Domenica XXIII del tempo ordinario

Con facilità si coglie un certo collegamento tematico  nelle tre letture bibliche di questa domenica: quanto infatti Gesù chiedeva ai suoi discepoli come uno degli obiettivi da attuare nella vita comunitaria, ossia la relazione fraterna, era già stato compito preciso di ogni profeta nell’antico popolo di Dio (cfr I° lett.) e ruolo esercitato da S. Paolo nei confronti delle comunità cristiane, da lui avviate e guidate (cfr II° lett.). Non si può trascurare, in particolare, un riferimento più generale e più eloquente allo stesso Gesù di Nazareth, quando si dedicò al gruppo dei discepoli, che si erano convertiti al Regno di Dio e avevano cominciato a seguire il profeta di Nazareth quale loro maestro unico, per correggere la loro concezione ristretta e lacunosa nel rapporto con gli altri. Quante volte Gesù viene evocato dagli evangelisti nell’atto di allargare l’orizzonte umano e fraterno dei suoi discepoli, non solo verso i ‘lontani’, ma pure riguardo alle relazioni da vivere  dentro la nuova ‘famiglia’, da lui inaugurata. Fin dalla Pasqua non era difficile il rapporto con il “fratello Gesù”, quanto piuttosto impegnarsi nella impervia ricerca di una mutua edificazione e di un sincero interessamento per la crescita collettiva dei “fratelli nella fede”: Paolo alla fine della sua lettera ai Gàlati, scriveva: “Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu. Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo”.

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