Epifania del Signore

Alcuni Magi vennero da oriente

“Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”.

Sulla scia dei Magi ripercorriamo l’itinerario dell’uomo che cerca sinceramente Dio. Troveremo alla fine che Dio ci ha preceduti e ci aspetta in una casa perché anche noi lo abbiamo ad adorare. Epifania significa appunto “manifestazione di Dio”. Quel Dio invisibile che l’uomo cerca da sempre s’è reso visibile in quel Bambino che i Magi – primizia delle genti pagane, quindi di tutti noi – vengono a Betlemme ad adorare.

LA MANIFESTAZIONE DI DIO

I Magi “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”. Riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. “Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Commenta sant’Ambrogio: “L’oro spetta al re, l’incenso a Dio, la mirra al defunto”. Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia, re discendente di Davide; il Dio fatto carne; il Figlio di Dio che muore per noi. Il mistero sconvolgente del Natale è appunto quello di un Dio venuto tra noi, prima nella storia col nascere a Betlemme; poi – attraverso il suo Spirito che ci ha dato dalla Croce – nella vita di ognuno, oggi, nella Chiesa e nel sacramento, fino a farsi pane, nostro nutrimento! Un Dio tutto con noi e per noi! A Greccio, il primo presepio, san Francesco aveva posto davanti ad una greppia col bue e l’asino, non Maria, Giuseppe e un bambino, ma l’altare per celebrarvi la messa: era un presepio eucaristico. Qui ora si incontra il Salvatore.

Ed è venuto per tutti: “E’ apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini”. E’ stato Paolo ad aprire il vangelo al mondo pagano, annunciatore di un mistero tenuto nascosto per secoli e ora finalmente svelato: il progetto di Dio per il quale “le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo“. Si sono spalancate le porte: quel che all’inizio era dono ad Israele – l’alleanza e la comunione con Dio – ora è offerto a tutti. I Magi ne sono come la primizia e il simbolo. Isaia aveva sognato i tempi in cui Gerusalemme sarebbe diventata il centro d’incontro col Signore per tutti i popoli: “Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere. Tutti costoro si sono radunati, vengono a te.. Dromedari di Madia e di Efa’, tutti verranno da Saba.., proclamando le glorie del Signore”. E’ scritto: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”.

I modi di questa chiamata variano per ogni uomo e sono sorprendenti e propri. Per i Magi fu il discreto tremolare di una stella; per ognuno di noi Dio pone dei segni e fa seguire itinerari personali. A noi chiede di essere attenti, incominciando a consentire con la rettitudine e la fedeltà alla coscienza, prima voce di Dio. Si tratta di “rinnegare l’empietà e i desideri mondani e vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà“. Divenire seri di fronte alla vita e porsi l’interrogazione sul significato e il fine della propria esistenza sono condizioni indispensabili per incrociare le risposte di Dio. Senza precludersi lo studio di ciò che oggettivamente Dio ha posto per incontrarci: lo studio quindi, sincero, della Bibbia.

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