IV^ Domenica di Quaresima

Un Dio innamorato

Il deserto, il Tabor e il Tempio di Gerusalemme: la liturgia ci ha regalato proprio bellissimo tour quaresimale per vivificare la nostra fede! Il brano di questa domenica, tratto dall’incontro di Gesù con Nicodemo, ci aiuta ad andare ancora più a fondo nel nostro cammino di autenticità della vita cristiana.

Qualche tempo fa, in fila col carrello davanti alla cassa di un supermercato, ho incrociato una signora che mi ha confidato che pochi giorni prima aveva subito un grosso furto e – aggiungendo subito di essere molto credente in Dio – mi disse che «…se lassù qualcosa esiste, prima o poi avrebbe uccisi tutti quei mascalzoni!». Molto bene.

Ma davvero Dio è così?  Davvero Dio è questo super-terrorista assetato di vendetta?  Dio è questo giustiziere implacabile?

Gesù (per fortuna!) sembra proprio pensarla diversamente: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio… non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi”. Il Rabbì di Nazareth ci parla di un Dio follemente innamorato dell’uomo, di un Padre che dona quanto ha di più prezioso, per farci passare dal buio del nostro peccato alla luce del suo amore. Più passa il tempo, più mi convinco che il vero problema non è interrogarci se crediamo o non crediamo in Dio, ma in quale Dio crediamo!

Diverse volte mi è capitato sentirmi dire: «Sai don, ho fatto così e così… ho sbagliato tutto, e ho capito che non valgo nulla!»; «La mia pagella è un campo di battaglia e i miei genitori mi trattano da schifo… Non valgo veramente niente!»

Caro amico sfiduciato, avrei voluto aver davanti proprio questa pagina del Vangelo mentre le tue lacrime si stampavano sul pavimento del confessionale. Ecco quanto vali: Dio ha dato la vita per te! Dio ti ama fino a morirne! Tu sei la sua passione! Sì, è proprio così: tu vali la vita di Dio!

Scioccato? Ma che ci vuoi fare, Lui è fatto così!

E se saremo morsi dai serpenti velenosi della disperazione, della sfiducia, della delusione, alziamo gli occhi al Dio Crocifisso e sentiremo ripeterci la misura smisurata del Suo amore!

– Breve presentazione della lettera Pastorale del Vescovo –

 

          …La fede è, oggi più di un tempo, la risposta “stupita” e libera ad una chiamata che sorprende e affascina.          La fede è accogliere un senso globale per l’esistenza, un significato che la unifica intorno all’incontro con Gesù, pienezza della rivelazione di Dio e pienezza delle aspirazioni dell’uomo. Essere cristiani adul­ti significa essere uomini e donne adulti e felici di esserlo, nella pienezza dei contenuti “umani” (rela­zione e amore, libertà, bellezza, felicità, ecc.) che la fede colloca in un orizzonte più ampio e più alto, e rende più luminosi.

  • · La fede adulta è anche conoscenza e parola. Esigenza di imparare i contenuti dalla Scrittura, da amare sempre di più, di raddrizzare storture date da culture e tradizioni, da esperienze particolari, da nozioni mal trasmesse o mal assimilate. La fede è relazione personale e mantiene sempre un fondo di mistero indicibile, ma – come ogni relazione d’amore anche umana – si alimenta e si comunica con la parola, sempre insufficienti ma indispensabili.
  • · La fede adulta è soprattutto un atto di Fiducia che si fa abbandono. Non cerca segni straordinari, «so­prannaturali» o prove, che in fondo sono sintomo di una certa mancanza di fiducia in Dio… Il credente maturo sa che la fede è fatta anche di oscurità, di domande senza risposte. Sa collocarsi in silenzio e umiltà davanti alla nuda Parola di Dio e seguire Cristo anche sul cammino della croce .­
  • · La fede adulta accetta le mediazioni anche imperfette ed opache che ci mettono in relazione con il Cri­sto Signore: la chiesa, i segni sacramentali, le persone che ci guidano, la coscienza, ecc…
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