II domenica di Pasqua – S.Messa Celebrata da don Alessandro e Sussidi di Preghiera

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Questa domenica nell’ottava di Pasqua nel corso degli anni ha assunto vari significati spirituali e liturgici. In primo luogo è la domenica il Albis, ovvero di colore bianco, quello che la liturgia usa in questo tempo di Pasqua per indicare la luce, la risurrezione e la vita.
Dal 1992 poi ha assunto la denominazione della domenica della Divina Misericordia, in quanto Giovanni Paolo II, Papa ed ora santo, decise di dedicare questa seconda domenica di Pasqua proprio al tema della misericordia, attingendo la motivazione dalla parola di Dio che si problema in questo giorno, in particolare il vangelo dell’apparizione di Gesù ai discepoli, in due momenti successivi, la prima alla presenza di solo 10 su 11, nella sera di Pasqua, la seconda, dopo 8 giorni, alla presenza di tutti gli 11 apostoli, e quindi dell’unico apostolo, incredulo e dubbioso che era Tommaso.
In queste due apparizioni troviamo la teologia della misericordia di Dio e parimenti la missionarietà della Chiesa con il mandato esplicito consegnato da Gesù agli apostoli. Da qui la domenica della Divina Misericordia.
A volerla, secondo le visioni avute da suor Faustina Kowalska, la religiosa polacca canonizzata da Wojtyla nel 2000, fu Gesù stesso.
La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: “Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore”.
Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo. Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l’istituzione della festa: “Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (…). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre”.
La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che “elargirà grazie di ogni genere”.

Ritornando la Vangelo di questa domenica, punto di partenza per capire e celebrare degnamente questa ricorrenza, il testo inizia ricordando il giorno di Pasqua, quando alla sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco”.
Gesù quindi appare subito agli apostoli che vivevano nella paura di essere anche uccisi dai Giudei per un gruppo sovversivo. La prima apparizione di Gesù provocò negli apostoli una profonda gioia, in quanto ebbero la conferma di quanto era successo. Gesù rivolto al gruppo dei 10 disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Il mandato ricevuto deve essere quindi attuato. I discepoli non possono rimanere chiusi nel cenacolo con le porte sbarrate.
Devono uscire, devono essere una chiesa in uscita e non in chiusura. Purtroppo oggi le nostre chiese sono state chiuse per l’epidemia, ma non è chiusa la chiesa, come sacramento di salvezza, che è sempre aperta a tutti.
La prima opera di convincimento di questa chiesa in uscita è la conversione di Tommaso, che non era presente alla prima apparizione di Gesù. Infatti san Giovanni, che scrive il suo Vangelo, tiene ad evidenziare questa assenza, non penso per far indicare in Tommaso l’eterno assenteista nei momento cruciali, come capita spesso anche a noi, ma per mettere in risalto la missione principale della Chiesa che nel nome e per conto di Gesù deve suscitare nel cuore degli uomini di tutti i tempi e di tutto il mondo la fede.
Nel raccontare il fatto, Giovanni scrive testualmente: “Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
A quel punto poteva dire: credo alle cose che state dicendo, ma lui non ha fiducia nella parola della Chiesa, nata dal costato squarciato di Cristo, da cui esce sangue ed acqua, e che viene costituita in quel momento con l’invio dello Spirito Santo, Invece dice subito: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». L’onestà di questo apostolo deve essere fatta risaltare. Dice esattamente quello che sente nel cuore in quel momento. Non credo. E’ coerente con quanto gli passa nella mente e nel cuore e lo esplicita con le parole. Quanta gente dice di credere a prole e poi nei fatti non agisce in modo coerente con la fede? Tommaso ha bisogno di verifica, di un tempo maggiore per arrivare alla fede. Se in quel momento fosse stato presente, probabilmente il dubbio non gli nasceva nel cuore. A conferma che la fede necessità di un’esperienza diretta di Dio e non solo mediata dalla chiesa e dai suoi ministri. Quello che successe dopo è detto subito: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù che appare nuovamente e permette a Tommaso di dialogare don lui e attraverso questo dialogo fatto di verifica diretto porta questo discepolo alla professione della fede, ci dice che alla fede non tutti ci arrivano subito e sulla parola degli altri, ma in ritardo e dopo un tempo di discernimento, di dubbio e di decisione finale. Quel Mio Signore e mio Dio di Tommaso è la professione di fede di tante persone che credono fermamente in Dio e lo esprimono con le labbra e soprattutto con il pensiero e il cuore.
Non senza una ulteriore osservazione e comunicazione finale fatta da Giovanni del Vangelo di oggi in cui dice che “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
Alla fine tutto, il discorso verte nel far suscitare la fede in coloro che ascoltano il vangelo.

Ad essere i primi testimoni ed i primi impegnati in questo compito su la chiesa primitiva di Gerusalemme, guidata da Pietro e di cui ci parlano gli Atti degli Apostoli nel brano della prima lettura di questa domenica: “[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”.
I tre punti cardini della vota ecclesiale e spirituale sono appunto: la catechesi, l’eucaristia e la carità condivisa ed aperta agli altri. Su questi tre pilastri si regge la chiesa di tutti i tempi e soprattutto dei nostri giorni, attraversati da varie derive anche di ordine dottrinale e morale.
Lo stile di vita della prima comunità cristiana dovrebbe essere di insegnamento a noi cristiani del XXI secolo, che spesso non seguiamo tale direzione di marcia, ma siamo proprio all’opposizione, anche in questi tempi di prova e di epidemia: “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”. Allora era possibile frequentare il tempio e loro lo facevano con diligenza, distribuivano il pane nelle case, prendevano il cibo con letizia e semplicità di cuore, lodavano Dio e godevano il favore di tutto il popolo”. La stima verso questi cristiani coraggiosi e generosi erano immensa. Per cui cresceva ogni giorno il numero dei credenti. Anche oggi abbiamo il dovere di ampliare gli spazi di adesione e di partecipazione alla vita della chiesa, aprendoci al mondo di oggi e intercettando i segni dei tempi per rispondere a tali segni con l’univo segno che è espressione di tutti il Cristo Morto e Risorto. Ce lo ricorda san Pietro nel brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla prima lettera del capo degli apostoli: Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo”.
Di fronte a queste verità assolute di fede, qualche atteggiamento e comportamento devono avere i credenti. Pietro lo dice con precisione di termini: “siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà”.
Quanto attuali siano queste parole lo comprendiamo perfettamente alla luce di quanti stiamo vivendo e patendo. Ciò che ci incoraggia e ci fa andare oltre con i nostri ragionamenti è questa profonda convinzione che l’amore di Dio sorpassa qualsiasi dolorosa prova. Perciò bisogna esultare di gioia indicibile e gloriosa, nonostante tutto, mentre siamo in cammino verso la mèta più importante della nostra vita terrena: quella della salvezza delle anime.
Mi auguro che quanto sta succedendo nel mondo oggi più che allontanarci ulteriormente da Dio e a distanziarci dalle chiese fatte di mura, non ci allontani dal Signore né dalla comunione ecclesiale, ma ci faccia sentire il bisogno di dire semplicemente scusa Signore, perdonaci e danni la gioia di una conversione totale di mente e cuore come possiamo meditare insieme in questa preghiera che ho composta per questo giorno santo, anche oggi bloccati in casa e senza avere la possibilità di andare in chiesa a partecipare alla messa e ricevere la santissima eucaristia, balsamo per la nostra anima e forza interiore per debellare il virus mortale dell’agnosticismo e dello scetticismo.

La preghiera di confidenza in Dio
Gesù ho compreso la tua lezione
nell’ottavo giorno della tua risurrezione,
quando sei nuovamente apparso a noi tuoi apostoli
e ti sei rivolto a me invitandomi a credere,
oltre ogni incertezza e dubbio di fede.
Gesù, solo allora ho capito,
toccando con le mie mani le tue ferite
che Tu sei la risurrezione e la vita
e che i miei dubbi sulla tua vittoria della morte
erano definitivamente risolti,
apparendo a noi da Risorto.
Gesù, sbagliando impostazione e programmazione
del mio modo di pensare ed agire,
ho cercato l’evidenza della scienza e della ragione,
per dimostrare la veridicità della tua parola.
Solo in quell’ottavo giorno di Pasqua
ho capito perfettamente
che noi esseri mortali abbiamo limiti insuperabili
di fronte ai quali bisogna reclinare il capo ed affidarci a Te
che sei la sapienza infinita e la vera scienza attendibile.
Perdona Signore la nostra arroganza e presunzione,
la nostra mancanza di umiltà
nel non cercarti oltre quei limiti umani
facilmente superabili con il dono di quella fede
che spesso manca a noi credenti.
Oggi più che mai di fronte
alla fragilità del sapere e della scienza accreditata,
che cerca un’urgente soluzione alla pandemia da coronavirus
noi ricorriamo a Te e ci prostriamo a tuoi piedi,
mettiamo non solo le nostre dita nelle tue piaghe santissime
ma affidiamo a Te tutta la nostra vita.
E mente la scienza e la medicina
ci proibiscono di abbracciarci
per la paura di contrarre malattie rare,
noi ci stringiamo a Te, o Gesù risorto dai morti,
che non ci contagi di virus mortali,
ma di quell’ amore e di quella speranza
di cui abbiamo tanto bisogno ogni giorno,
ma soprattutto in questo tempo di prova,
che stiamo affrontando confidando principalmente in Te,
Sapienza incarnata e Salvatore dell’umanità.
Amen.

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