IV domenica del Tempo ordinario

Ci sono momenti, in cui, in quanto discepoli, bisogna ricordare agli uomini la verità della vita ‘secondo Dio’, che investe o dovrebbe investire ciascuno fino a renderci splendenti.

Come afferma oggi il profeta Geremia: “Prima di formarti – dice il Signore – nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ho ordinato; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro.” (Ger. 1, 4-19)

Nella mia vita di pastore ho sempre preso posizione contro ogni forma di sopruso e violenza.

Coloro che conoscono un po’ la mia storia, ancora oggi mi chiedono quale sia stata l’ispirazione, che mi portò a prendere certe posizioni.

Lo evidenziai in una lettera pastorale, scritta nei tempi duri, proprio rivolgendomi alla camorra. Un ‘imperativo’ tratto dal profeta Isaia: ‘Per amore del mio popolo non tacerò′. Era una sollecitazione che mi guidava nel desiderio di far percepire la bellezza della Verità di Dio, che è la vera salvaguardia per la dignità di ogni uomo.

Ma il continuo battersi per la giustizia, anche nella Chiesa, da alcuni, non era ben visto, come fosse un danno alla serenità. Una sera, durante un incontro, alcuni mi dissero: ‘Perché non te ne vai in un’altra Diocesi: qui pochi ti assecondano o ti vogliono’. Ma poi, ogni volta che avevo l’occasione di poter incontrare il davvero santo, Giovanni Paolo II, mi rincuorava e sosteneva. Quanto era di sollievo il suo: ‘Non abbia paura!’. A volte ancora oggi ho come l’impressione di sentire la sua voce.

E pensavo a quello che era accaduto a Gesù. Il Vangelo di oggi che la Chiesa ci offre come luce e guida, sempre. Gesù, dopo aver proclamato chi era – come abbiamo letto domenica scorsa. ‘Lo Spirito del Signore mi ha mandato…’ -, prima sorprende, poi fa discutere sulla sua identità – ‘Non è il figlio di Giuseppe?’- manifesta la sua conoscenza anche delle pieghe più profonde dell’animo umano – ‘Nessun profeta è bene accetto in patria’ – e, per questo, alla fine – ‘All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono presi da sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero sul ciglio sul quale la loro città era situata per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò″. (Lc. 4, 21-30)

Incredibile, se non fosse che questo succede anche oggi con chi, dicendo la verità, smaschera l’ipocrisia. Le parole chiare di Gesù immediatamente accendono un odio che non ha confini… fino a volerlo gettare dal dirupo su cui poggia Nazareth! Persino Gesù rimase sconcertato, osservò in un Angelus del 2012, l’allora Papa Benedetto XVI: ‘Gesù «si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,6). Allo stupore dei concittadini, che si scandalizzano, corrisponde la meraviglia di Gesù. Anche Lui, in un certo senso, si scandalizza! Malgrado sappia che nessun profeta è bene accetto in patria, tuttavia la chiusura del cuore della sua gente rimane per Lui oscura, impenetrabile: come è possibile che non riconoscano la luce della Verità? Perché non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità?”

Sono due le riflessioni che possiamo fare in quanto discepoli.

In chi ritroviamo ‘incarnato’ il nostro agire? Siamo come il nostro Maestro, a volte, rifiutati o respinti o emarginati ‘per amore del Suo Nome’? Non meravigliamoci. Il Signore ci ha detto che in quanto suoi discepoli saremo perseguitati, ma Lui sarà sempre con noi…
O siamo, purtroppo, fra coloro che lo respingono?

Scriveva il caro e beato Paolo VI: “Gesù incontra resistenza e ostilità. Ora un simile atteggiamento può essere riferito anche a noi oggi. Siamo per Cristo, oppure no? Rimaniamo cristiani o avviene il contrario? La Chiesa chiede a tutti noi: siete pronti a confermare vera la vostra adesione e fedeltà? Ma noi vorremmo rivolgere singolarmente a ciascuno di voi, per parlare con voce sommessa e dire: ‘Tu accetti il Signore? Gli vuoi veramente bene? Pensi alle sue parole e le accetti? Sono vere per te, o passano come farfalle senza mèta? Sono effettivamente il colloquio tuo con Dio? Incalzano sopra di te e trovano posto nella tua vita?….ricordiamoci che la prima forma di negazione è il sistematico rifiuto di credere. C’è anche chi dice, come fecero nel Vangelo i compaesani di Nazareth: ‘Signore, facci vedere un miracolo e allora crederò. Voglio vedere un segno come intendo io.’ E se tutto questo non avviene si è pronti a cacciarlo dalla vita… Ma l’intero Vangelo, che è pieno di meraviglie, prove, luci, conferme, non aderisce al desiderio di quanti ‘tentano Dio’. Egli si dona con discrezione e totalità se ci si affida con fiducia”. (21 marzo 1965)

La via di Gesù non è fatta per chi cerca consensi o trionfi, ma è la via della verità e dell’amore, della libertà e della giustizia, che non trovano facile dimora tra gli uomini. Ma non è fatta neppure per coloro che si sentono troppo ‘sicuri’, come ha detto Papa Francesco, ‘nella loro “fede” fra virgolette, tanto sicuri nella loro osservanza dei comandanti, che non hanno bisogno di un’altra salvezza». Un atteggiamento che rivela, ha spiegato il Pontefice, «il dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede: io mi salvo da solo perché vado a Messa tutte le domeniche, cerco di obbedire i comandamenti»; e «che non venga questo a dirmi che sono meglio di me quel lebbroso e quella vedova, quegli emarginati!». Ma la parola di Gesù va in senso contrario… Infatti ‘Dio non ci troverà al centro delle nostre sicurezze. Ci troverà nell’emarginazione, nei nostri peccati, nei nostri sbagli, nelle nostre necessità di essere guariti spiritualmente, di essere salvati. È lì che ci troverà il Signore». E questa, ha precisato ancora, «è la strada della umiltà. L’umiltà cristiana è dire la verità: sono peccatore, sono peccatrice!». Si tratta, in sostanza, semplicemente di «dire la verità; e questa è la nostra verità». Ma, ha concluso il Papa, c’è anche «l’altra verità: Dio ci salva! Ma non nella nostra sicurezza».

Preghiamo Maria, contenta perché il Signore ha ‘guardato l’umiltà della sua serva, la sua piccolezza’, per ottenere la grazia di avere questa saggezza, per ricevere la salvezza del Signore.

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