4^ Domenica del tempo ordinario

Mandato a proclamare la liberazione, questo è il compito di Gesù nella sinagoga del suo paese, afferma essere suo proprio, ma questo è anche il compito di ogni credente e della comunità cristiana nel suo insieme. Tutti devono essere “profeti” sull’esempio di Gesù. Egli, però, è più che un profeta e parla non solo a nome di Dio, ma è Dio che parla attrverso di Lui. Il richiamo al primato di Dio e alla sua azione non può mancare nell’assemblea cristiana. E’ Dio infatti che crea unità, è il suo Spirito che trasforma la storia degli uomini e produce armonia e liberazione. Il Vangelo di oggi descrive le diverse reazioni nei confronti di Gesù che, nella sinagoga di Nazareth, si è manifestato come colui nel quale trovano compimento le Scritture. Lo stupore lascia presto spazio allo setticismo e all’ostilità. Così erano stati trattati anche i profeti. Come allora, anche oggi di fronte a lui e ai suoi discepoli la reazione è violenta, è reazione di rifiuto. L’annuncio della liberazione che viene da Dio può scomodare molti. Anche Geremia ha conosciuto il costo della fedeltà alla sua missione di profeta, che va, però, di pari passo con la garanzia del sostegno e della vicinanza da parte di Dio. Nella II^ lett. S.Paolo indica, non tanto nei carismi, ma nella strada dell’amore il vero servizio alla comunità, che diventa segno di Dio in mezzo a noi.

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