Domenica delle Palme, Sussidio di preghiera personale, in famiglia e per i giovani. Celebrazione Penitenziale Settimana Santa, Triduo in casa. Orari S.Messe di Papa Francesco e Vescovo di Treviso Michele Tomasi

Sussidio preghiera personale Domenica della Passione del Signore 2020

Sussidio preghiera in famiglia Domenica della Passione del Signore 2020

DOMENICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE Giovani

Prepariamo la Pasqua 2020 Introduzione e schema Triduo in casa

Celebrazione Penitenziale Settimana Santa 2020

Orari celebrazioni e dirette Papa Francesco e Vescovo di Treviso Michele Tomasi

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“Farò la Pasqua da te, con i miei discepoli” (26,18). Inizia una Settimana Santa speciale. Siamo tutti reclusi in casa, raccolti in famiglia. Sembra proprio che quest’anno Gesù voglia venire a fare Pasqua con i suoi discepoli dentro casa nostra! È un’occasione davvero unica, che ci riporta alle origini di questa festa, sorta nella dura notte della fuga dall’Egitto, quando il popolo celebra la liberazione consumando un agnello nel circolo ristretto della famiglia. Così è stato per la Chiesa dei primi secoli: il gusto di una celebrazione domestica, che richiamava proprio la notte del dolore e la luce sfolgorante della risurrezione, che Gesù anticipa nella sera dell’ultima cena.

“Farò la Pasqua da te”, nell’intimità della tua casa. Siamo noi quel “tale” interpellato dai discepoli, affinché mettesse a disposizione la sua sala perché Gesù “possa mangiare la Pasqua” (26,17). E di segni di intimità è intessuto il racconto di Matteo, che narra le drammatiche vicende delle ultime ore del Maestro fra noi.

Vi è l’intimità di una tavola imbandita, di un banchetto che fa memoria dei legami d’affetto di un popolo e di una famiglia, legami nei quali si realizza ogni giorno la presenza del Dio che salva. Mangiare assieme significa condividere la vita, farsi carico del vissuto dell’altro, partecipare dei suoi progetti e aprirsi a consegnare i propri. La tavola preparata e il cibo semplice, ma che nutre, è il luogo della cura e dell’amore che genera speranza: pensiamo alle nostra mamme e nonne, che con tanta premura inventano ricette nuove per rendere più fraterna la vita in casa e addolcire i rapporti tra vicini. A tavola Gesù si consegna ai suoi, nel pane spezzato e nel vino versato: desideriamo gustare questo sapore di intimità quando accediamo alla celebrazione eucaristica. Chissà che questo tempo di digiuno dal Corpo e Sangue di Cristo non ci restituisca la consapevolezza di un dono per nulla scontato!

Vi è poi l’intimità del Getsemani, dell’agonia e dell’angoscia. Lì dove Gesù affronta la decisione ultima di andare fino in fondo nel dono di sé, quando la tristezza scende nel suo cuore e irrigidisce le membra, accanto a lui ci sono i tre discepoli più intimi. La sofferenza necessita di sostegno e consolazione da parte di amici e confidenti. Portare il peso l’uno dell’altro è gesto di grande intimità, e anche Gesù ne ha bisogno. Egli lo ha fatto per tutti, e si prepara a farlo fino in fondo, portando la croce sul Calvario per espiare il peccato e il dolore del mondo. I suoi amici, però, non sanno fare altrettanto, si addormentano, lo rinnegano: l’intimità a volte è dura, troppo dura, e potremmo desiderare di evaderla, di sfuggirla. A volte è la storia che ne traccia i confini: tante vittime di questi giorni di prova muoiono senza la consolazione dei loro cari; ma è anche vero che tanti innocenti dell’umanità, da sempre, lasciano questa vita senza il rispetto e la cura che merita ogni figlio di Dio. Gesù ci invita a condividere la sua intimità dolorosa perché non dimentichiamo mai i suoi fratelli e amici – i poveri – che non hanno accanto nessuno a consolarli.

Vi è anche l’intimità coniugale che si affaccia nella vicenda del processo di Gesù. Matteo racconta della moglie di Pilato, che mette in guardia il marito perché “quel giusto” (27,19) l’ha molto turbata in sogno, nell’intimità del sonno. Una donna intuisce e suggerisce uno sguardo più profondo, la necessità di un altro registro per guardare al mistero. Come ci sentiamo toccare da questo spiraglio di dolcezza e premura femminile, da questo dialogo di sposi nel quale la forza dell’amore tenta di scardinare le vili consuetudini della violenza! È un appello a ritrovare il senso della nostra convivenza familiare, nel reciproco ascolto, nell’attenzione agli altri, nella custodia dei valori più autentici che spesso riaffiorano quando nel talamo nuziale ci si spoglia delle proprie maschere. Gesù chiede permesso di essere Signore anche della nostra relazione più intima, quella sponsale.

E in tanta vigorosa intimità, ci sentiamo attratti ma anche chiamati a una irrinunciabile responsabilità. Poiché la confidenza dei rapporti familiari e amicali è un appello a farsi carico dell’altro, senza scampo. Forse per questo ci fa meno paura una esistenza frenetica e un tempo oberato di corse e di impegni, che rimpiangiamo mentre poi, nel viverlo, lo rifiutiamo e ci lamentiamo. Il tempo rallentato dell’intimità ci disarma, ci svela l’uno all’altro, ci smonta ogni scusa: non possiamo evadere alla verità di noi stessi. E così dobbiamo scegliere.

Forse quel “tale”, come pure il Cireneo (27,32), non ebbero molte opportunità di scelta: si trovarono dentro la vicenda di Gesù quasi per caso. Ma Pietro, Giacomo e Giovanni, Giuda e gli altri discepoli, Pilato…: loro no, loro furono posti davanti a una scelta responsabile: ‘voglio davvero stare con Gesù?’. Più cresce l’intimità con lui e si affaccia a noi l’esperienza del suo amore, più siamo chiamati a una risposta. E questa risposta, purtroppo, può essere di fuga, di rifiuto, addirittura di aggressione e di rabbia. Gesù lo sa bene, perché conosce il cuore dell’uomo. Eppure corre il rischio, desideroso com’è di scendere fin nel più intimo di ciascuno di noi. Lì dove abitano le nostre paure e siamo più vulnerabili, si affaccia il volto del Signore, che sarà sfigurato anche dal nostro orgoglio e dalle nostre codardie. Eppure, non ci lascerà soli.

Perché l’intimità che in Gesù si rivela e che trasfigura ogni altra esperienza di confidenza è quella con il Padre. È il rapporto con Lui che non si affievolisce, che rende lo spazio del dolore un assoluto dono di amore. Nell’angoscia dell’Orto come dentro il grido della croce, in Gesù mai scompare la relazione vitale con Colui che lo ha mandato. L’intimità salvifica del Figlio con il Padre, per fare solo la Sua volontà, svela il cuore del mistero e ci spinge a scegliere, con fiduciosa responsabilità, di diventare anche noi intimi a Lui. Anche in famiglia può accadere la Pasqua, nella misura in cui tutti assieme ci riscopriamo figli amati al cospetto del Padre, che facendosi prossimo al Figlio Gesù anche nell’ora estrema della morte, trasforma in vita grazie all’amore ciò che ai nostri occhi può sembrare solo disperazione.

Gesù, in questa passione, quest’anno più che mai, sceglie di venire a casa nostra per stare nella nostra intimità. Desideroso di trasfigurare le nostre relazioni, soprattutto quelle più quotidiane, nelle gioie e nelle fatiche. Desideroso anche, proprio attraverso di esse, di scavare la profondità del nostro cuore, per far fiorire vita dalle spine.

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