Domenica 30^ del Tempo Ordinario

MEDITAZIONE

Chi si esalta sarà umiliato. Umiliato o umile? L’uomo è chiamato ad essere umile, non a essere umiliato tanto meno può permettersi di umiliare l’altro. E allora da chi sarà umiliato chi si esalta? Dalla vita. Ed è comprensibile che ciò avvenga. Chi mette se stesso in alto, si snatura, perché l’uomo è humus, terra insufflata di spirito. Sarà portato in alto chi sta al suo posto, con i piedi per terra: il Signore lo solleverà su ali di aquila…

Tutte le parabole di Gesù portano con sé un insegnamento di vita, ma alcune hanno in sé qualcosa di più particolare in quanto sono contestualizzati i destinatari. La parabola di oggi è per chi presume di essere giusto e disprezza gli altri. Quindi può dirsi rivolta a me, a te, a tutti. È un vizio abbastanza diffuso quello del giudicare dall’alto della propria autosufficienza quanti si accostano a sé. Di fronte al Signore tutti noi presumiamo di essere giusti, ma, diciamocelo francamente, è illusorio porsi come obiettivo di vita il sentirsi a posto! Come si può pensare di non avere altro da poter espletare? Chi presume di sé ha davvero una bassa statura! Si può pensare di non aver debiti con l’Immenso, noi, pugnetto di carne? Gesù ci rimanda due immagini simbolicamente efficaci per la nostra comprensione. Due uomini. Entrambi salgono al tempio a pregare. Il loro essere uomo è identico, cambia la veste sociale: uno è fariseo, osservante della legge, l’altro è pubblicano, fuori legge. Entrambi iniziano dicendo: O Dio. Ma il fariseo prega tra sé. Già questo atteggiamento la dice lunga sul senso della sua preghiera: non ha bisogno di Dio, lui è fedele a tutto ciò che Dio ha chiesto al popolo. Quindi, la legge è più di Dio. Se anche volesse aggiungere qualcosa a ciò che aveva detto, non ha più possibilità! Interessante che il fariseo stia in piedi. È più che una preghiera, un tu a tu, alla pari. Tu mi hai chiesto, io ti do. Basta, siamo pari. Sarebbe da lodare per la sua fedeltà se avesse ricordato tutte le sue buone azioni e avesse evitato di confrontarsi con il pubblicano. Dove il fariseo è imperdonabile? Nel suo voler coinvolgere il Signore nel disprezzo sull’altro. Andava bene che lui non fosse ladro, ingiusto, adultero, pubblicano. Ma il fatto che se ne vanti a scapito di chi gli sta affianco, questo no! Qui la sua osservanza marcisce… Il pubblicano invece non guarda se stesso, anche se ha gli occhi su di sé e non osa alzarli verso il cielo. La sua attenzione è a Dio. Non si gloria di sé, si guarda per quello che è, è sincero nel suo pregare: riconosce di essere peccatore e di aver bisogno della pietà di Dio. Lui prega, ha bisogno di Dio per vivere. Al fariseo che Dio ci sia o no poco importa. Il pubblicano mantiene le distanze, e questo lo fa grande. La confidenza non annulla la realtà. Dio è più dell’uomo. Chi si fa piccolo, sarà portato in braccio. E non si fa piccolo per finta, si fa piccolo perché sa di essere piccolo, e gli sta bene così, non aspira ad altro! Allora sì, la benevolenza del cielo scalderà il cuore dell’uomo umile.

CONTEMPLAZIONE

La preghiera dell’umile penetra le nubi… Non desidero altro, mio Dio, che restare qui ad aspettarti. So che tu verrai a me, e non correrò il rischio di perderti. Se esco da me, e ti vengo a cercare, chissà se ritrovo la strada. La preghiera è la via unica del mio desiderio. Chi più di te sa se vale la pena ascoltare ciò che penso e attendo o lasciarlo cadere? Perché continuare a logorarmi per ottenere oggetti di soddisfazione quando a malapena riesco a discernere ciò che è utile alla mia pace? Signore, fai tu. Io sono qui, davanti a te. Ho fiducia che tutto ciò che tu scegli per me, ve bene. Amen.

Il Vangelo in mano ai piccoli

Se tu pensi di essere giusto in ciò che fai, parti male… perché non consideri che sei fallibile. Che parola difficile! Fallibile, cioè capace di sbagliare. Spesso quando tu fai una cosa, senti l’incertezza, perché non sai se è bene fare in quel modo oppure in un altro. Magari fai quello che ti senti, ma capita a distanza di tempo, quando ci ripensi, che ti accorgi di non aver scelto proprio il modo migliore per farla, che ce n’erano altri forse migliori. Quando ci sentiamo super sicuri, corriamo un grosso rischio… che non valutiamo tutte le cose e sbagliamo. C’è una frase in latino che bisogna ben tenere in cuore: “Errare humanum est – Sbagliare è dell’uomo”. E allora siamo presuntuosi se ci impegniamo a non sbagliare mai. L’unico impegno che possiamo impegnarci a mantenere è quello di amare, di rialzarci quando andiamo a terra, di rivolgerci a Gesù per farci aiutare. Da soli possiamo fare poco, con Lui possiamo fare tutto. Oggi nel vangelo si parla di un uomo che pensa di essere perfetto (il fariseo) e si vanta di se stesso e di un uomo che sa di essere peccatore (il pubblicano) e chiede aiuto al Signore. Chi ascolterà il buon Dio? Sicuramente chi si accosta a Lui con sincerità. Chi pensa di saper fare tutto, non ascolta nessuno: diventa sordo di fronte a Dio, alla vita, agli altri e va per conto suo. Sai che tristezza! Se non disprezzi nessuno, la vita è più bella perché vivi con l’amicizia in cuore e Gesù è il primo dei tuoi amici.

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