Domenica VI di Pasqua

Gesù è in mezzo ai suoi anche attraverso il suo Spirito. In tal modo si rafforza la relazione tra il Risorto e coloro che lo riconoscono. La fedeltà alla sua parola, perciò, non ha nulla di servile: si tratta di un atto d’amore, che si esprine nellaccoglierlo e nel seguirlo come rivelazione dell’amore del Padre in tutti i contesti di vita. Il cristianesimo non può diventare nè moralismo, nè formalismo. Non è una teoria, nè un insieme di regole e neppure un apparato di usi e costumi a cui conformarsi per abitudine. E’ scelta di vita, è esperienza di una relazione forte e profonda. Una relazione che non si riduce a esteriore conformismo, ma umanizza perchè avvicina a Dio. Il Vangelo di oggi proclama la promessa rassicurante di Gesù: non vi lascerò orfani, ritornerò da voi! Le parole di Gesù assumono però significati profondi: esse rivelano la volontà di presenza, e il progetto di comunione da realizzare nell’umanità. Per questo Gesù affida ai discepoli le sue consegne per il tempo successivo alla risurrezione, il tempo dello Spirito e della Chiesa. E’ in questo tempo che, nello sforzo dello Spirito, l’annuncio e la testimonianza del Vangelo potranno produrre gioia, come la I^ lett.  racconta a proposito della predicazione di Filippo. E’ in questo tempo della Chiesa che noi, nello Spirito, potremo adorare il Signore nei nostri cuori, come esorta a fare la II^ lett. e a rispondere a chiunque domandi ragione della nostra speranza.

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