XXIV domenica del tempo ordinario

L’orazione all’inizio della Messa di oggi dice: “O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio”.

In questa breve preghiera è sintetizzato il tema della liturgia odierna.

Abbiamo chiesto a Dio di fare esperienza della potenza della sua misericordia. Se ciò accadrà, come conseguenza, una volta sperimentata la grandezza del suo amore e del suo perdono, sentiremo in noi il desiderio di dedicarci con tutte le forze al suo servizio.

La parola misericordia deriva da due parole latine: miser e cor. Miser significa debole, cor significa cuore. Essere misericordioso significa essere “debole di cuore”. Dio è, metaforicamente, “debole di cuore”. Potremmo dire che non ce la fa a rimanere arrabbiato a lungo.

La Bibbia sintetizza così questa idea: “La sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita” (Sal 29, 6).

Tre icone bibliche sottolineano oggi la dimensione del peccato, della fragilità umana, in un crescendo:

• Il popolo di Israele si scorda i benefici ricevuti da Dio (dimenticare il bene).

• Paolo è stato bestemmiatore e persecutore (scambiare il male per bene).

• Il figliol prodigo tradisce suo padre (scegliere il male pur sapendo che è male.).

Davanti a queste tre situazioni di peccato, Dio dispone con la potenza della sua misericordia:

• “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo”.

• “Io, Paolo, ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità”.

• “Suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”.

La logica di Dio è completamente diversa da quella dell’uomo. “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55, 8-9).

La misericordia è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui (morale o spirituale). È una virtù morale tenuta in grande considerazione dall’etica cristiana e si concretizza in opere di pietà o, appunto, di misericordia.

In ebraico misericordia è hesed e ha le sue radici nell’alleanza tra due parti e nella conseguente solidarietà di una parte verso quella in difficoltà. È l’attributo fondamentale di Dio, assieme alla fedeltà, ‘emeth.

Nel Nuovo Testamento la misericordia ha un diverso significato e si usano tre parole greche per definirla.

Eleos: nei Vangeli la richiesta di essere misericordiosi si trova bene sviluppata nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 37). In Mc 10, 47-48 (il cieco di Gerico grida: Gesù figlio di David abbi misericordia di me!). In Mt 5,7 Gesù afferma anche Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia! È il soccorso dell’uomo verso il prossimo.

Oiktirmòs: indica con una sfumatura diversa il sentimento di compassione di fronte alle sventure del prossimo. Dio è Padre della Misericordia (2 Cor 1,3).

Splanchna: indica la sede dei sentimenti: le viscere e il cuore, considerati il luogo delle passioni istintuali: ira, desiderio, amore. Fino dai tempi di Sofocle la parola aveva assunto questo significato. Anche Gesù sente lo stringersi del cuore di fronte alla miseria umana: E Gesù, essendo mosso a compassione (Mc 1, 40);… fu mosso a compassione (Mc 6, 34). San Paolo in 2 Cor 6, 12 scrive: ma è nel vostro cuore che siete alle strette.

Papa Francesco ha scritto una lettera apostolica intitolata “Misericordia et Misera”, dove applica il primo termine a Dio e il secondo a noi uomini.

Dio incontra il nostro peccato, la misericordia incontra la nostra miseria.

In questa lettera, il Papa scrive: “La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre”.

E aggiunge: “Una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente”.

“Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita. La misericordia rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato”.

Questa “logica” di Dio, difficile da comprendere per noi peccatori, portati al rancore e alla vendetta, si manifesta in modo speciale nel Vangelo, specialmente nelle cosiddette tre parabole della misericordia del capitolo 15 di Luca, che oggi abbiamo ascoltato.

All’inizio delle parabole Gesù fa una domanda: “Chi di voi…?”.

Sappiamo che l’interrogazione retorica o domanda retorica è una figura retorica che consiste nel fare una domanda che non rappresenta una vera richiesta di informazione, ma implica invece una risposta predeterminata, e in particolare induce a eliminare tutte le affermazioni che contrasterebbero con l’affermazione implicita nella domanda stessa. È tipica della retorica classica, ereditata dal linguaggio giuridico nella conduzione di interrogatori e processi. Ma viene usata anche nella didattica dal maestro.

Gesù ci rivolge delle domande che presuppongono una risposta negativa.

Nessuno di noi abbandonerebbe 99 pecore nel deserto, esposte al pericolo dei predatori, mettendo in pericolo la propria vita e rischiando di cadere in un burrone, per cercare una pecora da pochi soldi.

Nessuno di noi accenderebbe la lampada e spazzerebbe la casa di notte per cercare una moneta da un euro. Tanto meno sveglierebbe poi il vicinato per festeggiare l’avvenuto ritrovamento di qualcosa di così poco valore.

Nessuno di noi abbraccerebbe, bacerebbe, celebrerebbe il figlio che gli ha augurato la morte e gli ha sottratto il patrimonio.
Ma Dio lo fa.

“Il nome di Dio è misericordia” direbbe Papa Francesco, citando il titolo di un suo celebre libro.
Abbiamo iniziato ricordando la preghiera colletta.

Concludiamo facendo nostre le parole della preghiera che il sacerdote recita oggi dopo la comunione: “La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito”.

Non prevalga in noi il sentimento di vendetta o rancore, ma l’azione dello Spirito d’amore, che ci guida ad essere immagini viventi del Padre misericordioso.

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