Esortazione Pastorale del Vescovo Andrea Bruno Mazzocato

“Camminate nella carità, come Cristo ci ha amato” (Ef. 5,2)

Dopo il cammino Pastorale deli anni precedenti, nel quale abbiamo compreso l’importanza della fede in Gesù Cristo, siamo ora impegnati, come adoratori e missionari, a trasmettere la Carità e il grande amore di cristo per gli uomini e le donne di oggi. Coinvolti nel grande amore di Gesù, siamo chiamati ad amare il prossimo come Cristo ha amato noi. In un atteggiamento di fede e di collaborazione, continuiamo a pregare e a confrontarci insieme, valorizzando i doni di ogni persona e le intuizioni che lo Spirito santo suggerisce alla nostra Chiesa di treviso, per accogliere, vivere e donare la carità di cristo Signore.
Ci accompagni la testimonianza di Maria SS. e dei Santi, nostri maestri nell’amore. maria rifletta negli uomini e nelle donne di ogni tempo la Carità di Dio e i santi illuminino la strada che dobbiamo percorrere come missionari.

 Un’esortazione pastorale per tutta la Diocesi
L’Esortazione pastorale, “Camminate nella carità come Cristo ci ha amato”, indica l’orrizzonte pastorale e l’orientamento di fondo per tutta la Diocesi, in questo e nei prossimi anni. Il Vescovo Andrea Bruno Mazzocato, ora chiamato a guidare l’Arcidiocesi di Udine, l’aveva scritta nella scorsa primavera raccogliendo testi, suggerimenti e progetti emersi nelle Assemblee diocesane e nei Consigli pastorali parrocchiali nei tre anni precedenti (guidati da tre lettere pastorali) e in quest’ultimo anno di ulteriore discernimento:
2006 – Ho visto il Signore. La trasmissione della fede in Gesù Cristo
2007 – Adoratori e Missionari. Per trasmettere la fede in Gesù Cristo. I – Adoratori
2008 – Adoratori e Missionari. Per trasmettere la fede in Gesù cristo. II – Missionari
Il sottotitolo dell’Esortazione “Adoratori e missionari per trasmettere la Carità di Cristo Gesù riversata nei nostri cuori per mezzo dello Sirito Santo” (cfr Rom 5,5) permette di intuire l’identità del credente cristiano e la missione da attuare con la forza dello Spirito. Questo testo è affidato alla lettura e alla meditazione spirituale personale e comunitaria. Le parrocchie e le Collaborazioni pastorali sono invitate ad accogliere l’Esortazione pastorale e considerarla subito nella sua completezza. Sarà riferimento di verifica e di ispirazione dell’azione pastorale già in atto. E’ neccessaria questa conoscenza da parte di tutti i cristiani per creare una mentalità comune e quindi procedere insieme “seguendo il buon pastore” Gesù Cristo.

PRESENTAZIONE

1. Il cammino al seguito del Buon Pastore.
La Diocesi continua il cammino avviato negli anni precedenti guidata da Gesù Risorto, il Buon Pastore che non abbandona il gregge. Ci sono già dei segni chiari che è Lui ad orientare ed accompagnare i nostri passi: la testimonianza di santità di sacerdoti, consacrati e laici, l’esperienza del discernimento comunitario, l’essere divenuti un pò più adoratori e missionari, le nuove esperienze di preghiera e formazione spirituale.
L’esortazione è come un “cantiere aperto” che sarà arricchito dal contributo pastorale delle comunità cristiane. Tutti i cristiani, consacrati e laici, presenti nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, saranno aiutati nel cammino di conversione a Gesù in una vita rinnovata dall’azione dello Spirito santo.

2. Un’icona biblica di riferimento: la comunità cristiana che nasce dalla Pentecoste.
In ascolto della Parola di Dio che presenta la vita della prima comunità dei cristiani, ci rispecchiamo nella Chiesa di Gerusalemme, nata nel Cenacolo, per mezzo del dono dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste. Il Risorto è presente con il suo Spirito che rinnova il cuore dei discepoli e infonde in loro la stessa Carità di Gesù. La comunità riceve la Carità di Gesù Risorto tramite la preghiera incessante di Maria e dei discepoli, l’ascolto della Parola, la confessione dei peccati e la grazia del battesimo. Le persone trasformate dalla Carità di Gesù e sotto l’azione dello Spirito sono capaci di un rapporto con Dio, di comunione fraterna, specialmente nella vita comunitaria, e di un’attenzione che privilegia le persone povere e deboli.
La comunità nata dalla Pentecoste vive la propria missione con straordinaria efficacia e l’annuncio del Vangelo con grande coraggio. Ecco l’icona a cui ispirarci e dalla quale lasciarci illuminare come Chiesa diocesana per continuare ad essere “adoratori e missionari”, che aiutano altre persone ad aprire il loro cuore a Cristo, al suo Spirito e alla sua Carità.

3. La missione della Chiesa: trasmettere la Carità di Gesù Cristo.
La Chiesa di Treviso, rafforzata dalla testimonianza della Chiesa di Gerusalemme, accoglie la Carità di Gesù, si lascia raggiungere da questo amore straordinario, vive di tale Carità e la trasmette agli altri. le comunità cristiane, prendendo forza ed energia spirituale dalla Carità di Cristo saranno capaci di un’azione pastorale vera ed efficace.
Nella missione la Chiesa trasmette la Carità sgorgata gratuitamente dal Cuore di Gesù crocifisso e riversata nei cuori delle persone con il suo Spirito. La Carità è vissuta e trasmessa dal cristiano che riconosce il valore e la necessità della fede ed il sostegno della speranza. per il credente la Carità è la Persona di Cristo che incontra e ama le persone. Questa esperienza è possibile se il cristiano riconosce il proprio peccato e si lascia raggiungere dall’amore gratuito di Gesù, dalla sua Grazia. La Carità allora trasforma la persona che progressivamente realizza la sua vocazione ed assume la forma stessa di Gesù. Nella carità lo Spirito Santo favorisce l’armonia delle persone con la comunione, fa crescere i doni di ciascuno e aiuta a riconoscere i segni di amore presenti nella vita anche di chi non è cristiano. Il Mistero della Carità può essere accostato e conosciuto grazie alla testimonianza di particolari maestri della Carità: Maria e i Santi. Maria riflette negli uomini e nelle donne di ogni tempo la Carità di Dio e i Santi illuminano la strada che siamo chiamati a percorrere come missionari. 

4. Le vie per conoscere, vivere e trasmettere la Carità di Gesù.
Il cristiano e la Chiesa tuttapossono entrare e rimanere nella carità che Gesù ha donato, ma specialmente trasmetterla agli altri, percorrendo tre vie privilegiate: la liturgia, l’educazione e il rinnovamento interno delle comunità parrocchiali. Il Mistero della Carità di Cristo può essere infatti accolto e conosciuto nella sua grandezza mediante le celebrazioni liturgiche, una intensa opera educativa e la realizzazione di rapporti più fraterni nelle comunità cristiane. Sono queste le tre vie che indicano la strada da percorrere e costituiscono il criterio di verifica delle attività proposte in parrocchia, in modo da apportare concreti miglioramenti nelle attività già avviate.
a) la via della liturgia.
La Parola di Dio e i Sacramenti sono le sorgenti da cui scaturisce la Carità di Cristo. Solo alla luce della fede possiamo riconoscere il protagonista principale di ogni celebrazione liturgica: Gesù Risorto. La Carità che Lui ci trasmette favorisce nelle persone e nelle comunità la conversione della vita, visibile nelle nuove scelte e nei comportamenti.
Le nostre celebrazioni, specialmente la Santa Messa, possono essere migliorate: la preparazione, la presidenza e l’animazione, vissute con impegno e serenità, permettono di esprimere al meglio il Mistero di Cristo, di coinvolgere pienamente le persone, di annunciare il Vangelo a chi non l’ha mai conosciuto o a chi l’ha dimenticato e di provocare gesti concreti di carità e solidarietà verso le persone povere.
b) la via dell’educazione.
E’ decisivo educare e formare le coscienze alla Carità di Cristo. La Chiesa Italiana da tanto tempo parla di emergenza educativa. Si tratta di formare: far prendere al battezzato la forma e lo stile di vita di Cristo. La persona che accoglie, nella libertà, la formazione cristiana della propria coscienza diventa capace di pensare, decidere e vivere nella Carità di Gesù e realizza pienamente la vocazione del Signore. Una seria azione educativa guida alla conoscienza del Mistero di Gesù Cristo mediante l’annuncio e la catechesi; favorisce l’esperienza di questo Mistero nella liturgia, facendo conoscere Gesù e crescendo nella relazione con Lui; propone la verifica morale della propria conformazione a Cristo attraverso l’esame di coscienza e la confessione sacramentale.
Nella nostra Diocesi si dovrà fare una seria valutazione dell’attuale proposta di formazione al Vangelo di Gesù rivolta ai piccoli, ai giovani e agli adulti nell’ambito famigliare, parrocchiale e vicariale, nella catechesi parrocchiale, nelle diverse associazioni e movimenti ecclesiali, nelle molteplici realtà educative del territorio, promuovendo la collaborazione con quelle non ecclesiali.
c) la via del rinnovamento delle comunità cristiane.
La Chiesa diocesana si impegna a prendere sempre più coscienza che ogni comunità cristiana, rigenerata dalla Carità di Cristo, migliora la vita della stessa comunità con vive e vere relazioni fraterne. La Carità di Cristo fa crescere l’amore per la comunità e l’appartenenza ad essa, l’accoglienza delle persone e delle famiglie, l’incontro nell’Eucarestia domenicale, la condivisione degli eventi personali e comunitari, l’attenzione ai deboli e ai poveri. C’è la speranza di una comunione e condivisione sempre più intensa della parrocchia con la Diocesi e nelle Collaborazioni pastorali tra parrocchie.
La trasmissione della Carità di Cristo sta impegnando la nostra Chiesa nei confronti della famiglia, riconosciuta sempre più soggetto primo della comunità cristiana e della sua pastorale. Sta crescendo infatti l’attenzione alla coppia, alla famiglia, ai percorsi formativi sull’amore sponsale, alla preparazione remota e prossima al sacramento del matrimonio, alle esperienze dei gruppi coppie, al disagio coniugale e famigliare, all’accompagnamento delle coppie in difficoltà o separate.
La Carità di cristo deve essere visibile nei concreti segni evangelici dell’accoglienza dei poveri e dell’ospitalità degli stranieri. L’attenzione alle persone povere chiede che i cristiani abbiano uno stile di vita sobrio e siano disponibili a dare a questi fratelli il giusto posto nella comunità, con segni concreti di vicinanza, condivisione e solidarietà. Accanto alla Caritas e ad altri organismi diocesani, impegnati a garantire il dialogo e l’aiuto materiale ai poveri e agli stranieri, la Diocesi deve pensare un’azione pastorale che permetta di riconoscere e comprendere ciò che questo particolare segno dei tempi sta dicendo e di rispondere adeguatamente alla missione che le è stata affidata.

Treviso, 06 Giugno 2009.

Stampa Articolo Stampa Articolo