SS. Trinità

Santissima Trinità

È la festa dello stupore, dello «stordimento», davanti al mistero di Dio, comunità di amore, il Dio dei rapporti personali, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il «nostro» Dio. Il tre volte santo, il totalmente «separato», l’inaccessibile, non sta seduto sulle galassie, ma cammina nelle nostre strade, «perseguitandoci» con il suo ostinato amore, rivelandosi come «Dio-con-noi» («Emmanuele»). Il suo sogno è avere intimità nuziale con noi. Il termine centrale della Bibbia, «alleanza», indica questa realtà da vertigini.

L’inno della Sapienza di Proverbi 8 è stato interpretato dai padri come un canto del Verbo incarnato e nella teologia orientale come una celebrazione dello Spirito di sapienza effuso da Dio anche negli uomini attraverso la creazione e la redenzione. Ecco il motivo della scelta come 1ª lettura della festa della Trinità.

Ognuno di noi «personalmente» appartiene a un progetto d’amore che ha origine negli abissi della Trinità. Proviamo a pesare un’espressione che cantiamo o recitiamo sovente senza forse riflettere con serietà: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo…»  . È il famoso inno al progetto di Dio della lettera agli Efesini, che ha entusiasmato Elisabetta della Trinità. È il sogno di Dio, la chiamata di ogni uomo alla «santi, il mistero della «inabitazione».

«Sono abitata», diceva Elisabetta, chiamando con audacia la Trinità «i miei Tre», dal momento che è scritto: «E verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Questo «inaudito» del Nuovo Testamento erompe come un tema di una sinfonia e raggiunge vertici di stupore, come quando appare la parola più dolce della Bibbia, quell’«Abbà», che fa parte delle «ipsissima verba Christi» (stessissime parole di Cristo), stampate indelebilmente nel cuore dei discepoli, che ce le hanno trasmesse così come lui le ha pronunciate. Ciò che ha stordito i santi è che non solo Gesù, il Figlio, chiama «Abbà» il Padre, ma che anche noi possiamo chiamarlo con questo termine confidenziale, perché anche noi siamo «chiamati figli di Dio e lo siamo realmente!» . «Partecipi, consorti, della natura divina» ci definisce la seconda lettera di Pietro.

Questa realtà era già stata annunciata in vari modi nei tempi antichi come vera «Terra promessa»,  dell’Esodo. Nel cap. 19, punta del libro dell’Esodo, appare con chiarezza il disegno d’amore di Dio: l’alleanza nuziale. «Se sarete fedeli all’alleanza, sarete per me la mia proprietà particolare, il mio tesoro»!

Il Vangelo dei piccoli

Oggi celebriamo la festa della Santissima Trinità, la festa di Dio e il mistero della Sua unicità che si esprime in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. È una solennità che ci invita a riflettere su Dio e sulla nostra capacità di comprendere Dio. Ricordo ancora quando sentii per la prima volta, al catechismo, questa affermazione: Dio pur essendo Uno è tre persone! Rimasi alquanto sbalordita, avevo all’incirca otto anni e davvero facevo fatica a immaginarmi come uno può essere tre! Allora cominciai a figurarmi Dio come un super eroe che si trasformava… Per essere sicura che la mia immaginazione si avvicinasse alla realtà, incominciai a guardare con molta attenzione tutti i poster che c’erano all’oratorio, i disegni e le foto sul mio libro di religione e la domenica, a messa, i dipinti della chiesa. Nulla di quanto avevo immaginato veniva dipinto, nessun artista aveva avuto la mia stessa comprensione di Dio Uno e Trino! La mia curiosità non si placò e un giorno ebbi la possibilità di parlarne con la mia catechista, la quale ad ascoltare la mia visione della Trinità si fece una bella risata, che la per là mi infastidì, ma subito mi fece capire di essere fuori pista! Lei, con calma e pazienza, mi fece notare che comunemente lo Spirito Santo viene raffigurato come una colomba, perché sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento è scritto che apparve sotto forma di colomba. Ancora Dio Padre creatore, che nessuno mai ha visto, è rappresentato come un padre anziano, per dire che è da sempre, prima della creazione del mondo oppure alcuni artisti hanno disegnato soltanto la sua mano che crea! Di Gesù invece le raffigurazioni sono tantissime perché è Dio fatto uomo, ha abitato realmente sulla terra circa duemila anni fa come noi, dunque è più semplice disegnarlo.

Gesù dice: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.” Gesù, annuncia così la venuta dello Spirito e ci aiuta a conoscere Dio. Che cosa impariamo di Dio, da queste parole? Ciò che penso è che Dio è Colui che non ci lascia mai: Lui è il Creatore che dà vita, è Gesù che dona tutto se stesso per insegnarci ciò che è bello, buono per la nostra vita e le relazioni con i nostri cari e che nella Sua infinità bontà continua ad esser presente in noi sotto forma di Spirito, discreto perché non lo vediamo, non lo tocchiamo, ma la cui forza possiamo sentire quando ciò che accade o facciamo ha il sapore di Dio. Quindi quando le nostre parole, i nostri pensieri e le nostre azioni hanno il gusto della infinita bontà e bellezza di Dio, allora possiamo immaginare che noi stessi in quei momenti diamo vita ad un frammento della grandezza di Dio. Cosicché ognuno può aiutare l’altro a vedere e conoscere un po’ meglio il Mistero di Dio, Uno e Trino.

Briciole di Sapienza

  • Donandoti la vita  Dio ti ha dimostrato quanto sei importante.
  • Usa il tuo talento qualunque esso sia. I boschi sarebbero terribilmente silenziosi   se cantassero solo gli uccelli che cantano meglio.
  • Sii sempre paziente, ma innanzitutto sii paziente con te stesso.  Non scoraggiarti considerando le tue imperfezioni, ma cerca di porvi rimedio, ricominciando daccapo ogni giorno con lo stesso impegno.
  • Il mondo non è di chi si alza presto. Il mondo è di colui che si alza felice di alzarsi.
  • Cerca di essere il giocatore di scacchi, non il pezzo sulla scacchiera.
  • Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
  • Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta
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