Domenica XV del tempo Ordinario

Pur con un significato leggermente diverso fra la simbologia della pioggia, che irriga la terra e fa germogliare il grano (I° lett.) e la parabola evangelica del seme gettato in terreni differenti, tuttavia nell’una come nell’altra pagina viene posto al centro l’argomento della Parola di Dio. Con almeno tre aspetti della fede ebraica e cristiana, che ambedue i testi danno per riconosciuti e professati: – anzitutto, che l’iniziativa di irrigare la terra con la pioggia e la neve, o di seminarvi il grano, viene dall’alto (da Dio o dal Signore Gesù); – non si parla nei due casi di un calcolo previo e selettivo circa i terreni, relativo alla loro possibilità produttiva; si avverte in Colui che interviene fiducia e stima verso ogni genere di terreno;  – né sono programmati tempi brevi o simultanei quanto a cogliere il frutto dei campi irrigati e seminati. Esiste dunque e viene accettata l’ipotesi che ogni terreno abbia tempi suoi propri di recezione –della pioggia e del grano –  e quindi del suo fruttificare! Simili chiarimenti sul contenuto dei due testi assumono sempre più il carattere di precisazione e di criteri di nell’accostarsi alla lettura della Parola di Dio. Non è infatti infrequente il rischi di leggere o cantare il testo stupendo di Isaia (I° Lett.) senza accorgersi che lo stile di intervento divino che vi si rivela è radicalmente differente da quello umano. Lo stesso si dica a proposito della parabola circa il grano, quando a seminarlo è il Signore Gesù.

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