Domenica XXV del tempo Ordinario

La lettura del Vangelo di questa domenica prende forza dalle pagine precedenti (cap. 18 =…correz. fraterna, perdonare sempre), perché espone l’iniziativa e la generosità del Signore, che si manifesta ancor più grande perché racchiusa tra i due annunci della passione (Mt 17 e 20). E l’argomento esposto tra i due annunci è quello della relazione fra i discepoli secondo la ‘fraternità’ che Gesù intendeva fondare: ossia, la sua famiglia nuova, nella quale Dio suo Padre era da riconoscere e obbedire quale Padre di tutti, e Lui, Gesù, fratello maggiore e primogenito fra tutti. La parabola evangelica attuale mette a fuoco in maniera sorprendente un capitolo caratteristico  della relazione umana con il Signore: Prima di tutto, non è tanto l’uomo a cercare e scegliere Dio quale riferimento della sua esistenza, quanto piuttosto è Dio che, quale ‘padrone di casa’ e della vigna, assume e sceglie l’uomo, assegnando a ciascuno un settore e un segmento del suo progetto, sul quale operare con fedeltà di servo! In secondo luogo, quanto poi alla ‘retribuzione’, a sera –sta qui la novità più sconvolgente- essa non è fatta secondo meriti o diritti acquisiti! Più che retribuzione, si tratta di gratuita e generosa ricompensa da parte  del padrone di casa e della vigna. Chiave di lettura e di ascolto  della nostra parabola circa il regno dei cieli può dunque essere considerata la sentenza sapienzale con  la quale l’evangelista mira a includere il nostro testo: “Molti dei primi saranno gli ultimi e molti degli ultimi saranno i primi”.

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