Domenica 10^ del Tempo Ordinario

Il Signore della compassione

Una donna, una bara, un corteo. Sono gli ingredienti di base del racconto di Nain che mette in scena la normalità della tragedia in cui si recita il dolore più grande del mon­do. Quel buco nero che in­ghiotte la vita di una madre, di un padre privati di ciò che è più importante della loro stessa vita. Quel freddo improvviso e spaventoso che ti stringe la gola e sai che d’ora in poi niente sarà più come prima.

Quella donna era vedova, a­veva solo quel figlio, che per lei era tutto. Due vite preci­pitate dentro una sola bara. Quante storie così anche og­gi, quante famiglie dove la morte è di casa. Perché que­sto accanirsi, questa dismi­sura del male su spalle fragi­li? Il Vangelo non dà risposte, mostra solo Gesù che piange insieme alla donna, e sono due madri che piangono, so­no due vedove. Gesù non sfiora il dolore, penetra den­tro il suo abisso insieme a lei. Entra in città da forestiero e si rivela prossimo: chi è il prossimo? Gli avevano chie­sto. Chi si avvicina al dolore altrui, se lo carica sulle spal­le, cerca di consolarlo, alle­viarlo, guarirlo se possibile. Il Vangelo dice che Gesù fu preso da grande compassio­ne per lei. La prima risposta del Signore è di provare do­lore per il dolore della donna. Vede il pianto e si commuo­ve, non prosegue ma si fer­ma, e dice dolcemente: “Don­na, non piangere”. Ma non si accontenta di asciugare la­crime. Gesù consola liberan­do. Si avvicina a una perso­na che, forse, in cuor suo sta maledicendo Dio: «Perché a me, perché a me? Cosa ho fatto?» Nessun segnale ci dice che quella donna fosse credente più fervida di altri. Ciò che fa breccia nel cuore di Gesù, il Signore amante della vita, è il suo dolore. Quella donna non prega, ma Dio ascolta il suo gemito, la supplica universale e senza parole di chi non sa più pre­gare o non ha fede, e si fa vi­cino, vicino come una madre al suo bambino. Si accosta al­la bara, la tocca, parla: Ra­gazzo dico a te, alzati. Leva­ti, alzati in piedi, sorgi, il ver­bo usato per la risurrezione. E lo restituì alla madre, resti­tuisce il ragazzo all’abbrac­cio, all’amore, agli affetti che soli ci rendono vivi, alle rela­zioni d’amore nelle quali sol­tanto troviamo la vita.

E tutti glorificavano Dio di­cendo: è sorto un profeta grande! Gesù profetizza Dio, il Dio della compassione, che cammina per tutte le Nain del mondo, che si avvicina a chi piange, ne ascolta il gemito. Che piange con noi quando il dolore sembra sfondare il cuore. E ci convo­ca a operare «miracoli», non quello di trasformare una ba­ra in una culla, come lui a Nain, ma il miracolo di stare accanto a chi soffre, lascian­dosi ferire da ogni gemito, dal divino sentimento della compassione. 

Il cucchiaino

Una vecchietta serena, sul letto d’ospedale, parlava con il parroco che era venuto a visitarla.

“Il Signore mi ha donato una vita bellissima. Sono pronta a partire”.

“Lo so” mormorò il parroco.

“C’è una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno voglio avere un cucchiaino in mano”.

“Un cucchiaino?”.

Il buon parroco si mostrò autenticamente sorpreso. “Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?”.

“Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alla cene delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo subito se c’era il cucchiaino vicino al piatto. Sa che cosa voleva dire? Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato”.
“E allora?”.

“Significava che il meglio arrivava alla fine! E proprio questo che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia bara si chiederanno: Perché quel cucchiaino? Voglio che lei risponda che io ho il cucchiaino perché sta arrivando il meglio”.

 

Da “Il segreto dei pesci rossi” – Bruno Ferrero

Un medico era assillato da un paziente che aveva una gran paura di morire.

“Come sarà quel momento, dottore? Che mi succederà?”.

Il dottore apri la porta della stanza per andarsene e il cagnolino del malato entrò di gran carriera. Abbaiando e scodinzolando di gioia, saltò sul letto e sommerse mani e volto del padrone di leccatine affettuose.

Il dottore disse: “Sarà proprio così. Qualcuno aprirà la porta e…”

 

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