Domenica XXXI del tempo ordinario

Vieni presto in mio aiuto, Signore: l’invocazione è propria di chi si pone in ricerca di Dio ed esprime bene il significato del racconto evangelico di oggi, nel quale Zaccheo, che vuole vedere Gesù, diventa figura del credente che non viene deluso nella sua ricerca. La cosa importante è proprio questa: Gesù alza lo sguardo verso di lui, lo chiama per nome, si autoinvita a casa sua. Chi si rivolge a Dio per chiedere aiuto, sarà ascoltato. Forse non nei modi e nei tempi che egli desidera, ma la richiesta di salvezza non cadrà nel vuoto. Dio infatti ha mandato Gesù proprio per cercare e salvare chi era perduto. Che cosa ci insegna questo brano di vangelo?  Zaccheo non è invitato da Gesù a cambiare mestiere, ma a cambiare il suo atteggiamento, ossia ad esercitare con giustizia e rettitudine la sua professione. ecco il messaggio: cercare l’incontro con Gesù, accoglierlo nella propria casa, può trasformare la vita. La I° lettura cerca di dare una risposta al perché Dio si riveli così paziente con i peccatori e individua la risposta nella infinita volontà d’amore di un Dio che chiama e conserva nell’esistenza tutte le cose. E in questo senso ci orienta anche la II° lettura di fronte al pensiero del quando e del come avverrà l’incontro finale con Gesù. L’importante è pensare a quel giorno in funzione del presente: qui e ora siamo chiamati a glorificare il nome del Signore

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