Domenica II^ del tempo ordinario

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. L’immagine evangelica rievoca due temi biblici: in primo luogo la figura profetica del ‘Servo’ di Dio, strumento di liberazione ed esempio di vita vissuta per gli altri, allo stesso tempo, e sempre in orizzonte di liberazione, il ruolo dell’a-gnello pasquale. Gesù è il compimento di queste figure antiche: è dunque il vero salvatore, il liberatore a cui è legata la speranza del nuovo popolo di Dio.  Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’esperienza, cui siamo stati introdotti attraverso il Battesimo. Giovanni Battista,, che appare quale primo testimone e modello della testimonianza cristiana, ci rivela il significato pro-fondo della identità che ci è stata donata dal Signore Gesù. Egli ci guida a scorgere nella persona di Gesù l’essenza della sua missione e ci invita a seguirlo. A questa esperienza può fare da introduzione la prima lettura: la missione del Servo di Dio, apparentemente sterile, si rivela invece feconda perché Dio stesso riconosce il lavoro faticoso e fedele del suo ‘servo’. Anche Paolo, nella seconda lettura, ci parla di una chiamata da parte di Dio: l’annuncio del Vangelo e la testimonianza resa a Gesù sono il suo ‘servizio’. A questo servizio è chiamata tutta la comunità cristiana: infatti il dono della fede non è per goderlo egoisticamente, ma per  testimoniarlo e annunciarlo con tutto l’entusiasmo della nostra riconoscenza per l’immensità del dono ricevuto, come afferma Pietro davanti al Sinedrio, pur essendo minacciato: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”.

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