Domenica XXX del tempo ordinario

L’umile ricerca di Dio è la condizione per incontrarlo, per fare esperienza della sua salvezza e per gustare la gioia che questa produce in noi. Dio solo è santo. Se la ricerca del suo volto è ricerca di partecipare alla sua santità, non possiamo fare altro che accogliere la sua manifestazione. In Gesù egli si è già rivelato a noi, ha mostrato il suo volto. Non sono dunque i nostri meriti, le nostre prestazioni più o meno ‘religiose’ che ci porteranno la salvezza bensì la disponibilità umile ad accogliere nella nostra vita la sua grazia e la sua opera:  il dono del suo Spirito ci proteggerà dall’ipocrisia che sempre ci minac-cia. Il Vangelo proclama la parabola del fariseo e del pubblicano, ripresa soltanto da Luca. I due protagonisti sono messi a confronto proprio nel loro modo di pregare e il contrasto tra le differenti posizioni indica l’atteggiamento corretto anche per i cristiani. La parabola, infatti, illustra le due logiche anche a noi possibili davanti a Dio: mostrare una superba sicurezza di essere nel giusto oppure riconoscere la nostra povertà. Tra i due viene giustificato il pubblicano, che si fida di Dio, non chi basa la propria sicurezza sulle sue opere. La I° lett. sotto-linea: “La preghiera dell’umile arriva fino alle nubi”. La consapevolezza della propria povertà è condizione per riconoscere il primato di Dio nella vita. Paolo (II° lett.) esprime tutta la sua fiducia nel Signore.

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