XXVII domenica del tempo ordinario

La Parola di questa domenica ci presenta il profeta Abacuc in piena crisi di fede, tanto da arrivare a rimproverare il Signore che sembra distratto e indifferente di fronte al male degli uomini.

Stanco e deluso il profeta innalza un grido: «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti?» (v.2); ed elenca a Dio tutto il male che ha davanti ai suoi occhi: violenza, oppressione, rapina, liti e contese… È lo scenario di allora, è lo scenario di oggi.

Di conseguenza anche noi cristiani, fragili creature, quante volte ci rivolgiamo al Padre nei cieli con gli stessi o simili interrogativi del profeta? Di fronte alle disuguaglianze sociali, al grido degli oppressi, all’indigenza dei poveri, alla sofferenza degli innocenti ci viene quasi spontaneo dire: «Dove sei Dio?»; «Perché non intervieni?»; «Perché non fai giustizia?».

Giustizia: ecco la “parola chiave” per comprendere l’agire Dio e quello degli uomini; il termine è lo stesso, ma così diversi sono i modi di esprimerla.

Partiamo dal “modo” degli uomini: «Occhio per occhio, dente per dente» e giustizia è fatta!

L’uomo, fatto a immagine di Dio, rifiuta il male: non lo può tollerare. Eppure molto spesso il suo istinto lo spinge a combattere il male con altro male; ad appellarsi alla Legge di Caino, dando alla giustizia il volto della punizione e della vendetta.

Ma Gesù, Colui che è venuto a dare pieno compimento alla Legge antica, attraverso il Salmista ci esorta: «Non indurite il cuore, ma ascoltate la voce del Signore» (cf Sal 94).

La Giustizia che ci presenta Gesù è quella del Padre: fatta di sentimenti di misericordia, di tenerezza e di pazienza verso tutti i suoi figli.

Il “modo” di Dio infondo è quello descritto dal Figlio nella Parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30):«Lasciate che zizzania e grano crescano insieme fino alla mietitura».

“Mietitura” come metafora del Regno, oggetto della visione concessa ad Abacuc: la sua venuta è certa, ma occorre attendere.

Dio chiede al profeta – e a noi – la pazienza, la sapienza dell’attesa: la conversione del cuore al suo modo di agire e alla sua Giustizia.

E quanto ci costa oggi tutto questo, in un mondo globalizzato come il nostro dove vige la regola del “tutto e subito” eppure è il Signore a chiedercelo!

Il Padre nel restare in dialogo con il suo profeta, nonostante i rimproveri che quest’ultimo gli muove, sta già mostrando al profeta la sua Giustizia: è lui per primo – Abacuc – l’oggetto della sua misericordia.

La sua creatura lo riprende e il Creatore cosa fa? Gli mostra in visione l’eredità promessa ai giusti: Javhè non punisce la poca fede di Abacuc ritirando la sua elezione su di lui, ma nella visione profetica gli conferma il mandato.

Il Signore invita il suo uomo ad alzare lo sguardo verso l’Invisibile; Dio gli sta chiedendo di essere “contemplativo”, o più semplicemente di essere quello per cui lo ha scelto e lo ha chiamato: profeta tra gli uomini e per gli uomini.

E chi è il profeta se non colui che riconosce e indica ai fratelli la Presenza del Padre nella storia?

«Custodisci mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è affidato» (2Tm 1,14): è san Paolo che scrive al suo figlio spirituale Timoteo – è Dio che parla ad Abacuc, che parla a tutti noi.

Come dunque abbiamo sentito così nostre le parole del profeta al Signore, sentiamoci i destinatari della sua Parola eterna che c’invita a “soffrire con Lui per il Vangelo” (v. 8): ad essere testimoni del Regno, discepoli di Gesù Cristo fino alla fine e sino in fondo, in virtù della fede che ci è stata donata nel Battesimo.

«Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6): è bella – è nostra la preghiera degli apostoli. Fa sempre bene chiedere al Signore la luce della fede.

Ma non dimentichiamo che essa cresce e fruttifica intorno e dentro di noi attraverso la nostra libera adesione all’azione della Grazia; mediante il nostro “Sì” quotidiano alle esigenze del Vangelo e alla volontà del Padre.

“Sì”: una parola piccola, come un granello di senape, ma così potente non solo da sradicare gli alberi, ma lo stesso Creatore, che “è venuto ad abitare in mezzo a noi” attraverso il “Sì” libero e generoso della Vergine Maria. «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38): la “serva inutile”, nella quale e con la quale l’Onnipotente ha fatto grandi cose, e vuole ripetere la sua opera di misericordia con ciascuno di noi – servo inutile, peccatore -incammino sulle umili “orme di Gesù Cristo e della sua santissima Madre” (san Francesco).

Solidale con gli uomini fino alla morte, per renderli partecipi della sua Eredità; povero tra i poveri, oppresso tra gli oppressi, giusto tra i malfattori per indurli a conversione: questo è il Servo inutile – questo è Gesù Cristo, “volto della Misericordia del Padre”.

Ci conceda il Signore di arrivare al tramonto di ogni nostro giorno e della nostra vita con queste parole sulle labbra e nel cuore: «Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (v. 10), accordate all’unisono con l’ultima sua umana ed eterna Parola: «È compiuto!» (Gv 19,30).

Coraggio, fratelli, perché “la nostra ricompensa è nei cieli” (santa Chiara): la visione… il Regno del Padre!

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