Domenica di NATALE

La nascita del bambino Gesù a Betlemme è mantenimento delle promesse del Signore attestate dalle scritture. Egli è dunque il modo in cui si manifesta la fedeltà di Dio all’uomo. Il Salvatore nasce nella storia, in un luogo e in un tempo preciso: egli dunque viene a salvare l’uomo nella sua condizione concreta. Infine Gesù, Figlio del Dio vivente, è vero Dio e vero uomo, così che tutta l’umanità guadagna in lui una rinnovata dignità, che non le potrà più essere tolta.

Oggi è nato un bambino, grazia di Dio e speranza degli uomini 

“Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.
Soltanto la contemplazione può semplificare la nostra preghiera per arrivare a constatare la profondità della scena e del segno che ci è dato. Una mangiatoia, un bambino, Maria in contemplazione, Giuseppe meditabondo: “Veramente tu sei un Dio misterioso!”. Il Padre, il solo che conosce il Figlio, ci conceda di riconoscerlo affinché l’amiamo e lo imitiamo.Nessun apparato esteriore, nessuna considerazione, nel villaggio tutto è indifferente. Solo alcuni pastori, degli emarginati dalla società...
E tutto questo è voluto: “Egli ha scelto la povertà, la nudità. Ha disprezzato la considerazione degli uomini, quella che proviene dalla ricchezza, dallo splendore, dalla condizione sociale”. Nessun apparato, nessuno splendore esteriore.
Eppure egli è il Verbo che si è fatto carne, la luce rivestita di un corpo. Egli si trova nel mondo che egli stesso continuamente crea, ma vi è nascosto. Perché vuole apparirci solo di nascosto?
Egli fino ad allora era - secondo l’espressione di Nicolas Cabasila -, un re in esilio, uno straniero senza città, ed eccolo che fa ritorno alla sua dimora. Perché la terra, prima di essere la terra degli uomini, è la terra di Dio. E, ritornando, ritrova questa terra creata da lui e per lui. “Dio si è fatto portatore di carne perché l’uomo possa divenire portatore di Spirito”,  dice Atanasio di Alessandria.
“Il suo amore per me ha umiliato la sua grandezza. Si è fatto simile a me perché io lo accolga. Si è fatto simile a me perché io lo rivesta”.

Per capire, io devo ascoltare lui che mi dice:

“Per toccarmi, lasciate i vostri bisturi... Per vedermi, lasciate i vostri sistemi di televisione...  Per sentire le pulsazioni del divino nel mondo, non prendete strumenti di precisione... Per leggere le Scritture, lasciate la critica... Per gustarmi, lasciate la vostra sensibilità...” (Pierre Mounier)

 La Verità

 chi chiude le porte a Cristo, non la trova …
 Bernadette Soubirous

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