Domenica III^ di Quaresima

L’intuizione che si fa largo nel cuore della donna samaritana, ossia che la sua profonda sete possa essere placata da colui che le sta davanti e che le parla in modo misterioso, può guidare anche la nostra fede. La sua ricerca finora deludente troverà in Gesù finalmente risposta: quando lei lo riconoscerà come profeta e inviato da Dio. E’ allora che lei stessa diventa evangelizzatrice per i suoi concittadini. La liturgia ci invita a cogliere nel colloquio di Gesù con la donna samaritana il richiamo alla presenza dello Spirito che rivela a noi la verità di Gesù e la verità su noi stessi. Il simbolismo della sete, nel Vangelo, aiuta a passare dal piano puramente fisico a quello delle aspira-zioni più profonde, al desiderio di vita che attraversa la nostra esistenza. Riconoscere questo desiderio è la condizione per accogliere la rivelazione dell’amore di Dio, che in Gesù offre risposta a ciò che cerchiamo. Così nella prima lettura l’invocazione”Dacci acqua da bere” diventa espressione e invocazione di fede in Dio: nell’acqua che scaturisce dalla roccia si fa percepibile la misericordia di Dio verso un popolo ribelle e ostinato. L’acqua, dunque, è nella liturgia di oggi immagine dominante dell’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori, come ci conferma la seconda lettura. Non c’è altra fonte dove lo spirito umano possa veramente dissetarsi se non nella fonte della Verità  e Vita che è Gesù Cristo e la sua Parola.

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