Domenica V del tempo ordinario

Sulle tue tracce

Gesù esce dalla sinagoga e va a casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. Davanti a quella porta si riunisce tutta la città. Non è più il luogo che parla della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, perché Dio va ovunque. Tocca la vita di ognuno, entra nella sua storia, in quello spazio di tempo che è il suo presente. A casa di Simone la suocera era a letto con la febbre. La febbre: una presenza che domina il suo momento. Gesù si avvicina, la fa alzare prendendola per mano. E la febbre la lascia. Gesù è attento a che alcuna cosa tenga soggiogato l’uomo. Niente di grave come una febbre passeggera? Sì. È grave il fatto che alla persona sia impedita di essere quello che è. È la gravità della non libertà. Quella donna, stando a letto, non poteva vivere pienamente la presenza di Gesù nella sua casa. Era condizionata dal suo malessere. Non è lei a chiedere di essere alzata. Sono gli altri a parlare a Gesù di lei. Anche a noi è possibile rendere operativa la presenza di Cristo nella vita nostra e di chi abita il nostro quotidiano. Se tutto riferiamo a Gesù, Gesù si fa prossimo e restituisce piena libertà. La nostra responsabilità prima sta nella presunzione di scegliere noi cosa riportare a Gesù e cosa no. Disturbi il Maestro per così poco? Non esiste un poco o un tanto. Lì dove Lui arriva, c’è libertà. Per questo la febbre lascia la suocera di Simone e lei può servirli, per questo coloro che stanno male sono guariti, e quelli che sono tormentati dai demoni ritrovano la bellezza del ritorno a se stessi. Gli unici che non hanno libertà con Gesù sono i demoni a cui non è permesso di parlare. Lo conoscevano bene loro, i presenti invece stavano iniziando a conoscerlo. Sarebbe servita a qualcuno la loro parola? No, perché era una parola coniugata nella lontananza da Dio, generatrice di schiavitù per l’uomo, una parola vera che avrebbe indicato l’identità di Lui, ma una parola falsa perché incapace di sottomissione al Mistero, piena di un sé rivale.

Gesù, come era uscito dalla sinagoga, esce dalla casa di Simone. Non resta fermo il Maestro: la vita divina toglie continuamente le tende dalle dimore umane, perché non si viva l’inganno dell’accomodarsi sull’avvenuto. Tutti ti cercano! A Gesù non interessa. Ha seminato semi di guarigione e di liberazione, ha lasciato cadere nei cuori semi di vita eterna. La ricerca è salutare, il possesso di una presenza sarebbe dannoso. C’è bisogno del tempo necessario a custodire i semi del vissuto perché germoglino. L’invito ad andare sempre altrove disorienta i nostri bisogni di stabilità e anche il nostro bisogno di sentirci accuditi continuamente. Andare altrove a lasciare parole di liberazione e profumo di umanità nuova: ecco la via tracciata da Gesù. Mettersi sulle sue tracce, sì, possiamo… non per farLo tornare a noi, ma per andare noi con Lui

Il Vangelo dei piccoli

Gesù fa tante cose. Ma una cosa meravigliosa tra le altre è che non sta mai fermo. Cammina, va, cerca gli altri, se ne va per conto suo, accoglie chi ha bisogno di lui… E questo suo “movimento” sta a indicare la vita che si rigenera di continuo. Dice Gesù: “Io faccio nuove tutte le cose”. Questo significa che una cosa non è mai uguale all’altra, se fatta da lui. La febbre lo ascolta e lascia la suocera di Pietro, così che lei si può alzare. I malati guariscono. Ma di quale guarigione si parla? Solo di quella fisica? Troppo poco!!! Quando Gesù passa accanto, è il cuore che guarisce perché da chiuso che era si apre e lascia passare tutto l’amore ricevuto, senza volerlo più trattenere solo per sé. È come se Gesù mettesse un sentiero dentro di noi e ci chiedesse di camminare sicuri. È il sentiero speciale di chi è amico Suo! Ma lo conosce e lo vede solo chi ha gli occhi interni. Prova a chiudere gli occhi esterni, e guarda dentro il tuo cuore con gli occhi interni. Cosa vedi? Dalla risposta che darai potrai capire quanto sia importante guarire il cuore. È malato il cuore quando fa un palco a se stesso e cerca continuamente applausi a ciò che fa. Agisce non perché pensa che sia utile e buono ciò che fa’, ma solo perché gli altri riconosceranno ciò che ha fatto. È come una febbre questo cercare sempre gli applausi degli altri. Sei capace di valutare da te se sei bravo o no. Perché cerchi di saperlo dagli altri? E se non sei bravo come ti dicono, cosa succede? È bravo chi fa le cose perché le pensa giuste e buone e le sceglie, anche se poi magari viene preso in giro e invece di ricevere i complimenti riceve brutti giudizi. Gesù, lui sì, che può dirti: Non mi piaci! Ma tu pensi che Gesù te lo dica? Se sei bravo, sei contento, e questo ti basta. Se non sei bravo, sei contento lo stesso, perché ti basta sapere che Lui ti ama ed è lì pronto ad aiutarti a guarire il tuo cuore!

Storia – La malattia più grave

Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo.

I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l’infarto.

Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: “L’indifferenza!”.

Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato.

Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.

E lo scienziato disse: “Accorgersene!”

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