Nativita’ Giovanni Battista

Che sarà mai questo bambino

 Il nome di Giovanni è significativo:  DIO FA GRAZIA…

Possiamo in questo giorno pensare al nostro nome. Quale significato ha per noi? Quale messaggio nascosto custodisce per la nostra vita? Un nome non è mai qualcosa di confuso, ci definisce, è la sintesi di ciò che siamo. Nel nome è racchiuso tutto di noi, come in uno scrigno. Per nome il Signore ci chiama. Quando lo sento pronunciare mi giro…

In settimana proviamo a cercare il perché del nostro nome: chi ce lo ha messo, per quale motivo, che significato ha, quale significato può avere a partire da oggi…

Tutti furono meravigliati. Gli sguardi di meraviglia di fronte a eventi imprevisti sono lo schiudersi di una porta, la porta di quelle domande salutari che aprono spazi di conoscenza e di desiderio. Quando l’uomo si dispone alla meraviglia, riapre a sé le possibilità di nuovi sentieri. A che punto è la nostra capacità di meraviglia di fronte a ciò che la vita ci propone?

Elisabetta: una vita sterile che vede il frutto dell’attesa! Il Signore è attento al cuore dei suoi figli e non manca di togliere dalla sua esperienza l’umiliazione del “fallimento”. Questo a patto di fidarsi di lui e di saper attendere il tempo opportuno della grazia… E lì dove la grazia è all’opera non si può non esaltare la misericordia del Signore e rallegrarsi con chi è “oggetto” di tanta benedizione. Ma siamo capaci noi di gioire per le gioie degli altri? La chiusura e l’indifferenza che si legge nei nostri volti non parla forse di una sottile “invidia” che spinge a non rallegrarsi se non apparentemente? Quando pensiamo sempre e soltanto a noi, vediamo gli altri come usurpatori di quel qualcosa che poteva essere nostro. Quando invece ci sentiamo intensamente uomini, appartenenti alla intera famiglia umana, il cuore si allarga alla gioia e si rallegra di tutto ciò che fiorisce. Il nome dice tutta la novità del dono. Non si chiamerà con un nome della parentela, ma con il nome che Dio ha scelto. Ne sono latori la madre e il padre. Scrivendo il nome del figlio, Zaccaria riceve la parola. “Dio fa grazia”… l’incredulità che porta al mutismo lascia il posto alla fede che si fa parola per tutti. Non si può che restare sgomenti di fronte a tanta benedizione, uno sgomento che restaura le distanze tra l’Altissimo e la creatura… Niente è impossibile a Dio. Ma l’uomo deve crederci. Una parola quella della nascita di Giovanni che come eco si diffonde per tutta la regione montuosa. Perplessità, stupore, timore… l’attesa di ciò che sarebbe stato di lui. Ma Giovanni non frequenterà le strade della notorietà, crescerà nella fortezza dello spirito in regioni deserte. La mano del Signore porta via dalle piazze dell’abitato, sceglie spazi di solitudine perché l’amore sia custodito finché non sia cercato per il profumo diffuso della sua presenza. E infatti saranno i figli di Israele ad andare a cercare nel deserto la voce che grida: Preparate le vie del Signore, appianate i suoi sentieri, convertitevi…

CONTEMPLAZIONE

Signore, nella sterilità della nostra vita vieni a cercarci. Insegnaci i segreti dell’attesa, di un’attesa senza scadenze, che abbia la misura dell’attesa di Dio. Quando comprenderò che tutto è sterilità in me se tu non lasci un po’ del tuo desiderio sulle nostre tracce? Quando la speranza troverà risposta, il tempo si compirà mirabilmente e i pensieri nascosti da secoli troveranno volto nella mia vita. Tu vieni a trovarci nella nostra povertà e ciò che è muto si fa voce. Perché dubito della tua venuta? Perché non so darti fiducia e restare nell’attesa? Forse perché mi mette ansia il non sapere quando arrivi e non tollero l’impotenza del momento presente… o forse perché vorrei avere tutto sotto  controllo e mi ritrovo a non avere il controllo neanche dei miei sentimenti più spiccioli… Aiutami, Signore, a nutrirmi di te, ad allontanare ogni pretesa di successo e di scaramanzia, a cercare sempre e comunque il tuo Nome finché non imparerò a toccare con mano le meraviglie del tuo amore nella mia vita di tutti i giorni.

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