Halloween – L’esperto: Dietro la moda simboli e culti demoniaci

La storia è la solita: «Halloween è una festa pagana antagonista delle nostre due giornate dedicate alla sacralità, il primo e il due novembre. Ed è l’ennesimo tentativo di promuovere il macabro, l’orrore, l’occultismo e l’esoterismo, la stregoneria e la magia». Non la prende alla larga don Aldo Buonaiuto, responsabile del “Servizio anti sette” (che ha anche un numero verde, l’800.22.88.66) dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, nonché consulente della magistratura e della “Squadra anti sette” della Polizia di Stato. Prete che colleziona minacce e insulti.

«Secondo antichi testi irlandesi – spiega don Buonaiuto – intorno al primo novembre c’era il cosiddetto giorno di Samain o fine dell’estate. Era un culto al dio della morte attraverso riti orgiastici e alcool, con l’offerta di sacrifici anche umani considerata necessaria per ingraziarsi gli spiriti delle tenebre». Si credeva che il 31 ottobre i defunti avessero il permesso di tornare nell’ambiente dei vivi «e così veniva lasciato in casa il fuoco acceso, il cibo sulla tavola e la porta d’ingresso socchiusa», mentre i giovani del luogo usavano «impersonificare gli spiriti dei morti, dipingendosi il volto o mascherandosi con lunghi abiti», i bambini «chiedevano leccornie, mele e nocciole che rappresentavano le offerte ai defunti».
Anche oggi i piccoli spesso vanno in giro a bussare ripetendo la formula “trick or treat“, che, «dietro all’innocente significato di “dolcetto o scherzetto”, ha quello originario di “maledizione o sacrificio”», continua il sacerdote. E la zucca, che simboleggia una testa di morto, «rappresenta l’irlandese errante Jack O’Lantern, il quale secondo la leggenda, fece un patto col diavolo e non trova pace né all’inferno né in paradiso».

Così adesso, «dietro la parvenza di festa innocente e spassosa si impone come moda e tendenza commerciale soprattutto nelle giovani generazioni e tende a rendere “normali” e divertenti aspetti e figure orridi e ripugnanti». E questo è il minimo. In realtà c’è davvero molto di tragico: «Halloween – spiega chiaro don Buonaiuto – è soprattutto una delle principali ricorrenze del mondo satanico. Da molti è considerato il capodanno dei satanisti, periodo favorevole per la celebrazione di sabba, cioè riti e messe nere in onore del demonio». Così «questa festa è una sorta di revival del neo-paganesimo, uno dei tanti mezzi usati da alcuni per cercare di imporre il pensiero magico-esoterico. Formando e riformando la nostra cultura ad accogliere il male come fosse un “bene”».

Dalla festa di Halloween alla trappola dei satanisti

È giovane, tanto giovane: «Negli ultimi tempi – ricorda, sottovoce, gli occhi timidamente feriti – mi ero ritrovato a vagare per la strada senza più ricordarmi chi ero, da dove venivo e che cosa stavo facendo lì. Ho subìto sesso, droga e violenze, che però non vorrei raccontare». Leonardo (nome di fantasia, ndr) è nato in una cittadina del Nord e deve compiere ancora vent’anni. I satanisti gli avevano sbranato il corpo e l’anima, dopo che era stato ingoiato dal buco nero sul quale s’era voluto affacciare la notte di Halloween.

«L’anno scorso stavamo parlando con gli amici di cosa fare la sera del 31 ottobre e pensavamo alla discoteca. Poi, fuori dalla scuola, ho visto una locandina per una festa di Halloween vietata a minori di sedici anni e un corso gratuito per diventare “cacciatori di streghe”. La grafica era molto accattivante…».

Alle undici della sera del 31 ottobre 2008 Leonardo raggiunse il locale indicato su quel manifesto. Un posto seducente e «suggestivo – ricorda Leonardo –, perfetto per Halloween. Eravamo tutti mascherati e la musica era veramente bella». Le scenografie erano quelle caratteristiche per questa nottata: «Dal soffitto, oltre alle zucche, penzolavano manichini di impiccati e pipistrelli insanguinati. Le poltrone avevano disegnati scheletri. Alle pareti si vedevano quadri con immagini di serial killer, mi ricordo quella di Charles Manson (che negli Usa ebbe come soprannome “mister Satan“, ndr)».

Tuttavia, al di là dei pupazzi e dei quadri più o meno macabri, il “meglio” era altro: «C’era possibilità di trasgredire in vari modi – va avanti Leonardo – sia per le diverse sostanze che circolavano, sia per il clima di eccitazione, anche sessuale, che c’era». Così «la serata è stata molto divertente, anzi direi entusiasmante».

Quasi alla fine si avvicinò il proprietario del locale: «Ha chiesto, a me e ad altri ragazzi, se volevamo fare il corso pubblicizzato nel manifesto e ci ha dato un numero di telefono». Il buco nero sta spalancandosi davanti ai loro piedi. «Chiaro che non prendevo sul serio la frase “cacciatori di streghe”, ma, ingenuamente e per curiosità, volevo vedere cosa m’avrebbero detto. Poi ho telefonato e mi hanno dato un indirizzo, non era lontano da casa e sono andato».

Un appartamento che è una specie di ufficio. Lo accoglie una ragazza sulla trentina, che annota il suo nome, cognome, indirizzo e telefono: «Oggi non c’è l’organizzatore, ti richiameremo». Lo fanno qualche giorno dopo, invitandolo a tornare in quell’ufficio per «iniziare il corso». Si ritrova «in una saletta con altri cinque coetanei, tre ragazzi e tre ragazze». Arriva una signora e «fa discorsi che all’inizio mi sono sembrati un po’ strani, ma anche interessanti, che non avevo mai sentito».

Quella donna spiega loro che «la notte di Halloween è stata un momento molto particolare: la notte migliore dell’anno, in cui si concentrano tutte le energie cosmiche dell’universo, con un grande potenziale positivo ed esoterico». S’infila come una lama nell’ingenuità della loro giovanissima età (fino a tirar fuori «la speciale atmosfera che avevamo vissuto quella notte in quel locale», ricorda bene Leonardo), spiega che «per la nostra partecipazione a quella festa eravamo dei privilegiati». La signora li sta tenendo in pugno, affonda il colpo e la sua voce diventa sibilo affilato: «Ora appartenete al dio Samain e per voi si apre una nuova vita. Realizzate i vostri sogni, darete libero sfogo ai vostri piaceri». L’ultima frase la urla: «Niente e nessuno potrà impedirvi di realizzare i vostri piaceri!». Il gioco è fatto: i sei ragazzi sono suoi.

Da quel giorno «ho iniziato a frequentare questo gruppo una volta alla settimana – prosegue Leonardo –. All’inizio mi piaceva andarci. La signora una volta ci ha definito come una “scuola energetica”». Ma poi gli incontri si sono fatti sempre più pesanti e duri per me, sinceramente iniziano a svanire i miei ricordi e io stesso non voglio più ricordare».

Il racconto adesso è tutto d’un fiato. «Mi hanno costretto ad odiare chiunque: genitori, parenti, insegnanti. Sono scappato quattro volte di casa. Mi hanno messo in testa che solo la “scuola energetica” poteva capirmi e risolvere i miei problemi». Ma era fondamentale «sempre mantenere il massimo segreto: nessuno doveva sapere dove andavamo e chi incontravamo, altrimenti non saremmo riusciti ad acquistare i poteri promessi. Ho subìto tanto male che non vorrei però raccontare»: sesso, droghe e violenze. Perché quella “scuola energetica” non era altro che un gruppo satanico ben organizzato.

Lo salvano mamma e papà: «Mi hanno portato in ospedale, ho iniziato una ricostruzione della mia vita e della mia psiche». Ora Leonardo alza fieramente lo sguardo: «Spero tutti si rendano conto del bisogno di maggiore vigilanza da parte di genitori e insegnanti. Perché non capiti ad altri quello che è successo a me».

 fonte: www.avvenire.it