Domenica 28^ del Tempo Ordinario

Tornare indietro

Mentre essi andavano, furono purificati. Mentre andavano… una parola davvero per noi, che andiamo e, pur rendendoci conto del cambiamento che sta avvenendo in noi, non sentiamo l’urgenza di tornare indietro perché l’andare avanti ci prende, la ricchezza della novità, il poter recuperare il tempo perduto… Eppure non si può passare sotto silenzio la grandezza dell’amore ricevuto. Quante cose passano come “scontate” nelle nostre giornate! E non sono “scontate”. Ce ne rendiamo conto quando un piccolo imprevisto ci blocca, ci rende incapaci di… Basta una congiuntivite allergica per impedirci di vedere nei dettagli o un malessere alla schiena per toglierci la libertà di movimento. Allora ci ricordiamo della preziosità della buona salute di cui mai rendiamo grazie. Un samaritano, uno straniero, ha apprezzato e riconosciuto il dono ricevuto. E proprio allo straniero viene riconosciuta da Gesù la fede, quella che gli altri non hanno dimostrato di avere. Lo stupore del ritrovarsi oggetto di amore, ecco il miracolo della fede. La vita di quest’uomo si è sanata interamente perché, andando dai sacerdoti, ha portato con sé anche l’incontro con Gesù. Il suo cuore si è allargato a molto di più che a un ritorno alla vita precedente. Nel suo tornare indietro a vivere il momento della guarigione con il Maestro ha dato alla sua vita il respiro dell’eternità.

MEDITAZIONE

Tornò indietro lodando Dio a gran voce Hai provato mai a tornare indietro, negli spazi di vita già vissuta, per riconoscere i momenti di incontro con il Signore, momenti che sono stati l’inizio di tempi nuovi? In quel tornare indietro c’è tutta la grandezza dell’uomo. Chi non si esercita a far memoria della grazia ricevuta, non ha gli occhi per vedere neanche quella che attualmente riceve e sta sempre proteso a ricevere altro! Quanta ingratitudine ci abita …

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava… Si va verso una direzione ma nel frattempo si incontrano altre realtà. Realtà che interpellano, che non lasciano indifferenti, soprattutto se si ha, come è auspicabile, il cuore aperto alla vita in ogni sua espressione. Si parla di incontri, perché il più delle volte non c’è bisogno di andare a cercare le occasioni, queste vengono da sé; sta a noi il rendercene conto e il viverle come possibilità di scambio esistenziale. A Gesù vanno incontro dieci lebbrosi. Si fermano a distanza. Quanto è triste questo modo di vedere: questi uomini sono non più considerati come tali, ma identificati con la loro sventura. Sono dieci uomini malati di lebbra, diventano dieci lebbrosi. Un aspetto della loro vita viene esteso a tutta la loro persona e non c’è più distinzione. Il rischio del contagio c’è, quindi chi ha la lebbra deve stare lontano. Quella distanza si fa colpevolezza, quasi fosse indice di male meritato. Gesù, entrando nel villaggio, diventa per loro una speranza di ritorno, la speranza del tornare ad essere uomini, degni di convivenza, di attenzione, di relazioni, degni di essere chiamati per nome. Riconoscono in Gesù il Maestro e chiedono per loro lo sguardo della pietà. Gesù li vede e rispetta la loro posizione di distanza. Li raggiunge però con la sua parola che è più che medicina, è già ritorno. Dice infatti: Andate a presentarvi ai sacerdoti, che è il passo successivo alla guarigione. Chiede loro questa fiducia. Incominciate ad andare come lebbrosi, per via vedrete la vostra guarigione. Loro vanno, e strada facendo si vedono guarire. È una costante nella storia di Dio questa modalità di salvezza. Vai e poi ti dirò… vai e poi ti spiegherò… vai e poi vedrai… La vita nel cammino cresce, si rafforza, si apre a nuove esperienze. Il primo passo è sulla fiducia di una Parola vivente, la Parola di chi ha lo sguardo più ampio e sa dove ti porteranno i tuoi passi. Ai lebbrosi Gesù indica la meta: Andate a presentarvi ai sacerdoti. La sicurezza dell’andare è data. Quello che si richiede è il muoversi verso, appoggiandosi non a se stessi ma a Colui che ha pronunciato parole per noi. Tutti sono purificati. E la gioia dell’avvenimento inonda la loro vita e li rinnova. Nove continuano ad andare e portano con sé la novità ricevuta gratuitamente, uno sente il bisogno di tornare indietro, ai piedi di Gesù che lo ha fatto rinascere. La gratitudine è ciò che ci rende Chiesa: riconoscere a Cristo l’origine di ogni meraviglia nella nostra storia e rendere grazie per la gratuità di cui siamo stati resi partecipi, condividere con i fratelli questa appartenenza di stupore al progetto di Dio. Maria ce lo insegna quando esulta nello Spirito e magnifica l’Onnipotente.

Il Vangelo dei piccoli

Gesù è in cammino. Questa esperienza di Gesù tra gli uomini ci parla di quanto piaccia a Dio stare con noi. Lui viene a camminare sulle nostre strade perché noi possiamo andare a incontrarlo quando vogliamo o anche perché possiamo incrociare il suo sguardo mentre andiamo per conto nostro. Sta di fatto che non tiene lontano nessuno da Sé. Anche quando noi viviamo nel male e contagiamo di male chi sta vicino a noi, possiamo gridare a Gesù e Lui ci guarisce dal male. La lebbra del peccato non si vede, ma c’è e fa male ovunque. Tu pensi che una tua mancanza di amore faccia del male solo a te e a chi la riceve? No. Quella mancanza si ripercuote in tutto il corpo della Chiesa; succede come quando nel tuo corpo ti fa male una parte. Sta male tutto il corpo. Se ti fa male un dito, stai male per intero. Così se ti fa male un dente o lo stomaco… Questa cosa vale anche per il bene. Se tu stai in salute, stanno bene tutte le parti del corpo. Così se tu vivi donandoti, il corpo della Chiesa riceve quel dono, anche se il dono tu lo vivi nel tuo paese, con le persone più vicine. Allora sappi che la tua vita è legata a quella di molte altre persone. Se poi pensi che Gesù è il cuore del mondo, la tua vita è legata alla vita di ogni persona nel mondo. Per trasmissione di sangue (il sangue di Gesù) si porta vita o morte a tutti. Gesù guarisce dalle ferite del peccato, ma la tua libertà ti fa andare lontano da Gesù (tanto ormai sei guarito) o tornare a Lui per manifestargli la tua gioia. Vedi tu quello che vuoi fare. Certo se torni da Gesù e vivi con Lui qualsiasi cosa, tutta la tua vita si trasforma, perché Gesù è Gesù! Niente e nessuno possono sostituirlo. Ma ci pensi? Dio per guardarti negli occhi si è fatto piccolo! Lui, immenso, si è fatto uomo, uno di noi. Non vuoi incontrarlo? Lasciati guardare e guarirai.

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