XIV domenica del tempo ordinario

È strano ascoltare questa pagina di Vangelo nel cuore dell’estate, quando il caldo afoso rende tutti più fiacchi, e ci fa sentire tutto il peso della giornata. E pensare che spendiamo una grossa fetta dei nostri risparmi per andare a fare le vacanze in paradisi tropicali, anzi spesso le sogniamo per anni, con la possibilità che rimangano soltanto uno dei tanti desideri irrealizzati, perché troppo costose. Gesù ci invita a sfidare l’afa estiva, la tentazione sempre in agguato di trascorrere la nostra domenica come se Lui non ci fosse e ancora una volta ci rivolge l’invito ad andare a Lui per trovare ristoro. Immagino in bocca a Gesù queste parole del profeta, rivolte oggi a ciascuno di noi: «O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide» (Is 55,1-3). Sì, con Gesù è tutto all’insegna della gratuità, perché così è piaciuto al Padre. Questa è la logica di Dio consegnare i propri segreti ai piccoli, a coloro che non possiedono nulla se non la consapevolezza di essere poveri e quindi liberi da ogni padrone. I sapienti e gli intelligenti, invece, che vanno dietro alle logiche del mondo, si sentono già sazi di tutto, liberi da tutto e da tutti, ma sono schiavi della loro posizione, dei loro beni, del giudizio che gli altri hanno su di loro. Comprendiamo allora come sia difficile accogliere un invito come quello di Gesù, oggi, perché ci obbliga ad uscire dalla nostra autosufficienza per andare verso Colui, che condivide con noi il giogo della quotidianità, per imparare da Lui passo dopo passo l’umiltà e la mitezza di cuore. Certo, è innegabile che il mondo è in mano ai sapienti e agli intelligenti, che i prepotenti sembrano avere la meglio sui poveri, che umiltà e mitezza non servono a farsi strada nella vita… anzi, tutt’altro! Ma Dio ha scelto i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati, i deboli e li ama a tal punto da avere scelto lui stesso di essere povero, afflitto, mite, perseguitato, debole. «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9). È questa la rivelazione più sconvolgente, quella che fa sobbalzare di gioia il cuore dell’uomo e che, da sempre, accende di passione per l’uomo il cuore di Dio.

Dio si è fatto uomo, come noi, per essere sempre al nostro fianco, condividere in tutto la nostra fatica e la nostra gioia di essere uomini. Dal momento che il Verbo si è fatto carne non c’è strada che Lui non abbia percorso, non c’è allegria o sofferenza che Egli non abbia provato sulla sua pelle, non c’è peso che Lui stesso non abbia portato sul suo corpo, fin sul legno della croce.

La Buona Notizia è che Lui è venuto a sanare tutte le nostre malattie e ogni nostra stanchezza. Il peso della strada già percorsa che si fa sentire. Il peso degli incidenti di viaggio. Il peso delle delusioni, delle incomprensioni. Il peso degli insuccessi. Il peso delle persone. Il peso di un ambiente ostile. Il peso dell’ingiustizia. Il peso della falsità. Il peso della sfiducia.

Tutto ciò – e altro ancora – si accumula, si aggruma e, più che schiacciarci, ci intorpidisce, ci appanna la vista, ci svuota e prosciuga le nostre energie. La strada, allora, perde ogni interesse. L’unico interesse che può presentare è ormai quello di rintracciare un posticino dove adagiare la propria stanchezza. Quando non abbiamo più voglia di nulla, salvo che di lasciarci andare, abbandoniamoci tra le braccia di Gesù, gettiamo in Lui ogni afflizione e affanno ed Egli ci darà sostegno e ristoro. Dio non delude. Lui ci attende paziente ai bordi delle nostre strade, alle periferie delle nostre storie, per tenderci la sua mano ancora una volta, perché il giogo non lo si può portare da soli… bisogna essere in due!

Senza Cristo al nostro fianco il peso delle nostre fragilità, dei nostri limiti, dei nostri peccati, delle fatiche quotidiane, a lungo andare, potrebbe solo schiacciarci, ma «se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).

Mentre scrivo, penso alle tante famiglie in difficoltà. A quelle che nella prova si sentono abbandonate da Dio, a quelle che, invece, continuano a credere, a sperare e a pregare “a denti stretti”, e anche a quelle che si sono arrese e già da tempo hanno smesso di lottare. A tutti, Gesù con forza ripete: «Venite a me e vi ristorerò, fatemi entrare nelle vostre case, per essere vostro “coniuge” e dividere ogni cosa con voi! Mettetevi alla scuola del mio cuore e imparerete ad amare da Dio».

Dopo la diagnosi del male, dunque, Cristo ci offre un ristoro: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò». Finalmente!

Ma poi dice: «Prendete il mio giogo sopra di voi…». Bel modo di curare la stanchezza…!

Invece di alleggerirci il carico, invece di offrirci le sue carezze, il Signore ci regala il suo giogo. E anche se è «dolce», pur sempre di giogo si tratta. Non ce la facciamo più, e Lui ci appioppa un carico supplementare, sia pure «leggero».

Eppure, io amo questo Dio che non ci lascia dormire e non ci permette di cullare in pace la nostra stanchezza, ma ci invita ancora una volta a ripartire, mettendoci dietro a Lui, perché più sarà lunga e impegnativa la strada che intendiamo percorrere, e più avremo tempo a disposizione per lasciarci dietro la stanchezza.