XV domenica del tempo ordinario

C’ è una semina e c’è un terreno, sono i due versanti semplici su cui si basa il racconto del vangelo che abbiamo ascoltato. Eppure troppe volte abbiamo rischiato di metterne in evidenza soltanto uno: quello dei diversi terreni. Certo che la spiegazione della parabola fatta da Gesù ai suoi discepoli, ci orienta a fermarci (ed è giusto farlo!) sui vari tipi di terreno traendone delle verifiche sul nostro rapporto con Lui e la sua Parola. Tutto questo però è un passo successivo, oggi al primo posto nella Parola abbiamo il racconto di una semina che porterà i suoi frutti.

Cosa dà la forza ad un contadino di affrontare la grande fatica di una semina? Che ci sarà un raccolto nonostante tutto!

Il contadino vive di questa fiducia e certezza nella fecondità del seme, che lo porta ad uscire di casa e seminare il suo campo con forza, generosità e abbondanza, anche se sa che dovrà affrontare tante difficoltà. Ed è la stessa fiducia e certezza di Gesù che lo spinge “ad uscire di casa“, così inizia il vangelo di oggi, per portare il seme buono della Parola e dell’amore salvifico del Padre a tutti gli uomini.

Gesù infatti racconta una parabola dove la maggior parte della semina cade sul terreno buono che rappresenta il campo stesso, soltanto una parte cade ai margini o fuori del campo dove non ci sarà frutto. Questa sproporzione ci rivela per prima cosa quello che Dio Padre, attraverso Gesù, vede in ogni uomo e cioè che la sua realtà di figlio è molto più grande di qualsiasi limite e peccato. Per Dio Padre ogni uomo è innanzitutto un figlio da recuperare, certo con i suoi peccati e con i suoi limiti, ma tutto questo non lo fa smettere di essere suo figlio. Ecco perché Dio Padre, attraverso Gesù, non smette di seminare in noi il suo amore e la sua Parola: perché sa che in ogni uomo c’è un figlio da risvegliare, da liberare che è la parte più importante e più grande anche dei suoi peccati!

Anche il profeta Isaia nella prima lettura ci invita a gioire e riaccendere la nostra fiducia nella potenza della Parola di Dio che opera nella nostra vita e nella storia dell’umanità, nonostante tutte le nostre resistenze e i nostri ritardi.

Gesù conosce bene il cuore dell’uomo segnato dalle sue contraddizioni che lo rendono duro e superficiale, un cuore che spesso si è lasciato ingannare ed è rimasto ferito dalle illusioni del mondo e del peccato. Ma Gesù sa che tutto questo è solo una parte e oggi ci dice che c’è un raccolto possibile in noi del cento, forse non proprio del cento ma del sessanta o forse “solo” del trenta, a Gesù non importa dirci quanto ma un raccolto è ancora possibile nonostante tutto, segno di una nuova vita che potrà ancora esserci nel nostro cuore se ci apriamo alla sua Parola.

E’ questo ciò che Gesù compie ogni santo giorno della nostra vita di figli: esce, ci viene incontro e, come il contadino, semina in abbondanza la sua grazia, semina in abbondanza la sua Parola. Egli semina nel nostro presente senza aspettare il tempo migliore, quello dove il nostro cuore magari sarà libero dai sassi, dalle spine e dalle insidie degli uccelli. Per Gesù il tempo migliore è sempre il tempo presente perché riesce a credere che in ogni uomo, in ogni situazione, ci sia la possibilità di una terra buona capace di accogliere la potenza di una Parola che ci rigenera come suoi figli!

Arriviamo così all’altro versante: quello dei diversi terreni, dove prevale un verbo che permette alla Parola di Dio di fecondare la nostra vita e sentirci sempre di più suoi figli: accogliere. La terra buona è quella capace di accogliere in profondità il seme della Parola di Dio. Ma forse prima di accogliere oggi siamo invitati a credere nella potenza della Parola di Dio che è qualcosa di vivo capace di trasformare tutta la nostra vita anche se questa trasformazione, proprio come nel terreno, spesso non la percepiamo immediatamente. Se crediamo in questo allora possiamo recuperare la confidenza con l’ascolto della Parola di Dio; portarci magari nel terreno delle nostre giornate un versetto del vangelo lasciando che faccia emergere frutti di libertà, di speranza e di vita da figli di Dio, nonostante tutto!