignon. Nel 1949 fu richiamato nella piccola borgata di Ca’Falier, a nord di Pradazzi, dove rimase fino al 1955, anno in cui fu ospitato in una stanza dell’Ospedale di Asolo fino alla morte, che sopraggiunse il 7 febbraio 1960.

Le testimonianze raccolte in quest’ultimo decennio, si riferiscono, in particolar modo, al periodo di Pradazzi, Ca’Falier e dell’Ospedale di Asolo.

Ciò che colpiva in Don Carlo era innanzitutto la sua grande umiltà e povertà: fornito di pochissimi mezzi, non lesinava mai il poco che aveva a chi ne avesse bisogno, rischiando a volte di trovare chi ne approfittasse. Presso la canonica c’erano continuamente poveri ai quali arrivava a fornire il cibo con cui avrebbe dovuto nutrirsi lui. La sua povertà, tuttavia, non era solo materiale: fu sempre obbediente al suo Vescovo, anche quando l’obbedienza poteva essere umanamente non facile da accogliere.

Ma tutti sapevano dell’incessante preghiera che Don Carlo innalzava a Dio sempre, in ogni occasione possibile. Molti testimoni, che lo videro in piena notte nella chiesa di Pradazzi o nella cappellina di Ca’Falier, concordano nel dire che protraeva la sua preghiera anche lungo la notte, da giovane e da vecchio. La celebrazione della messa era molto devota ed attenta, come pure era fedele al ministero di confessore: chi si era confessato da lui, ricorda che era semplice e chiaro nel dare le indicazioni per una vita cristiana.

La gente si accorse, e ne conserva tuttora memoria, che il sacerdote si dava a continue mortificazioni e dure penitenze, di giorno e di notte. Veniva visto dormire sui tronchi di una segheria o in preghiera inginocchiato su sassi; fu sorpreso da anziano, ormai in riposo in ospedale,  con pietre messe sul suo giaciglio d’Ospedale.

E certamente si ricordano la pazienza unita alla sofferenza, con cui sopportò le contrarietà della vita che fu costretto a subire: l’allontanamento per due anni dalla zona di Pradazzi, ad opera di pochi; l’essere a volte non tanto apprezzato dal Preposto di Asolo; ma anche il decadimento delle sue forze fisiche.

La fama della sua vita santa si univa all’alta considerazione che si aveva del suo ruolo di intercessore. Tutti ricorrevano al prete di Pradazzi, all’apparenza burbero, ma dal cuore umile e grande. Di lui molta gente ricorda con gratitudine tante grazie ottenute e che lui riferiva sempre a Dio e alla fede in Lui e mai alla sua persona, che cercava sempre di sminuire.

In molti casi si trattava di cose piccole e semplici, ma molto importanti in una società che allora era povera di mezzi e anche la malattia di un animale domestico poteva costituire un grave danno.

Grazie alla sua preghiera, i ladri si sentivano costretti a restituire le cose rubate. Gli animali fra lo stupore di tutti ritrovavano la salute oppure venivano inspiegabilmente cacciati, se erano dannosi parassiti.

A lui, però, si ricorreva ovviamente anche per la salute delle persone  e le sue benedizioni sortivano come effetto o guarigioni immediate o più serenità nella sopportazione dell’inevitabile malattia.  Da lui, però, andavano anche per un aiuto in vista di una maggiore serenità nella vita famigliare e per la liberazione spirituale.

Altre testimonianze riportano pure fenomeni fuori dall’ordinario: fu visto passare in mezzo all’acqua senza bagnarsi, come anche allontanare nuvole foriere di tempesta, che, secondo chi era presente, retrocedevano di fronte alla sua benedizione.

Altri, basandosi su quanto raccontato da altre persone, affermano che di lui si diceva che riuscisse a controllare la violenza del fuoco con la sua preghiera [e che fosse stato visto, mentre pregava in solitudine, ma anche mentre celebrava la messa, alzarsi da terra].

[Ad ogni modo, l’opinione che si aveva di lui, porta anche ai nostri giorni, a molti anni dalla sua morte,  molte persone a chiedere con semplicità il suo aiuto.]

Ecco, allora, Eccellenza, che fra le varie grazie, vogliamo segnalarne due recenti.

[Innanzitutto quella che, sotto la propria responsabilità, riporta una signora anziana della Parrocchia di (…), che, dopo una caduta che qualche anno fa le causò una frattura, non sarebbe più stata in grado di camminare. Invece, dopo aver chiesto a Don Carlo di aiutarla e averlo visto in sogno, improvvisamente ha ripreso l’uso delle gambe, fra lo stupore dei medici. Di ciò e dei particolari più precisi della vicenda, ha stilato una relazione scritta della testimonianza resa dalla signora, il Parroco di (…), (…).]

[Un’altra signora di (…), invece, sotto la propria responsabilità, ha dichiarato pubblicamente, durante un incontro su don Carlo in chiesa a Villa d’Asolo il 6 settembre 2010, che nel 2008, la propria figlia, che si trovava incinta, si era sottoposta ad esami medici in più ospedali. Tutti avevano fornito il medesimo responso: il feto era privo di un polmone e il cuore era spostato nella parte destra. Le fu consigliato dai medici di abortire, ma lei non volle. Ricoverata all’Ospedale di Treviso, mentre stava piangendo le sarebbe apparso don Carlo, che nel frattempo aveva imparato a conoscere tramite il libro pubblicato dalla Parrocchia di Villa d’Asolo. Il sacerdote l’avrebbe rassicurata dicendo che la bambina sarebbe nata sana. E così fu, fra lo stupore dei medici. Per questo episodio, la signora si è dichiarata disposta a fornire relazione e documentazione direttamente a Vostra Eccellenza.]

[Di fronte a tutto questo, Eccellenza, avvertiamo di trovarci di fronte a fatti più grandi noi e di avere un “tesoro in vasi di creta”.]

[Perciò, volendo vivere questa grazia nella Chiesa e per la Chiesa, chiediamo a Lei, nostro pastore, innanzitutto come essere autentici custodi della memoria, cioè se e  con che modalità tener vivo il ricordo di Don Carlo Noè e della sua fedeltà a Gesù Cristo, per l’utilità della salvezza delle anime.]

In secondo luogo, il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Villa d’Asolo, Le chiede che la Diocesi di Treviso avvii e si assuma il procedimento di verificare l’eroicità delle virtù del sacerdote diocesano Don Carlo Noè.

Riteniamo infatti che per la crescita della nostra Chiesa locale verso il suo Signore, possa essere molto utile l’esempio di fedele vita cristiana offerto da Don Carlo Noè,  ben testimoniato da Mons.Luigino Zamperoni, originario di Pradazzi-Villa d’Asolo e già Vicario Episcopale per la Vita consacrata, nella lettera del 2004 allegata in fotocopia alla presente, come anche, in altra forma, dal-la continua presenza di fiori che, a cinquant’anni di distanza, continuano ad adornare la sua tomba.

Confidando in una suo sereno ma attento e approfondito discernimento delle nostre richieste, le porgiamo cordiali saluti, invocando su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra Parrocchia la Sua paterna benedizione.

INTITOLATA UNA VIA A CASELLA D’ASOLO (zona farmacia) A DON CARLO NOE’

STORIA DELLA PARROCCHIA DI VILLA D’ASOLO- Introduzione alla serata di proiezione della mostra fotografica del 24-05-2007 di P.B., bozza degli appunti non rivista dall’autore

COMMENTO STORICO ALLA MOSTRA FOTOGRAFICA DEL 24-maggio-2007

Il presente incontro non intende essere la storia della Parrocchia in senso stretto. E mi spiego. Il termine Parrocchia contiene in sé la parola casa. La Parrocchia è infatti la casa di tutti, la famiglia dei cristiani. E fare la storia della famiglia non si esaurisce nel tracciarne l’albero genealogico, neppure nello sceglierne le foto dell’album. La storia, infatti,  prevede una storia di anime e di vite che sono Dio può conoscere. Ogni diverso tentativo deve avere la consapevolezza che si tratta solamente di un parlare incerto.

Per orientarsi nello scorrere del tempo, rimane comunque necessario individuare dei termini di partenza. Per la storia di una famiglia potrebbe giustamente essere il giorno del matrimonio dei genitori. Ma anche questo è chiaramente un limite. Si potrebbe obiettare che si inizia prima, con i nonni e via così…

Per la storia del matrimonio della nostra Parrocchia, gli atti di matrimonio si possono considerare i due documenti costitutivi della stessa, i decreti sul cambiamento del nome e sul ridisegno dei confini, rispettivamente il 24 maggio 1967 ( 40 anni oggi!) e il 25 maggio 1967.

A partire da quelle due date, quindi, si entra propriamente nella Storia della Parrocchia di Villa d’Asolo.

Ma c’è un prima…e che prima!

Il racconto del prima (storicamente un periodo lunghissimo) potrebbe partire dalla storia dei termini.

Il termine Villa d’Asolo non è certamente un termine recente. Il suo utilizzo è accertato da secoli, nella sua comune forma latina Villa Asyli (come la si legge nella lapide della consacrazione della Chiesa) è senz’altro più antico del termine italiano Pradazzi. Per Villa Asyli, Villa d’Asolo, si intendeva però un territorio più ampio dell’attuale. Anche Pradazzi vi rientrava, anche se in alcuni documenti sembra distinguersi, ma vi rientrava anche tutta la fascia a nord di Casella, fino a Crespignaga.

Per quanto riguarda il termine Pradazzi, i più convengono nel farlo derivare dalle denominazioni latine della località: Pradillum e Pradellum che indicavano chiaramente la il carattere del suo suolo, fatto di terreni coltivati a prato.

Diverse testimonianze storiche parlano di ritrovamenti avvenuti in un passato abbastanza lontano, nella zona di Pradazzi di oggetti molto antichi. Essi attestano in ogni caso che Pradazzi era zona di residenza romana. Nei secoli, comunque, Pradazzi non fu riservato unicamente ai prati, ma c’era pura una fitta boscaglia. Infatti nel 1604 il Podestà Antonio Baldù avvisava il Senato della Serenissima, che “nella villa dei Pradazzi certo Odoardo Razzolino, bandito per omicidio dal Cons.dei X si fece dare da mangiare e poi si è ricoverato in uno dei boschi vicini”.[1]

Nei secoli comunque Pradazzi divenne la sede di non poche ville di nobili che ne facevano perlopiù la loro residenza estiva, ma non solo: i Giustiniani, i Falier (dove Antonio Canova produsse le sue prime opere, i Giupponi, I Rover). Le persone che lì abitavano facevano comunque sempre riferimento alla Chiesa di Asolo che riservava la loro cura al Canonico Sacrista.

La parrocchia di Asolo, però, fin dal 1780, preoccupandosi dell’assistenza alle famiglie più lontane, assegnò per Villa d’Asolo (S.Apollinare e Pradazzi) un sacerdote con sede a S.Apollinare; poi diede due sacerdoti l’uno per S.Apollinare, l’altro per Pradazzi. Fino al 1910 il Sacrista aveva titolo e funzione di Parroco extra moenia e cioè per le rive, per S.Apollinare e per Pradazzi. Nel 1910, morto il Preposto Mons.Bertoldi, Mons. Longhin, con la approvazione del papa Pio X, dispose che a norma dei canoni non vi fosse che un solo parroco. Il sacrista rimaneva un aiutante del Parroco con una speciale collaborazione per le rive.

Questi termini, densi di storia e di storie, saranno utilizzate in questo lavoro con la seguente precisazione.

Nel 1930 l’amato e da molti considerato santo sacerdote, don Carlo Noè (1924-1947  Pradazzi; 1949-1955 solo Ca’Falier; 1955-1960 presso l’Ospedale di Asolo), così descriveva la porzione di territorio della Parrocchia di Asolo che il Beato Longhin gli aveva affidato:

 “Al Mansionario della Prebenda, olim canonicato, Priuli della Chiesa cattedrale di S.Maria Assunta di Asolo aspetta l’ufficio della cura d’anime della Frazione denominata Pradazzi limitata tra la strada Bassanese (provinciale) a nord e la strada (comunale) detta la Rosina a sud, tra la provinciale detta Castellana a mattina e l’antico corso del torrente Muson a sera  e propriamente tra la roggia del Muson, detta il Musonello, per il territorio a sud. Oggi a mattina del Muson (riva sinistra) del letto attuale vi sono alcune case appartenenti alla curazia di nuova erezione di Onè di Fonte …[2]

E’ evidente che in quegli anni con il termine Pradazzi si intendeva un territorio perlopiù coincidente con il territorio dell’attuale Parrocchia di Villa d’Asolo, includendo in un’unica definizione la parte meridionale  e quella settentrionale del nostro territorio.

 I tentativi di una più larga autonomia delle frazioni non erano cosa nuova. Dall’inizio del secolo cominciarono ad intensificarsi, fino a farsi molto più forti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mons. Antonio Mantiero già nel 1946 faceva presente a Mons.Brugnoli se, viste le necessità pastorali, non convenisse dividere la Parrocchia.

Da notare anche l’erezione nel 1938 dell’Asilo in ricordo della zia ND Contessa Giovanna Brandolini Falier per testamento della ND Contessa Enrica Falier fu Conte Giuseppe Falier.

Nel 1952 un passo importante fu l’erezione del nuovo cimitero di Pradazzi, con la porta rivolta a sud per rassicurare sull’orientamento verso Pradazzi dello sviluppo del paese. Ciò avvenne mentre era mansionario di Pradazzi Don Giuseppe Mària (1950-1953), succeduto a Don Angelo Gianni (1947-1950).

Tuttavia solo nel 1957 il 24 ottobre, con effetto a partire dal 1 novembre l’Arcivescovo Egidio Negrin decide che erano maturi i tempi per l’erezione di una nuova Parrocchia, intitolata al Santissimo Nome di Maria, di Pradazzi, ma che non coincideva con il territorio dell’attuale parrocchia di Villa d’Asolo. Ne rimanevano escluse, grosso modo, le zone di Ca’Falier e di Ca’Giupponi. Da menzionare che nella bolla di erezione della Parrocchia viene fatta menzione dei motivi che spinsero il Vescovo: la possibilità di accrescere il culto alla BV.Maria e l’assistenza spirituale delle anime.

Il Primo parroco fu il Sacerdote Don Giovanni Poletto, già presente a Pradazzi dal 1955, succeduto a Don Piero Cappellotto (1953-1955) e cuugino dell’attuale Arcivescovo di Torino, S.Em. il Card.Severino Poletto che, intervistato da me, ancora si ricorda di Pradazzi e del suo strano campanile, eretto nel 1958.

Gli anni che videro l’erezione della nuova Parrocchia erano ancora gli anni del Boom economico, dell’Italia che, uscita sconfitta da una guerra che aveva arrossato di sangue innocente anche le nostre terre e le nostre famiglie, stava vivendo però un momento di sviluppo mai sperato. Era l’anno della Cinquecento. Era ancora fortissima nei nostri paesi l’identificazione fra senso di appartenenza alla Società cristiana e alla società civile. Il grande Santo Padre Pio XII proponeva all’umanità uscita dall’immane cataclisma della guerra una società che si lasciasse guidare dai valori cristiani, sotto la guida della Madonna. Fu papa Pacelli che nel 1950 aveva proclamato il dogma dell’Assunzione e che poco prima aveva proposto all’umanità l’esempio di santa purezza incarnato in Santa Maria Goretti.

E come faceva bene il Pontefice ad insistere su questo. Infatti, non molti presagivano la tempesta di valori distorti che si sarebbe abbattuta anche sul nostro cattolicissimo veneto nei successivi decenni.

Pradazzi si stava affacciando in parte a questo nuovo cambiamento.

La buona gente era ancora molto legata ai valori cristiani; amava i propri sacerdoti; la fede guidava e indirizzava le grandi scelte personali della gente. Era stata ed era ancora testimone delle straordinarie vicende spirituali di Don Carlo Noé, ancora vivente, ricoverato all’Ospedale Civile di Asolo. E infatti in questi anni si registrò il solenne invio in missione dell’allora solo fratello Lino Zamperoni, del PIME il 13-settembre-1959 e sei anni dopo, il giorno 11 giugno 1965 l’Ordinazione sacerdotale di P.Ilario Mazzarolo, avvenuta proprio a Pradazzi.   E, il 05 settembre 1965,   l’Ordinazione sacerdotale di Don Florido Feltrin

Tuttavia alcuni di Pradazzi si diedero molto da fare perché la Parrocchia conoscesse un ulteriore sviluppo.

Questo desiderio trovò accoglienza nel nuovo giovane Vescovo di Treviso, Mons. Antonio Mistrorigo.

Questi, rompendo ogni indugio, prevedendo uno sviluppo del paese e volendo che esso fosse accompagnato da una crescita cristiana, decise di ingrandire la Parrocchia di Pradazzi fino alla Bassanese e stabilì che si dovesse costruire una nuova chiesa che unisse, anche geograficamente, i settori nord e sud del paese.

Perciò il Vescovo attuò i primi importanti passi, prima ricordati:

il 24 maggio 1967, con decreto vescovile, cambiò la denominazione della Parrocchia da Pradazzi in Villa d’Asolo. Il giorno dopo, il 25 maggio 1967, con un altro decreto vescovile, modificò i confini della Parrocchia: a nord la statale 248, la Basssanese, ad est la provinciale per Castelfranco, a sud e a ovest dai confini del Comune di Asolo. Il 22 giugno 1967 alla presenza del Preposto di Asolo, Mons.Giuseppe Fornari, al Parroco di Casella d’Asolo, Don Orlando Berti e di Don Giuseppe Stevanato residente a Ca’Giupponi, il Vescovo nominò Parroco di Villa d’Asolo il cappellano di Resana, Don Giovanni Tasinazzo, originario di San Zenone degli Ezzelini. Il 15 ottobre 1967 il Nuovo Parroco fece il suo ingresso, alle ore 15. L’immissione fu tenuta da Mons.Angelo Fraccaro, Arciprete di San Zenone, presente Don Severo Dalle Fratte, Cancelliere Vescovile. Fra gli altri c’erano Don Fulgenzio Geremia, allora parroco di Resana, P.Luigi Petrin OMI, originario di Villa d’Asolo e parroco di Onè di Fonte. Inoltre vi fu la presenza di Don Antonio Paro allora cappellano di San Zenone degli Ezzelini, che aveva avuto la cura della Parrocchia nel periodo immediatamente precedente l’ingresso.

Si stava per scrivere una nuova pagina nella storia del nostro paese, una pagina densa di gioie, di lacrime, di fatiche e di serenità. Una pagina la cui ultima riga è, ad oggi, ancora molto distante dall’essere scritta.

Questa sera si cercherà di ripercorrere innanzitutto gli anni 1967-1988, cioè fino a quando Don Giovanni venne sostituito dall’amato Don Bernardo Merlo che ci lasciò improvvisamente una fredda sera di Dicembre del 1995. Per essere sostituito nel settembre dell’anno successivo da un giovanissimo Don Roberto Cavalli, a cui succedette nel  settembre 2005, il nostro caro Don Mario Dalle Fratte.

ELENCO DI EVENTI NOTEVOLI:

  • 2 giugno 1968, Pentecoste, comincia la messa vespertina al centro nelle vecchie scuole elementari.
  • 26 aprile 1969 prima pietra della nuova canonica, benedetta dal Parroco e inizio dei lavori (aiuto gratuito della popolazione, lavori eseguiti dall’impresa di Faganello Aldo.)
  • 13 dicembre 1969 autorizzazione dell’Ordinario Diocesano, di passare ad abitare nella nuova canonica di Villa d’Asolo.
  • 15 dicembre 1969 trasloco e cambio di abitazione del parroco.
  • 11 aprile 1971, Pasqua, viene dato l’annuncio in Chiesa della nuova Casa della Gioventù, intitolata a Maria, Madre della Chiesa. Sabato 17 aprile 1971 vengono cominciate le fondamenta. L’opera, eseguita dalla ditta Feltracco Gianni, dalle fondamenta alla copertura fu eseguita in 35 giorni e fu pronta al tetto il sabato prima di Pentecoste.

L’opera fu sostenuta dalla quasi totalità della popolazione con denaro o con lavoro.

I bimattoni furono offerti e pagati da un amico del Parroco di Salzano.

Le tegole furono tutte donate dalle varie fornaci di Possano. Fra lo stupore, passando di fornace in fornace, fu riempito un camion e un rimorchio di tegole, circa 15.000 ricompensate solo con un grazie. Arrivato all’ultima, le persone addette alla raccolta dissero: “Sono socialisti, non daranno niente”. Invece, arrivati, videro che le tegole erano già pronte per loro all’esterno della fornace.

  • Il 29 giugno 1971 il Vescovo visita Pradazzi, invita il Parroco ad interessarsi della nuova chiesa
  • 22 novembre 1971 pericoloso viaggio verso Sassuolo, per portare delle piastrelle di marmo, in cui si rischiò un incidente.
  • 19 marzo 1972 Inaugurazione della Casa del Giovane, intitolata a Maria Madre della Chiesa
  • 29 marzo 1972 tragica morte di Suor Rosalberta all’incrocio fra via Cavin dei Cavai e via Castellana, investita una volta scesa dalla corriera
  • 01 luglio 1973 Ordinazione sacerdotale di P.Ildefonso Dal Bello (OSB)
  • 12 agosto 1973 Prima messa solenne di P.Ildefonso Dal Bello
  • 02 settembre 1973 Suor Guidala Bittante fa la sua Professione solenne, fra le suore Mestre di Santa Dorotea.
  • 16 gennaio 1974 Il Comune di Asolo trasmette copia del decreto della “Variazione della denominazione della frazione di Pradazzi in Villa d’Asolo, firmata dal presidente della provincia, Dott. Carlo Bernini.
  • 21 luglio 1974 in chiesa viene dato l’annuncio che in Asilo sarebbe stata eretta una grotta in onore della Madonna di Lourdes
  • 28 luglio 1974 annuncio gara di appalto fatta dalla Curia di Treviso per la costruzione della nuova chiesa.
  • 11 agosto 1974 iniziano i lavori per la costruzione della Grotta
  • 14 ottobre 1974  Secondo appalto per la costruzione della Chiesa, vinto dall’Impresa Meneghetti Sebastiano
  • 16 novembre 1974 primo sbancamento del terreno per la costruzione della nuova chiesa.
  • 17 novembre 1974 benedizione e inaugurazione della grotta in Asilo
  • 15 febbraio 1975 iniziano i lavori di costruzione della nuova chiesa e vengono scavate le fondamenta con la scavatrice. Il lavori vengono affidati a San Giuseppe con la benedizione dell’immagine il giorno dopo. 
  • 11 maggio 1975 il Vescovo Mons.Antonio Mistrorigo benedice la prima pietra della nuova chiesa Parrocchiale 
  • 25 maggio 1975 prima messa solenne di P. Lino Zamperoni
  • 1 maggio 1976 Prima messa celebrata dentro la nuova chiesa, ancora scoperta
  • 29 novembre 1976 Improvvisa morte di Don Giuseppe Stevanato
  • 9 dicembre 1976 sono partite le gru per coprire il tetto della Chiesa
  • 1 maggio 1977 Inaugurazione della nuova Chiesa di Villa d’Asolo.
  • 25 settembre 1977 benedizione della nuova immagine della madonna e processione fino alla chiesa.
  • 2 ottobre 1977 Consacrazione della nuova Chiesa di Villa d’Asolo
  • Intanto però gli anni passano e le nefaste e velenose conseguenze del 68 si fanno sentire anche a Villa d’Asolo. E’ interessante vedere come in una riunione dei Capifamiglia, il 21-07-1978, pochi giorni prima della morte di Paolo VI, la situazione della gioventù preoccupasse i Cristiani. In essa infatti venne espressa preoccupazione per la vita spirituale della gioventù e quindi delle famiglie. Tanti giovani mancano alla S.Messa; alcuni non hanno fatto la Comunione nel periodo pasquale. Indifferenza religiosa: Dio non esiste dicono alcuni; si può fare anche senza Dio, ciascuno può pensarla come vuole. Sono perduti i veri valori della vita. La fede non è tanto viva nei giovani. Manca in loro il senso di sacrificio per il Signore. Non sanno dire dei “Sì” generosi, perché costano…” 
  • 16 luglio 1980 si riunisce per la prima volta di Consiglio Pastorale Parrocchiale
  • 12 settembre 1981 viene inaugurato il nuovo organo. Con l’autorizzazione della Curia di Treviso viene venduto l’organo di Pradazzi alla Parrocchia di Stigliano. L’organo era a Pradazzi dal 1946 ed era l’organo della chiesa di S.Gottardo.
  • 11 febbraio 1982 benedizione immagine della madonna pellegrina
  • 21 marzo 1982 viene benedetto il monumento a San Giuseppe, come promesso nella riunione dei capi famiglia, la sera del 28-11-1967, riconoscenti per la protezione e l’aiuto dato nella costruzione della nuova chiesa.
  • 11-26 settembre 1982 inizia la Sacra missione
  • 2 ottobre 1982 il Vescovo cresima i ragazzi e consacra le cinque campane.
  • 29 maggio 1983 Benedizione del Nuovo Capitello di Via Rosina in onore della Madonna Pellegrina
  • 14 ottobre 1984 incoronazione della statua della Madonna, da parte di Mons. Antonio Mistrorigo.
  • 30 novembre 1986 nuovo orario delle messe: viene tolta la S.Messa delle 6.30 di Pradazzi
  • 7 dicembre 1986 finita la posa del marmo sul presbiterio
  • 16 ottobre 1988 Santa messa di saluto di don Giovanni Tasinazzo e suo ingresso come Parroco a Crocetta del Montello
  • 06 novembre 1988  Ingresso di Don Bernardo Merlo
  • 5 gennaio 1989 Don Bernardo Merlo Canonico della Insigne Collegiata di Asolo
  • 23 Settembre 1989 Ordinazione sacerdotale di Don Gabriele Bittante in chiesa a Villa d’Asolo, per le mani di Mons.Paolo Magnani, Vescovo di Treviso.
  • 30 Dicembre 1995 morte di Don Bernardo Merlo all’Ospedale civile di Castelfranco Veneto
  • 22 Settembre 1996  ingresso di Don Roberto Cavalli, come nuovo Parroco di Villa d’Asolo.
  • 10 settembre 2005 Consacrazione di Elisabetta Boffo come Cooperatrice pastorale diocesana, a Scorzè, per le mani di Mons. Andrea Bruno Mazzocato, Vescovo di Treviso.
  •  17 Settembre 2005 ingresso di Don Mario Dalle Fratte, come nuovo Parroco di Villa d’Asolo.

[1] Don Carlo Bernardi, Asolo e Asolano, Milano 1949,pp.223-224

[2] Arch. Prep. Asolo, 35-C-01.


 

26 giugno 2014

DON CARLO NOÈ, UN PADRE PER NOI

In questi giorni in Vicario Generale mons. Giuseppe Rizzo ha scritto alla parrocchia di Villa d’Asolo per tener viva la riconoscenza verso l’amato don Carlo Noè. Il Consiglio Pastorale accoglie volentieri le parole di incoraggiamento del Vicario, e cercherà modi concreti per valorizzare la figura di don Carlo. Di seguito c’è la lettera che il Vicario ha inviato alla Comunità:

Carissimo don Franco, abbiamo ricevuto a suo tempo dalla parrocchia di Villa d’Asolo, a cura di un gruppo di fedeli cui va il plauso e la riconoscenza, una ordinata raccolta di dati ed episodi riguardanti la vita di don Carlo Noè, con testimonianze preziose sulla sua attività nella quale egli mise in luce, in più occasioni, un carisma straordinario, donatogli da Dio, forse proprio in ragione dell’umiltà di questo sacerdote. Ritengo che questa storia appartenga alla storia spirituale della vostra comunità e vada custodita con fede e senso di responsabilità, in modo che i doni che don Noè ha lasciato in eredità al suo popolo continuino a dare frutti. La diocesi di Treviso lo considera degno di una memoria di benedizione e lo pone accanto ad altri sacerdoti trevigiani che con la loro vita hanno onorato il ministero presbiterale e le parrocchie loro affidate. Don Carlo è stato un padre per voi e un padre viene dato per sempre, in terra e in cielo. Tanto mi pareva doveroso comunicarti, perché tu ne renda partecipe la tua comunità e in tutti si rinnovi la riconoscenza per il dono ricevuto e l’attesa di grazie che possiamo chiedere e sperare da coloro che , fedeli al Signore in terra, ora partecipano della sua gloria in cielo.

Mons. Giuseppe Rizzo, Vicario Generale