Domenica XIX del tempo Ordinario

Vieni

La folla è sazia. I discepoli sono costretti ad andare. Gesù vuole tirare da solo le conclusioni di ciò che è avvenuto. I pani moltiplicati esigono un ritorno a casa proprio non di trionfo, ma di riflessione. Quando tutti vanno via, sale il monte, in disparte, per pregare e resta là fino a sera, solo. Uno spazio unico e indimenticabile quello di notti trascorse nell’incontro con l’Amato, il Padre. I discepoli sono soli sul mare, l’agitazione delle onde non li rassicura né li rassicura il fatto che Gesù non sia con loro. Sono i momenti in cui necessariamente si affronta la precarietà. Le paure crescono e ci si ritrova inermi e deboli, pur insieme… Il vento contrario non aiuta a sentirsi tranquilli. Ore e ore di incertezza, nell’attesa di Gesù. Ma quando finalmente arriva, lo fa in una maniera inaspettata: camminando sul mare. La paura che già aveva frantumato il cuore diventa spavento e grido: «È un fantasma!». Ti sembra che Dio non ci sia più nella tua vita? Aspetti che torni alla maniera che sai già? Lui arriva, ma da altrove. E a te sembra un fantasma. E allora non sarà che tra le contrarietà dell’esistenza non riesci a riconoscere il tuo Signore perché lo pensi come un fantasma, frutto di paure e di difficoltà? Gesù rassicura i discepoli: Sono io, non abbiate paura! È proprio la paura che prepara all’uomo molti trabocchetti. La paura ti fa scambiare Dio per fantasma. La paura ti fa dire, come Pietro: Dammi la prova che sei tu: fammi venire verso di te sulle acque. Gesù non lo trattiene, fidarsi è un rischio. Ma il comando di Gesù non è sufficiente per superare la prova di se stessi. Lui ha fiducia nella nostra possibilità di “imitarlo” anche in cose che vanno oltre la possibilità umana. Siamo noi che non siamo sicuri di questo, e seppure osiamo, poi veniamo meno. Pietro cammina sulle onde. E va verso Gesù. La fiducia nella sua Parola gli fa superare il timore e addirittura lo porta a fare esperienza di qualcosa di straordinario. Ma non regge la sua fiducia. Se avesse continuato a guardare a Gesù ce l’avrebbe fatta a raggiungerlo. Se avesse pensato a cosa stava avvenendo già – di fatto lui stava camminando sulle acque! – ce l’avrebbe fatta a raggiungerlo. Ma cosa fa? Guarda la forza del vento, l’unica cosa che, pur standoci, non meritava di essere considerata al momento… La fiducia e l’esperienza vengono meno, resta la paura. E questa lo fa affondare. La fiducia in Gesù torna, non più per vivere la vita divina di Gesù (camminare sulle acque, il che non è possibile all’uomo), ma per vivere l’esperienza della misericordia. «Signore, salvami!». La mano di Cristo è lì, pronta ad afferrarti ogni volta che non ce la fai. Ma ciò non toglie la responsabilità della risposta: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Il vento contrario? Non è colpa sua se sei affondato! Cerchi sicurezza in qualcosa che è esterno a te? Non è garantita. Può dartela come può non dartela. L’unica sicurezza che ti è data di avere è nella presenza di Colui che può, nella fiducia che Lui ha in te, nella possibilità di condividere con Lui le meraviglie del Suo essere lì per te. Timori e paure scompaiono, se guardi e ascolti chi sei nella prospettiva di Chi ti ha pensato… Si placa ogni contrarietà quando sei e ti pensi con Lui. Perché davvero è il Figlio di Dio. Ma tu non sei da meno!

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