Domenica 22^ del Tempo Ordinario

“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

I grandi maestri dicono che sarebbe meglio non darsi subito come obiettivo l’umiltà. Fissare questo obiettivo fin dall’inizio, significa scivolare impercettibilmente verso una sottile “sufficienza”. Ciò può portare in seguito ad una eccessiva considerazione di se stessi, mentre l’umiltà consiste essenzialmente nel volgere il proprio sguardo al di fuori di se stessi, verso Gesù e verso le grandi realtà della fede, come la grandezza di Dio e la piccolezza dell’uomo, l’eternità e la limitatezza del tempo, la speranza del paradiso e la minaccia proveniente dalle nostre debolezze, la bellezza della santità e l’orrore del peccato.

“Chi si umilia sarà esaltato”. Per diventare umili, bisogna cominciare ad amare. È quello che ha fatto Gesù. L’amore misericordioso l’ha fatto scendere dal cielo. L’amore l’ha spinto sulle strade della Palestina. L’amore l’ha condotto a cercare i malati, i peccatori, i sofferenti. Lo stesso amore l’ha portato, senza indugi, alla sua meta, il Calvario, dove “umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8).

 L’umiltà è stata la forma esteriore della sua carità divina e il suo accompagnatore esterno. L’umiltà è stata un atteggiamento proprio della santa Madre che, per la sua purezza, fu a Dio gradita e, per la sua umiltà, attirò Dio a sé, perché Dio “resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia” (Gc 4,6). Maria era umile perché amava la volontà di Dio e delle persone che erano intorno a lei.

“Chi si umilia sarà esaltato”. Come possiamo noi mettere in pratica questa frase del Vangelo? Dovremmo darci come obiettivo la carità primordiale del Vangelo e cercare di servire tutti quelli che incontriamo. Ogni persona è nostro Signore, e in ognuna di esse noi abbiamo il privilegio di servire Gesù.

Cedigli il posto

Chi si umilia, sarà esaltato. Ma chi si esalta, sarà umiliato… e poi ci chiediamo perché le news di ogni giorno sono sempre più tristi! Quante esaltazioni finite in umiliazioni…

E se assaporassimo di più il nostro essere “humus”?!

Amico, passa più avanti. Lo sguardo di Gesù ti cerca, non guarda il posto che occupa, cerca te, ti aspetta… puoi metterti ovunque, perché il posto ce l’hai nel suo cuore. E allora perché continui a metterti in mostra nel desiderio che qualcuno ti noti? Crea amicizia e il posto lo avrai, il posto riservato agli amici… accanto!

Gli occhi di tutti sono rivolti al Signore, per imparare o per criticare…è questione quotidiana che gli uomini cerchino i primi posti. Girare intorno alle persone più importanti nella società porta ad una avidità insaziabile, l’avidità del successo, di chi può ottenere tutto… Ciò che nella tua vita vale non è il posto che ti è assegnato di fronte agli altri, ma la considerazione che nutre per te la persona cui tieni di più. Puoi crederti importante per qualcuno e poi scoprire che non è vero, quando ti verrà detto senza mezze misure: Cedi il posto! Il tuo desiderio più lecito è che ti senta “amico”… e se ti senti amico, allora un posto vale l’altro. L’onore è in quel riconoscimento che viene senza che tu lo cerchi, è in quella relazione che non si nutre di circostanze e convenienze, ma gode di stare dietro le quinte dei giorni che passano, in una sorta di presenza discreta che tocca le soglie di una segretezza che si chiama “rispetto”. I banchetti non sono per gli amici ma per chi ne ha veramente bisogno: i mancanti, coloro che cercano in te la pienezza dell’attenzione, l’appoggio del camminare sicuri senza inciampo, lo sguardo nel buio dell’andare. Agli amici è sufficiente un panino mangiato tra un impegno e l’altro, o la crosta di una parola carpita quando è possibile. Perché cercare il contraccambio? Se stai in questo tipo di attesa, non dare banchetti, lasciati invitare perché forse la tua vita è povera, zoppa, cieca, e ha bisogno di fare esperienza di gratuità.

CONTEMPLAZIONE

Signore, tu sei tra gli invitati al mio banchetto… Ti invito in casa mia, ma forse ormai soltanto per le grandi circostanze, quando desidero avere attorno persone ragguardevoli a cui mostrare ciò che sono e ciò che faccio… Quanto vorrei tornare ad invitarti all’imbrunire, quando il buio scende sui passi stanchi del giorno e il cuore brama l’intimità di una parola, magari attorno a un fuoco acceso. Quanto vorrei tornare ad invitarti a venire con me mentre vado al lavoro e so di incontrare persone con pesi enormi sul cuore. La nostalgia della tua presenza tra le stoviglie accantonate per la fretta in attesa di un momento di quiete, la tenerezza di uno sguardo tra i fornelli accesi o il profumo che si diffonde tra i corridoi del mio angolo di vita che mi parla di amore. Non metterti al primo posto, anima mia! Non ne hai bisogno… ce l’hai già il primo posto nel cuore e nel pensiero di chi ti ha invitato… quale beatitudine cerchi? Quando vedi dei volti felici alla tua mensa e sai che oltre alla loro presenza non hanno altro da darti… quando la semplicità di un sorriso sostituisce la parola grazie che non esce da un cuore troppo preso dall’emozione… quando fai qualcosa per chi non si sente cercato da alcuno… qui è la ricompensa della vita. Cosa vuoi di più? Le relazioni che hai intessuto, queste ti salveranno e faranno della tua camminata nel deserto del tempo un’esperienza esaltante di grazia.

Il Vangelo dei piccoli

Non metterti al primo posto… Questa è una faccenda seria per tutti. Ognuno vuole essere il primo, vuole essere notato, cercato, amato come unico e per primo rispetto agli altri. Perché questo sentimento? Se uno è secondo o terzo, cambia qualcosa? Ciò che conta è quello che tu sei. Se tu vai in mezzo a una folla di cento persone e vedi tra i tanti un tuo carissimo amico, ce ne possono stare tanti davanti o dietro o accanto, ma il tuo sguardo si posa subito senza esitazione su lui, perché è tuo carissimo amico. Questo vale! Tra amici non ci sono questioni di primi o secondi posti, perché il posto è unico; e se anche gli amici possono essere diversi, ognuno ha il suo posto. È necessario allora togliersi dalla mente di cambiare posto, di mettersi in mostra, di avere successi… e mettersi in mente che l’unico posto che vale è rimanere nei propri panni, in modo da essere riconoscibile. La voce, i passi, il profumo, diventano segni inconfondibili per riconoscere le persone che occupano un posto nel proprio cuore. Qui è da cercare il posto da occupare, nel cuore!

Stampa Articolo Stampa Articolo