Domenica XXVIII del tempo ordinario

La tua fede ti ha salvato: è il messaggio che risuona oggi nel Vange-lo e che porta all’azione di grazie, all’eucaristia. Al tempo di Gesù i lebbrosi erano il simbolo dell’esclusione sociale. Ma l’esclusione verso altri di cui si ha paura o non interessano, è un atteggiamento che può tentare anche molti cristiani di oggi. Eppure Dio offre la sua salvezza a tutti gli esseri umani. La salvezza, infatti, è dono gratuito e non conquista umana: e a questa offerta tanti possono rispondere con la loro fede, al di là di ogni schema sociale e religioso. Narrando l’incontro dei lebbrosi con Gesù e la loro guarigione, il Vangelo si concentra proprio sulla gratitudine di uno, al quale Gesù conferma: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”. Il Samaritano, lo straniero, è capace di vera eucaristia. E chi si dichiara cristiano, perché spesso non è capace di riconoscenza? La storia è, in certo qual modo, anticipata nella vicenda di Naaman, anch’egli straniero, nella I° lettura. Anche qui la gratitudine si esprime in una professione di fede: “Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele!”. Ma c’è pure qui altrettanta fede? Anche noi cristiani abbiamo molti motivi di gratitudine, e in primo luogo la fedeltà di Dio. La II° lett. è in questo esplicita: “Se noi manchiamo di fede, Egli però rimane fedele, …”.

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