S.S. Trinità

Amore senza misura

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito.

Perché ci viene facile pensare che Dio condanna? Di quale Dio si parla? Dell’unico e vero Dio oppure dell’idea che noi ci siamo fatta di lui? Salvare non è la stessa cosa che giudicare o condannare… Il nostro Dio è un Dio che salva, è lui che ci libera dalla morte. Chi non crede è già stato condannato, perché la sua vita è spenta. Chi crede, cammina nella luce e tutto si veste di luce. Chi pensa di avere la luce in sé rischia di rimanere spesso al buio, quando la luce della sua umanità si sperde nell’inafferrabile. Dio è amante, amato, amore. E noi?

L’amore di Dio è vita. Chi assapora la vita è in Dio, chi lascia che la vita scivoli su di lui si condanna alla morte. La capacità di scegliere i sentieri da percorrere è per l’uomo una grande opportunità. Dio ama. Non può fare a meno di amare. E chi ama non condanna mai, ma esprime in ogni frangente ciò che è… Gesù, il Figlio unigenito, è l’amore di Dio fatto carne. Il farsi vedere, toccare, ascoltare, attendere, cercare è il dono più grande che si possa offrire. Cristo, uomo nuovo, è il discorso che Dio ci ha fatto in maniera indelebile. Parole che una volta pronunciate restano per sempre, come diamanti continuano a brillare la loro preziosità, riflesso di uno sguardo amante. Può uno sguardo amante giudicare? Sì. Ma quale giudizio potrà esprimere se non lo spazio di una comprensione senza condizioni? Quando il tuo giudizio sarà capace di abbraccio, allora potrai dire di avere imparato a gustare il giudizio di Dio, presenza che salva dalla morte…

Al di fuori di questa fiducia l’uomo si condanna alla morte. Credere, cos’è? Gustare fino in fondo la vicinanza di Dio, respirare la vita fino a generarla ovunque… Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. Pienezza che trasborda, abisso che accoglie interamente, soffio vitale senza misura. Perché siamo costantemente alla ricerca di un amore esclusivo? Se bastassimo a noi stessi, saremmo felici di essere in noi, senza bisogno di altri. Saziarsi della presenza di qualcuno che ti ama, che ti pensa, che parla con te, che ti ascolta, che ti cerca è desiderio comune… La solitudine che pesa non è forse nostalgia di una esperienza di incontro? L’angoscia che afferra non è forse la paura tremenda di non essere capaci di amore, il percepirsi infranti, delusi, combattenti, inerti senza più speranza di godere la bellezza della vita? Le radici di ogni amore sono trine: affondano nella provenienza da, si progettano nell’andare verso, vivono della linfa’ che alimenta e fa crescere nell’essere. E c’è ancora da chiedersi cosa siamo? Il Dio tre volte santo è Amore. E così lo siamo noi…

CONTEMPLAZIONE

Signore, sono qui a pensarti e mi viene alla mente l’oceano. Questa distesa sconfinata in movimento mi attrae quasi sussurro che canta: Vieni a me, prendi il largo, cosa fai sulla riva? Ma se io non venissi? Allora verrò io da te… E le onde si accostano morbidamente e accarezzano i miei piedi. Tu hai lavato i piedi a noi. Tu oceano di pace e di vita. Tu carezza refrigerante nell’asfissia di un camminare faticoso su strade impolverate che riardono il cuore. Potrò lasciarmi rapire da te, se, levati gli occhi lontano, salperò sulle vele del desiderio e troverò lidi nuovi da esplorare, le spiagge calde della tua amata presenza. Nella cavità della rupe che io sono il tuo nome di misericordia si declina tra i colori di un tramonto che mozza il fiato per spandersi in tutto l’universo. Spirito Santo, brezza soave che ristora, guida ogni mio pensiero alla lode. Di quanto ho da ringraziare te, mio Dio? Tutto mi doni e senza chiedere nulla in cambio, solo che io ne possa godere e rendere grazie. Alla luce del tuo volto esisterò davvero!!!

Il Vangelo dei piccoli

Gesù è il più bel regalo che Dio ci poteva fare. Un regalo speciale che non basta una vita per goderselo tutto… quando Gesù è venuto per stare con noi è venuto come un amico, un fratello, come una parola di grande bontà da parte di Dio Padre. È come se il Padre gli avesse detto: Tu vai da loro, diventa come loro per fargli sentire quanto mi sono cari. Quando li guarderai che sentano nel tuo sguardo il mio amore, la mia tenerezza. E se fanno qualcosa che non va, che non si sentano male perché io conosco il loro cuore e so quanta fatica fanno ad essere buoni. Se sbagliano è perché non ce la fanno non perché sono cattivi. Aiutali tu a capire questa cosa perché altrimenti si allontanano e si fanno del male. E invece è proprio quando non riescono a fare il bene che devi star loro vicino e incoraggiarli, far sentire loro che io li amo come sono e che ho fiducia in ciò che possono diventare. Mi raccomando, spiegalo per bene perché parlano di Me in un modo che non mi piace, dicono che li punisco, hanno paura di me… e invece è tutto il contrario. Mi dispiace se stanno male, non perché si allontanano da Me ma per loro perché non sono felici. E Gesù è venuto, e dopo che lui è tornato in cielo è venuto lo Spirito Santo. Non siamo lasciati soli! Dio è con noi, sempre. Quando fai il segno di croce, ricordati…

Il sogno

Ho fatto un sogno. Camminavo sulla spiaggia a fianco del Signore. I nostri passi si imprimevano nella sabbia, lasciando una doppia serie di impronte: le mie e quelle del Signore.

Mi venne l’idea – era un sogno – che ciascuno di quei passi rappresentasse un giorno della mia vita. Allora mi fermai e mi voltai per guardare tutte quelle tracce che si perdevano lontano. E notai che a tratti, invece delle due serie di impronte, ce n’era soltanto più una.

Rividi così tutto il cammino della mia vita. Ma, sorpresa! i passaggi con una sola serie di impronte corrispondevano ai giorni più tristi della mia esistenza. Giorni di angoscia e di impazienza, giorni di egoismo e di cattivo umore, giorni di prove e di dubbi, giorni incomprensibili, giorni di sofferenza.

Allora mi rivolsi al Signore con tono di rimprovero.

“Tu ci hai promesso di restare con noi tutti i giorni. Perché non hai mantenuto la tua promessa? Perché mi hai lasciato solo nei momenti peggiori della mia vita, nei giorni in cui avevo più bisogno della tua presenza?”.

Il Signore sorrise.

“Figlio mio, piccolo mio, non ho cessato di amarti un solo momento. Le sole orme che vedi nei giorni più duri della tua vita sono le mie… In quei giorni ti portavo in braccio”.

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