XVII domenica del tempo ordinario

Ci può essere un filo leggero che collega le tre letture ascoltate e il salmo responsoriale: potremmo chiamarlo “la caccia al tesoro”.

Nella vita, ciascuno di noi ha dei desideri, dei sogni, qualcosa a cui il suo cuore anela con tutte le forze: potremmo dire che tutti siamo alla ricerca di un tesoro che dia senso alla nostra vita.

Capire qual è il nostro tesoro è semplice, basta osservare la posizione del nostro cuore. Ciò che abbiamo nel cuore, ciò a cui pensiamo più frequentemente, ciò che portiamo sempre nel nostro inconscio come desiderio e anelito è il nostro tesoro.

“Dove è il tuo cuore, lì è anche il tuo tesoro” (Mt 6, 21) dice infatti Gesù.

Potremmo pensare: se Dio mi proponesse di esaudire il mio desiderio più grande, cosa gli chiederei? Qual è il tesoro più grande che gli chiederei?’

La liturgia di oggi ci offre, tra i tanti, quattro semplici appunti di riflessione circa questa ricerca.
Possiamo individuare nelle letture una specie di crescendo.

BENI MATERIALI IN AGGIUNTA. Salomone, giovane re, chiede a Dio la saggezza nel governare. Per lui il vero tesoro è avere buone relazioni con gli uomini, essere giusto nel giudicare, seguire i comandamenti di Dio e metterli in pratica.

Dio è molto contento che il cuore di Salomone aneli alla saggezza e, come aveva promesso, lo esaudisce in pieno. Inoltre gli fa un regalo aggiuntivo: gli concede una ricchezza enorme, fama e successo nelle imprese.

Sembra di intravedere, tra le righe della storia di questo ragazzo, ciò che Gesù promette nel Vangelo: “Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt. 6;33).

Quando il nostro cuore ricerca ciò che piace a Dio, tutto il resto viene come conseguenza.

BENI INTERIORI IN AGGIUNTA. Nel Salmo responsoriale troviamo parole che individuano la posizione del cuore del re Davide e, di conseguenza, il suo tesoro: “Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi d’oro e d’argento. Perciò amo i tuoi comandi, più dell’oro, dell’oro più fino”.

Consolazione, vita, delizia, illuminazione interiore sono solo alcuni dei frutti riservati a coloro che pongono il loro cuore in Dio.

Non si tratta soltanto di ricchezze e benessere, come nel caso di Salomone, ma di beni interiori inestimabili, che rendono la vita serena.

Il Salmo 119, il più lungo della Bibbia, lo ripete in tutti i modi, con sinonimi di ogni tipo, con ripetizioni costanti.

PERFINO IL MALE HA UN SENSO. Nella lettera ai Romani, S. Paolo fa un passo ulteriore: “Per coloro che amano Dio, tutto concorre al bene”. In pratica, se il nostro cuore ha come desiderio amare Dio, non esistono più cose capaci di toglierci la pace.

Perfino le sofferenze, le persecuzioni, le prove più difficili, diventeranno un mezzo attraverso il quale Dio ci permette di crescere.

Dio fa ai suoi figli il dono prezioso di non vedere più il dolore come una punizione, ma come un’opportunità.

IL PUNTO DI NON RITORNO. Nella parabola del tesoro nel campo e del mercante di perle Gesù dice che il protagonista “andò e vendette tutto quello che aveva per effettuare l’acquisto”. Qui si aggiunge un ulteriore dettaglio, che potremmo definire “il punto di non ritorno”.

Nel Febbraio 1519 il condottiero spagnolo Hernàn Cortes partì alla volta dell’America Centrale con 11 navi e 508 soldati. Sbarcati sulla costa messicana, il generale vide che i suoi avevano posizionato le navi con la prua verso il mare in modo da essere pronti a fuggire. Sorprendendo tutto l’equipaggio, il condottiero di notte bruciò le navi. Increduli i suoi gli chiesero: capitano, e ora che cosa faremo in caso di sconfitta? Sorridendo, il generale Cortes rispose: resta solo una possibilità… vincere e tornare a casa con le navi del nemico. Proprio con questa ‘mossa’, Cortes conquistò l’impero azteco.

La psicologia ci dice che più ci focalizziamo sulle vie di fuga, meno daremo il massimo per vincere le nostre battaglie. Quando osiamo, ci mettiamo in gioco, puntando dritto all’obiettivo, senza pensare più a tornare indietro.

“Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9, 62).

Anche noi dobbiamo orientarci verso una opzione fondamentale.

Sappiamo che Salomone, nonostante la buona partenza, poi si allontanò dal Signore. Ma fu amato da Dio così com’era.

Suo Padre Davide aveva fatto la stessa cosa. Ma fu amato da Dio così com’era.

S. Paolo ha pregato tre volte per essere liberato dalla spina che portava nella carne. Ma fu amato da Dio così com’era.

Gesù ci invita a conquistare prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, per sperimentare che Dio si prende cura di noi.

Ci invita a “vendere tutto quello che abbiamo” per acquistare la cosa più importante.
Una volta venduto tutto, non si può più tornare indietro.

Si può e si deve solo andare avanti. Senza voltarsi più indietro.

É questo il dono prezioso della perseveranza, che ci consente non solo di acquistare il Regno di Do, ma anche di mantenerlo in noi.

“Ci accompagnerà sempre nel cammino la Vergine Maria, colei che tutte le generazioni chiamano beata. Ella ci spinge ad andare avanti. Mi sta a cuore infatti che voi giovani possiate camminare non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro” (Papa Francesco)