Domenica della SS. TRINITA’

La professione di fede cristiana in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo trova nelle pagine bibliche di oggi una sua traccia storica fondativa, sia quanto alla rivelazione di essa da parte di Dio, sia quanto alla densità profonda della sua formulazione. E’ già significativo il fatto che sia in Esodo (I° lett.)  sia nel quarto Vangelo (3° lett.) l’identità misteriosa di Dio non è presentata quale conclusione della ricerca umana di Dio e del suo ‘volto’; ma sulla soglia del suo mistero si vive piuttosto l’esperienza di un incontro, di un dialogo che Dio apre con noi. Già da queste precisazioni circa i testi della Parola di Dio odierni si comprende che il mistero della SS. Trinità prevede e richiede non tanto competenti che ne parlino come di un ‘argomento’ che si conosce e si insegna, quanto testimoni di una ricerca in atto e di una relazione viva e umile sempre aperta. Credenti in ginocchio con l’atteggiamento di Mosè davanti al “roveto ardente”, oppure di lui sul Sinai quando chiede a Dio di mostrargli la sua ‘gloria’ (cfr. Es.33,19). Proprio all’opposto di quanto il popolo d’Israele aveva fatto ai piedi del Sinai (Es 32,1-69), quando aveva preteso di dare un volto a Dio, riducendolo a un idolo. Il Vangelo ci fa ascoltare una densa formula del Credo cristiano. La prima lettura ci presenta la grande misericordia di Dio di fronte alla fragilità dell’uomo, mentre S. Paolo (II° lett.) invita a lasciarsi abbracciare da Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

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