Domenica II di Pasqua

A porte chiuse

Mio Signore e mio Dio! Un’esperienza unica, speciale… che sia possibile per tutti toccare con mano la persona di Gesù! un toccare che sia entrare nelle sue ferite e rinascere a vita nuova.

Le porte chiuse dal timore si spalanchino all’incontro!

Non esistono porte chiuse per il Signore. L’unica porta chiusa attraverso la quale Lui non passa è quella del cuore umano. Questa porta si può aprire unicamente dall’interno. Gesù entra nel cenacolo perché è casa sua, va tra i suoi discepoli perché il loro cuore non si è mai chiuso se non per timore. E il timore non consente sempre di scegliere … Apre un’attesa ma per riempirla di insicurezza. E l’insicurezza chiude agli altri, alza barriere, restringe gli spazi di vivibilità. Gesù entra lì dove si apre la via del ritorno. Il cenacolo: ultima cena, dono estremo di passione. Il cenacolo: luogo del ritrovarsi per un nuovo incontro di Vita.

Gesù torna dai suoi. È il luogo dove ha lavato loro i piedi, dove ha pregato il Padre di custodirli dal maligno, dove ha mangiato la Pasqua e dato la sua vita come pane spezzato … il luogo dove tutto parla di Lui. Gesù sa che i suoi hanno timore dei giudei e si trovano chiusi, insieme, accomunati dalla paura. Gesù non apre le porte, le attraversa semplicemente. Non svela né condanna le paure dell’uomo il Signore, vi entra e sta nel mezzo per mostrare le sue mani e i suoi piedi, segnati dalla passione. La paura si trasforma in gioia. E per la presenza del Risorto c’è un nuovo mandato, una nuova chiamata. Il SEGUIMI trova compimento in una grande realtà: Ricevete lo Spirito Santo. L’amore di Dio, effuso dal Maestro risorto, porta libertà dal peccato, condono della pena, una rigenerazione che si chiama perdono. Laddove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. Sì perché il Signore colma ogni vuoto, più è sconfinata l’assenza più la pienezza trabocca! Come può Dio colmare i vuoti di vita dopo che Gesù è tornato a Lui? Attraverso la nostra umanità che, avendo ricevuto lo Spirito del Signore risorto, dopo aver camminato con lui a lungo, dopo averlo ascoltato, visto, toccato, amato, atteso, possiamo essere a pieno titolo figli inviati dal Padre. Arduo e nobile è il compito ricevuto. Ma può capitare che quando questo mandato viene dato, non si sia presenti come Tommaso. Ed è facile avere dubbi sulla parola di altri, sulla esperienza di altri. Anche se questi altri sono tanti. Non si può essere inviati se non si sperimenta di persona la Persona di Cristo. Toccare le sue piaghe equivale a dire toccare la sua storia, le sue scelte, la sua obbedienza fino alla fine. E quando non vedi le piaghe perché non ci sei quando Gesù si fa presente? Quando non metti la mano nelle ferite delle mani, dei piedi e del costato, sei rimasto a Gesù morto. La risurrezione resta per te un qualcosa che sfugge. La parola di altri non ti convince. Tu pensi che la beatitudine sia nel toccare Gesù. Per assurdo, meno Gesù lo vedi e lo tocchi, più lo conosci. Perché non brami di possederlo, ma ti poni nella condizione di amarlo senza condizioni, fosse pure nell’assenza. Neanche uno sguardo per dire di averlo catturato, almeno un po’. Gesù ascolta il desiderio di Tommaso, si fa vedere e toccare anche da lui. La fede non può mettere delle condizioni, perché nel momento in cui lo fa perde se stessa. L’anelito a vedere il suo volto, se cresce, diventa tutto te stesso. E allora sì non importa che tu lo veda o meno, che tu lo tocchi o meno. Perché l’essere interamente anelito fa sì che tu lo conosca come sete di Dio!!! E per questo diventi una sorgente le cui acque come fiumi si riverseranno a vita per altri.

Il Vangelo dei piccoli

Tommaso. Un apostolo che quel giorno non c’era. Non aveva paura lui che stava fuori? Anche lui aveva sentito Gesù che aveva detto: Dopo tre giorni risusciterò. Ma se lo ricordavano gli apostoli questo annuncio di Gesù? Senza lo Spirito Santo non è possibile ricordare, tentare di capire. Per questo Gesù appena entra dice: Pace a voi! Pace a tutti i pensieri che si agitano, a tutte le voci che nel tempo hanno scritto romanzi pur di non lasciare un attimo la situazione. È rischioso consentire un po’ di silenzio alle proprie paure, è rischioso. Non perché prendano il sopravvento ma perché impazzirebbero. Il silenzio, la pace sono i luoghi dell’arrivo del Risorto. Se tu ascolti i rumori di ogni cosa che intorno a te si muove come fosse una minaccia, dal cenacolo non esci più. Finché stai lì ad aspettare Gesù per toccarlo e renderti conto di persona, Lui non viene. Di sicuro verrà, apposta per te, se sa che stai insieme agli altri non per rivendicare diritti del tipo: Non è giusto! Ci dovevo stare anch’io … e questo perché la Pasqua non è solo il terzo giorno dopo la passione, ma è ogni otto giorni dopo. Ne hai di domeniche per toccare le cicatrici di Gesù! 

La fede

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l’ombrello.

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