XXVI domenica del tempo ordinario

Si è proprio nascosta la profezia o siamo talmente convinti di possederla in appalto stabile, da contestare Dio e il suo Spirito se la si trova anche in colui che nemmeno ci aspettiamo?
Una parte dello spirito che era in Mose è posta sopra settanta anziani ed essi profetizzano. Ma profetizzano anche i due uomini rimasti nell’accampamento. Giosuè chiede a Mosè che sia loro impedito.
“Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito”.
Mi pare di comprendere che la privazione di Luce da parte di Dio, è la nostra pretesa di essere e voler rimanere unici possessori e distributori dei suoi doni.
Col nostro atteggiamento gretto e chiuso, allontaniamo l’azione dello Spirito Santo dalla nostra vita e da quella della comunità. Diventiamo sterili.
E’ l’atteggiamento degli apostoli che vogliono impedire, a chiunque non appartenga al loro gruppo, di scacciare i demoni.
Osserviamo l’atteggiamento di sempre. Una chiesa blindata nei servizi e nei privilegi. Una chiesa che non sa credere allo Spirito di Gesù Risorto il quale soffia dove vuole. Una chiesa infarcita e appesantita di esclusivismi, di pretese alla primogenitura. Una chiesa mondana.
La risposta di Gesù è pacata e ferma: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”.
Se capissimo a fondo e vivessimo coerentemente queste parole di Gesù, metteremmo le basi solide del dialogo, dell’accoglienza delle diversità, del rispetto reciproco.
Perché essere gelosi del bene che gli altri fanno, fino a rendergli la vita impossibile e quindi impedirgli di compierlo con serenità e gioia? E’ un gesto di autolesionismo comunitario che porta alla prevaricazione dei più potenti, dei pochi pieni di pretese, delle lingue più velenose e appuntite.
Se una persona è più brava di noi è un dono di Dio; se è meno dotata di noi è ugualmente un bene di Dio; se è meno arrogante di noi è un bene di Dio.
E’ una pretesa incomprensibile pensare di avere ricevuto l’esclusiva dello Spirito Santo e dei suoi carismi. In appalto stabile, truccando le gare. E’ una trappola disseminata lungo la strada del nostro servizio e che farà inciampare noi stessi con fragore. Basta saper aspettare!
Se uno non è contro di te, perché non riesci a fare la deduzione che, allora, è con te?
La ragione è che la constatazione di Gesù è scomoda. Ma è evangelica. E’ secondo il suo cuore, secondo il suo modo di pensare, secondo lo stile di tutta la sua vita.
Vivere lasciandosi corrodere dall’invidia, dalla contrapposizione, dall’esclusione e dalle morti bianche, è il vero scandalo che toglie credibilità alla Comunità.
Chi scandalizza, dice Gesù, farebbe bene a scomparire dallo scenario di una comunità cristiana ed ecclesiale. Perché non si è ancora abituato a tagliare mano e piede, non si è abituato a tagliare la lingua e a togliere un occhio pur di non dare scandalo. Rischiando anche di perdere la gioia del Regno di Dio.
Senza la liberalità intelligente e prudente che lo Spirito suggerisce; senza la tolleranza e l’accoglienza; senza l’umiltà di chi non è proprietario dello Spirito, si rischia di assomigliare a quei ricchi dei quali parla la lettera di Giacomo: “I vostri buoni doni sono marci e inutili, i vostri vestiti, riccamente indossati per apparire, sono mangiati dalle tarme. Avete negato ai fratelli nella fede, il salario dovuto: quello di esistere come liberi figli di Dio, di manifestare la loro opinione, di rendere il loro servizio. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, dietro a servizi di amore, “pagati e appaganti”. Siete ingrassati per il giorno che svelerà il vostro fallimento. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza. Al posto suo lo fa il Dio della giustizia e della misericordia”.
Credo che sia venuto, e lo è sempre, il momento di scuoterci dalla narcosi, per verificare seriamente la nostra vita con chiarezza e franchezza. Se poi occorre fare piazza pulita di un orecchio, di un occhio, della lingua e del piede che cosa aspettiamo per sottoporci alla dolce “chirurgia” di Dio che purifica e risana?

Gesù, non vedi che rischiamo di voler dettare le regole di vita a te? Non senti in noi la presunzione di saper distinguere fra le persone buone e quelle cattive. Da ammettere o da scartare?
Signore, come siamo buffi quando vogliamo sostituirci a te, prendere il tuo posto, diventare arbitri dei tuoi pensieri e delle tue scelte!
Tu ci insegni il rispetto profondo di ogni persona per quel seme di bene che può essere già in germoglio nel suo cuore. Ci insegni ad avere tolleranza, visto che non riusciamo ad avere l’occhio penetrante della Sapienza, capace di scandagliare l’anima delle persone, non per curiosità, ma per scoprirne le ricchezze.
Quanti nemici ci inventiamo, Gesù! Nemici per convenienza, per spianare la “nostra” strada, per creare un piedestallo alla “nostra” falsa giustizia. Gesù, perché è così radicata in noi la volontà di combattere chi non la pensa come noi? Perché chi non è contro di noi è ugualmente contro di noi?
Purifica, Signore i nostri occhi per non doverli cavare. Addrizza i nostri piedi per non doverli tagliare. Metti una custodia alla nostra lingua perché non rimanga rinsecchita dalla cattiveria.
Rendi utili le nostre mani per non dover constatare la loro inutilità e la loro sterilità.
Gesù, abbiamo bisogno di vedere il bene dovunque fiorisca. Abbiamo bisogno di condividere il bene chiunque lo compia. Abbiamo bisogno di un linguaggio di gioia per cantare il bene che scopriamo negli altri.
Desideriamo con tutte le forze il tuo Cuore grande, per saper contenere ogni venatura di amore che circola nel cuore di coloro che disprezziamo e rifiutiamo. Abbiamo bisogno di Te quando dici: “Non impedire al bene di fare la sua strada. Anzi godine, sii riconoscente, sii felice, per non imbavagliare il tanto bene presente nel mondo”. E’ la nostra gelosia che non trova spazio dentro il tuo cuore. Guariscici, Gesù.

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