Domenica 15^ del tempo ordinario

Una terra abitata da prossimi

Maestro, che cosa devo fare per essere vivo, per essere uomo vero? Gesù risponde con un racconto in cui è racchiusa la possibile so­luzione della storia, la sorte del mondo e il destino di ognuno.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Un uomo, dice Gesù. Guai se ci fosse un aggettivo, buo­no o cattivo, ricco o povero, dei nostri o straniero. Può essere perfino un disonesto, un brigante anche lui. È l’uomo, ogni uomo aggredito e che ha bisogno.

Ogni strada del mondo va da Gerusalemme a Geri­co. Il mondo geme, con le vene aperte; c’è un im­menso peso di lacrime in tutto ciò che vive, un o­ceano di uomini derubati, umiliati, violati, naufra­gati per ogni continente. È questo il nome eterno dell’uomo.

Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa stra­da.

Il primo che passa, un prete, un uomo spiritua­le, passa oltre. Ma cosa c’è oltre? Oltre il dolore, ol­tre la carne dell’uomo non c’è lo spirito, bensì il nul­la. Quel prete non troverà mai Dio. «Percorri l’uomo, dice sant’Agostino, e raggiungerai Dio». Uomo, via maestra verso l’assoluto!

Invece un samaritano che era in viaggio lo vide, ne ebbe compassione, gli si fece vicino. Un samaritano: uno straniero, un extracomunitario d’oggi, ha com­passione e si avvicina, scende da cavallo, forse ha paura, non è spontaneo fermarsi. Misericordia – a­vere cuore per il dolore – non è un istinto, ma una conquista. Bisogna avvicinarsi, vedere gli occhi, a­scoltare il respiro, allora ti accorgi che quell’uomo è tuo fratello, un pezzo di te. E nulla di ciò che è uma­no ti può essere estraneo. Il racconto di Luca mette in fila dieci verbi per de­scrivere l’amore: lo vide, si mosse a pietà, si avvi­cinò, scese, versò, fasciò, caricò, lo portò, si prese cura, pagò… fino al decimo verbo: al mio ritorno sal­derò il debito se manca qualcosa.

Questo è il nuovo decalogo, i nuovi dieci comanda­menti, una proposta per ogni uomo, credente o no, perché l’uomo sia uomo, la vita sia amica, la terra sia abitata da «prossimi», non da avversari.

Ma chi è il mio prossimo? Gesù risponde: tuo pros­simo è chi ha avuto compassione di te. Allora ricor­dati di amare i tuoi samaritani, quelli che ti hanno salvato, hanno versato olio e vino sulle tue ferite, e riversato affetto in cuore. Non dimenticare chi ti ha soccorso e ha pagato per te.

Li devi amare, con gioia, con festa, con gratitudine. E poi da loro imparare. Va e anche tu fa lo stesso. An­che tu diventa samaritano, fatti prossimo, mostra misericordia. Il vero contrario dell’amore non è l’o­dio, è l’indifferenza.

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