Domenica 11^ del tempo ordinario

Il Regno: un seme che cresce

Il Regno di Dio è opera divina, non umana. L’inadeguatezza e l’irrilevanza degli strumenti che il Signore usa per realizzalo, e nei quali si rivela presente, lo dimostrano. Lo stile di Dio mostra che la sua iniziativa è completamente gratuita. Al cristiano resta di manifestare lo stupore per le meraviglie operate dal Signore, la riconoscenza per i doni gratuiti e la gioia di poterli vivere.

Una volta seminato nel cuore dell’uomo, il regno di Dio cresce da sé. È una meraviglia di Dio tanto grande e tanto bella quanto grande e bella è la crescita delle piante, e tanto misteriosa quanto misteriosa è la trasformazione di un bambino che cresce e diventa uomo. Così la crescita del regno di Dio non dipende dalle forze umane; essa supera le capacità umane poiché ha in sé un proprio dinamismo.

Questo messaggio è un messaggio di speranza, poiché, adottando una prospettiva umana, potremmo dubitare del trionfo del regno di Dio. Esso si scontra con tanti ostacoli. Esso è qui rifiutato, là respinto, o, in molti luoghi, sconosciuto del tutto. Noi stessi costituiamo un ostacolo alla realizzazione del regno di Dio con la nostra cattiva volontà e con i nostri peccati. È bene dunque che sappiamo che, a poco a poco con una logica che non è quella umana, con un ritmo che a noi sembra troppo lento, il regno di Dio cresce. San Paolo, che era ispirato, percepiva già i gemiti di tale crescita. Bisogna conservare la speranza. Bisogna ripetere ogni giorno: “Venga il tuo regno!”. Bisogna coltivare la pazienza, quella del seminatore che non può affrettare l’ora della mietitura. Bisogna soprattutto non dubitare della realtà dell’azione di Dio nel mondo e nei nostri cuori. Gesù ci dice questo poiché sa che il pericolo più grande per noi è quello di perdere la pazienza, di scoraggiarci, di abbandonare la via e di fermarci. Noi non conosciamo né il giorno né l’ora del nostro ingresso nel regno o del ritorno di Cristo. La mietitura ci sembra ancora molto lontana, ma il tempo passa in fretta: la mietitura è forse per domani.

Il vangelo è stato promosso o bocciato?

Il discepolo di qualcuno, rispetto al semplice ascoltatore auricolare, è un po’ un privilegiato: può sempre acquisire meglio la conoscenza dal maestro, può avere l’occasione per un approfondimento e un chiarimento.

Chi è discepolo è sempre alla ripetizione dal maestro; e la ripetizione delle conoscenze porta al chiarimento, alla conoscenza e sopratutto alla capacità di incarnare le verità spiegate nella vita quotidiana.
Le cose ben ripetute aiutano, giovano, fanno crescere.

Il vangelo in questione ha uno spirito in sé di profondissima “umiltà”: la verità si fa piccola piccola, per diventare nostra ‘alunna’ e per crescere insieme con noi alla scuola della vita.

Grande è la nostra responsabilità, e immensa la nostra gioia: immeritatamente siamo chiamati a far crescere, come indegni ‘maestri’, questa verità che credevamo tanto grande, e che ora ci è data in consegna provvisoriamente e come prova del nostro “insegnare”: del lasciare un segno, un ‘solco‘.

E in questo solco entra questo seme di verità, e ogni giorno cresce con noi: “come” e “quanto” riceva da noi, non lo sappiamo e mai lo sapremo: certo possiamo dire che ogni buona ripetizione” dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni parallelamente si porta accanto la misteriosa ma efficace promozione del regno della verità nel mondo.

Ma c’è anche oggi un vangelo “bocciato”: è una verità che è stata soffocata, che non è stata ancora gettata o che ci è stata nascosta o rubata, e non appare nel concreto della vita.

Ma non cerchiamo lontano: forse non siamo ancora del buoni maestri del vangelo, forse stiamo solo pensando alla fine dell’ora per andarcene via…intanto laggiù, in fondo, quel piccolo alunno ci osserva, quasi attendendo da noi una piccola ma vitale “ripetizione”

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