Domenica XVI del tempo ordinario

Il tesoro nascosto

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo … a un mercante che va in cerca di perle preziose … a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci … “

La rete che raccoglie ogni genere di pesci fa pensare … la rete è il regno dei cieli nel mare del mondo, e in questa rete capitano pesci buoni e cattivi. Oggi tu hai la rete attorno e non la vedi, quando sarà tirata a riva ti troverai fuori del mare tra le mani dei pescatori, gli angeli di Dio. Non basta essere pesce, si può essere pesce buono o cattivo. Non basta essere discepolo dei regno dei cieli, si può essere discepolo buono o cattivo. Cattivo uguale: immangiabile. Come la zizzania nel grano che è oltre che infestante, intossicante. Somiglia alle spighe del grano, ma è tutt’altro! Ubriaca chi la mangia. Sei grano o zizzania? E chi lo sa? Sarà il caso di lasciarsi prendere tra le mani di Colui che sa distinguere certamente per orientarsi una buona volta verso la Vita che non passa? Le cose nuove e le cose antiche ti sono date, sta a te estrarle e fruirne. Ma se non rendi mai grazie e non riconosci ciò che Dio fa per te ogni giorno, come pretendi di essere padrone della tua casa, cioè della tua vita

Meditazione

Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare. Ti lasci catturare dalle realtà trascendenti oppure la vita di Dio passa solo nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri astratti, nel futuro perduto alla fine dei secoli? In questa rete sei insieme a tutti i tuoi fratelli, buoni e cattivi dice la parabola. Non metterti subito tra i buoni, solo perché ti senti a posto. Sei buono, quando sei come Gesù!

Gesù parla in parabole. La via più immediata per entrare nelle profondità di ognuno. La narrazione afferra l’attenzione e lascia liberi da riferimenti personali.

Ognuno vi si mette dentro da sé e quella verità tocca in ciascuno quello che di proprio è in gioco. Oggi si parla di un tesoro nascosto nel campo. È il regno dei cieli. Per l’uomo che vuole spiegarsi tutto questa possibilità è ardua. Come si fa a trovare se è nascosto? È un caso il trovarlo? L’altra parabola parla di ricerca. Allora è necessario cercare per trovare. Probabilmente sì. Se tu sai con certezza che nei campi ci sono tesori preziosi nascosti, ti metti al lavoro. Il regno dei cieli è prezioso, ma è nascosto. Lo trovi e lo nascondi per paura che qualcuno te lo prenda. Compri il campo e non ti importa di spendere tutto ciò che hai! Questo campo potresti essere tu. Ma se è tuo il campo, non devi vendere niente. Non funziona così nei luoghi dello spirito. Ciò che è per te lo ha l’altro. Il campo che ha il tesoro non è tuo, lo devi comprare. Forse il campo è l’occasione della vita che ti è data da Dio per incontrarlo. Tu vivi tante cose, e magari in molte di queste cose è nascosto quel tesoro. Ma tu non presti troppa attenzione, e quel tesoro resta ignorato. Il mistero di Dio che avvolge l’esistenza umana è incredibilmente vicino, ma se non guardi con gli occhi dello spirito non lo percepisci. E tralasci ciò che è stato nascosto lì per te! Quando lo intravedi, la tua vita cambia. Tutto acquista significato. Perché vedi dentro!!! Per possedere il regno dei cieli si richiede sempre la stessa cosa: pieno di gioia, vende tutto quello che ha e acquista. Il regno dei cieli va conquistato, appena lo si trova tutto il resto non ha più valore, per questo diventa possibile e facile dar via ogni cosa. Avviene una sorta di distacco profondo da sé, dalle cose, dalle persone, dal riconoscimento … Resta qualcosa che è molto di più, uno spazio pronto a ricevere ciò che è immensamente prezioso. Il tesoro non sarà forse la Parola di Dio? Gesù parla di un padrone dello scriba che diventa discepolo del regno dei cieli. Gli scribi conoscevano e spiegavano la legge. Chi incontra Gesù può attingere dalla Parola cose nuove e cose antiche, perché ogni tempo e ogni evento storico è riletto alla luce del Regno. Maria in questo è scriba per eccellenza. Andiamo da lei per fare esperienza di tesori, di reti, di perle, di semi … lei che ha appreso e fatto memoria di ogni parola di Gesù ci insegnerà ogni cosa.

Contemplazione

Gesù, perché mormoriamo continuamente di ciò che non ci va? Quasi fossimo noi il termine ultimo di giudizio! Donami di essere nascosto come un tesoro nel cuore del tuo vangelo, donami di seppellirmi in quelle pagine per rinascere ed essere te! Finché non lascerò andar via da me tutto quello che credo di sapere e di avere, non potrò fare spazio alla tua sapienza. Finché sarò attento a vedere come sono non avrò occhi per te. Gesù, aiutami a spostare gli occhi e a fissare lo sguardo su di te. La tua capacità di amare mi potrà conquistare quando avrò il coraggio di lasciar perdere tutto ciò che è mio e che tengo stretto tra le mani in possesso perenne. Fa’ che impari a lasciar andare via me stesso con tutte le sue esigenze, che impari a salutarlo mentre sta lì a crucciarsi per mille cose che lo riguardano. Confido nella tua pazienza, Gesù. Abbi pietà di me.

Il Vangelo dei piccoli

Quando Gesù racconta si avverte in cuore una cosa speciale: è come se le sue parole passassero attraverso tutte le porte, superassero tutte le barriere per arrivare in un punto del cuore dove tutto appare importantissimo. Sono parole che quasi fanno male perché ti toccano lì dove non arriva nessuno, lì dove ti vai a rifugiare quando ti sembra che gli altri non ti capiscano o quando rimani ferito dalle parole o dagli atteggiamenti di chi pensavi ti volesse bene. Le parole di Gesù arrivano in quel rifugio segreto dove ci sei solo tu. Lì, se invece di piangere o di sentirti abbandonato o rifiutato, cerchi attorno trovi il tesoro: Gesù! Lui sta proprio là, ma se i tuoi occhi sono pieni di lacrime e i pensieri sono carichi di tristezza e di delusione non riesci a vederlo, pensi di starci solo tu. Quando scopri che in quel posto silenzioso e inaccessibile puoi incontrare Gesù, tutto si illumina, anche le incomprensioni, gli insuccessi, gli sgambetti altrui. Gesù è il tesoro. È nascosto nella tua anima. Sta a te trovarlo! Mettiti all’opera e la tua vita traboccherà di gioia. Tutto ciò che è tuo diventerà Suo e tutto ciò che è Suo diventerà tuo. Ci pensi? Chi è amico di Gesù non ha paura più di nulla perché in qualunque situazione si verrà a trovare non sarà solo. lì dove sarà debole, Gesù sarà per lui forte. Lì dove sarà abbandonato, avrà Gesù per compagnia. Lì dove sarà offeso, avrà Gesù come consolatore e soprattutto gusterà i frutti dell’amore che si fa carico di ogni sofferenza e la trasforma in perla preziosa. Quante perle preziose ci sono nel mondo, peccato che sono pochi quelli che le scoprono! Una perla preziosa del regno dei cieli è Maria, la mamma di Gesù. Se le stai vicino, puoi sentirti tranquillo. Lei ti custodisce come ha sempre custodito Gesù e le sue parole. Quelle parole lei le portava in cuore come tesoro in uno scrigno. Le guardava, le pensava, se le ripeteva, erano tutta la sua vita!

Solo una bacca

Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.  Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d’occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull’acqua: presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.

Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca: non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.

Sulla riva a pochi millimetri dall’acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l’acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.

Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l’acqua lo stava inghiottendo.

Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno.

Si udì un “pluf!” sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell’acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto…

L’insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.

Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.

Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d’acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.

Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d’erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.

Quante vite cambiate per qualche insignificante cerchio nell’acqua.

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