5^ Domenica di Quaresima

L’insistenza di Gesù sulla misericordia senza limiti di Dio e il suo comportamento di accoglienza dei peccatori si urtano sempre con i “moralisti”, come il figlio maggiore della parabola di Lc 15, i quali pensano che servire Dio sia questione di opere che meritano necessariamente ricompensa. E dunque chi non è ligio a tali opere non solo non merita ricompensa, ma deve essere condannato a pene. Il tema centrale di tutta la liturgia della Parola di oggi è invece proprio l’incontro con Gesù che non si erge a giudice, ma che ci afferra nel profondo per cambiare la nostra vita. Questa forza ha un nome: perdono! E’ l’energia di cui ha bisogno la nostra comunità per non diventare vittima della violenza che può distruggerci. Il Vangelo di oggi, con l’adultera, rivela una profonda verità dell’esistenza umana: il vero peccato dell’uomo è la disperazione, ossia l’incapacità di fidarsi dell’amore di Dio, il non credere che Dio possa accoglierci al di là delle nostre azioni. Non solo con la parabola del figlio perdutosi e ritrovato dall’amore del padre, ma con il suo comportamento Gesù si rivela portatore del giudizio definitivo di Dio sulla vita umana, ossia di un giudizio di misericordia e di salvezza. Nella I° lettura il profeta intuisce che il Signore si serve di eventi e persone (qui Ciro) per liberare il suo popolo. La II° lett. parla dell’incontro trasformante con Gesù, che per Paolo è successo sulla via di Damasco.

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