Domenica 2^ del Tempo Ordinario

L’ora della chiamata

Il brano presenta il sapore dei fatti vissuti e ben impressi nella memoria, perché hanno cambiato la vita.
I discepoli hanno dato la loro fiducia a Giovanni il Battista. È sulla sua parola che “seguono” Gesù indicato come l’“Agnello di Dio”.
L’incontro con Cristo prende l’avvio da una domanda che gli viene rivolta: “Dove abiti?”. Ma subito si trasforma in un affidamento dei discepoli al mistero. Gesù risponde: “Venite e vedrete”. L’esperienza del condividere tutto convince i discepoli che Gesù è il Messia atteso.
L’incontro con Cristo non è un avvenimento superficiale: si configura come un sentirsi compresi e amati; cambia il nome, e – con il nome – cambia l’atteggiamento di fondo: “Tu sei Simone… ti chiamerai Cefa”. Il trovare Gesù – o meglio, l’essere trovati da Gesù – non solo muta l’esistenza, ma rende annunciatori della salvezza. A modo di traboccamento di gioia. A modo di esigenza di partecipare insieme alla vita nuova scoperta in Cristo.

Venite e vedrete 

Come non rimanere colpiti dalla sensibilità del piccolo Samuele, attento alla voce dell’essere misterioso che lo chiama nel tempio? Non appena il Dio vivente pronuncia il suo nome, il ragazzino si sveglia e si rende disponibile a un’esperienza di intimità che gli permetterà di riconoscere a sua volta e di chiamare per nome colui che gli parla. Qualcosa di simile avviene nell’incontro fra Gesù e alcuni dei suoi futuri discepoli. Un mistero di comunione comincia a delinearsi, in maniera irreversibile: il cielo mormora già dei nomi noti a Dio solo, in attesa che la terra, a sua volta, scopra e pronunci il nome divino. Sulle rive del Giordano, Gesù cammina lungo la via, con un atteggiamento di disponibilità, come se cercasse di risvegliare l’attenzione.
Sulla testimonianza del Battista che lo indica loro, due uomini cominciano ad accostarsi a lui, a seguire l’Agnello di Dio per rimanere presso di lui. “Venite e vedrete”… La risposta di Gesù è di una delicatezza straordinaria, senza ombra di costrizione: un invito a camminare liberamente verso la verità, grazie a quell’amicizia che si offre. In ogni rapporto profondo e sincero c’è sempre un momento privilegiato in cui si cerca di dare alla persona che si ama un nome segreto ed esclusivo. La tenerezza eterna del Cristo riserva a ciascuno di noi un nome che riceveremo nel regno, scritto su un sassolino bianco. Cefa è il nome che l’amore del figlio dell’uomo destina a Simone; ora Pietro dovrà meritarlo con la sua vita di discepolo, in attesa di chiamare anch’egli per nome, un giorno, il Figlio di Dio. Dei due discepoli che seguono Gesù, viene menzionato soltanto Andrea. Non è difficile indovinare che l’altro è il discepolo “che Gesù amava”. Ma sotto il suo anonimato potrebbe anche esserci ciascuno di noi, chiamato a scoprire il nome che l’amore del Cristo gli riserva per l’eternità.

Gesù, il tuo amore al Padre, la tua obbedienza, il tuo sacrificio fanno di te il vero Agnello che lava tutte le nostre colpe!
Noi vivremo vicino a te, ti accoglieremo nel tuo donarti nei sacramenti della Chiesa: i nostri peccati piano piano saranno cancellati, e noi ci avvicineremo sempre più al Padre: godremo del suo amore.

Stampa Articolo Stampa Articolo