III domenica di Avvento

Io sono voce

Tu chi sei? Bella domanda… Chieditelo oggi: Tu chi sei? Mettiti davanti a uno specchio, guardati negli occhi e parla a quella immagine che vedi riflessa. Se non ti metti mai di fronte a te, ma stai sempre ripiegato dentro di te… se non passi dall’io al tu nel tuo dialogo interiore, non saprai mai chi sei veramente. Puoi dire nelle varie circostanze: “Io sento così”, ed è vero perché dentro percepisci così, ma se non ti guardi mai da fuori, come fossi un’altra persona, non ti rendi conto fino in fondo di quello che vivi. Ti arrabbi perché l’altro ti ha detto qualcosa. Ma se non vedi te stesso prima che l’altro ti ha parlato, non puoi capire. Magari lo hai provocato, magari hai detto o fatto qualcosa che lo ha spinto a risponderti in un certo modo. La sera prova a rivedere il film della tua giornata in cui tu sei protagonista, e forse ti conoscerai un po’ meglio, e di conseguenza conoscerai meglio anche gli altri a cui attribuisci cose che sono solo tue.

In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

È la realtà di sempre. Tra noi c’è una Persona venuta dal cielo, e noi non la conosciamo. Gesù è tra noi. Lo Spirito Santo è tra noi. Tra noi ci sono uomini mandati da Dio. Eppure noi non vediamo, non sappiamo, non riconosciamo. Ma come lo puoi se in te circolano sempre e solo pensieri di materia, di contatto immediato, e tutto è reso “oggetto” perché tu ti pensi un DIO? Cambia lo sguardo, comincia ad ascoltare il tuo deserto interiore e ti renderai conto che chi ti cammina a fianco è parola venuta dall’alto per te.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Giovanni: un testimone della luce, una lampada nella notte dei secoli che svela l’attesa. Una lampada non la luce, ma una lampada ricolma di luce. E si sa che quando una lampada è accesa diventa tutt’uno con la luce che porta. La luce da sola non si espande a meno che sia la luce del sole. E Gesù è il sole! È la luce della vita! Ma ha scelto di accostarsi alla terra, agli uomini e il raggio della sua luce si è racchiuso nelle lampade umane. Ogni vita umana può essere paragonata a una lampada. Se la lampada è spenta, può essere stupenda, ma perde la sua funzione fondamentale e non è “utile”. Quando il cuore è ricco di presenza la lampada illumina il luogo dove sta. Giovanni è una lampada speciale, è la prima lampada “ufficiale” che porta la luce nuova, Gesù. Pienamente consapevole della sua identità, risponde a ogni domanda con lucida intelligenza e senza fraintendimenti. Risponde in maniera chiara perché non sorgano dubbi o insinuazioni di sorta: “Io non sono il Cristo. Io non sono Elia. Io non sono il profeta”. Sono dei no secchi e nudi. Quanto dobbiamo imparare da questa figura schietta! Tutti i discorsi vani che circolano oggi, tutte le parole dette per dire altro, tutti i sottintesi. È così salutare per le relazioni interpersonali un sì o un no netto. Se oggi qualcuno chiede a te come è stato chiesto a Giovanni: “Che cosa dici di te stesso?” avresti cosa dire? Oppure fai fatica a vedere chi sei? Giovanni senza tergiversare risponde: “Io sono voce … Io non sono parola, io sono solo una voce. Questa mia voce grida nel deserto, perché è nel deserto che Dio incontra il suo popolo”. Nel deserto si è operata la liberazione dalla schiavitù. Nel deserto tacciono tutte le voci del vivere che entrando dentro creano confusione sulle proprie scelte, sui propri pensieri, sul proprio sentire. Potresti distinguere tra i tuoi pensieri quelli che sono tuoi da quelli che ricevi a raffica ogni giorno? Tu pensi di essere in un certo modo, poi avviene qualcosa di inaspettato e ti scopri diverso, non lo avresti mai detto. Perché? Perché non vivi mai nel deserto così da udire te stesso. L’eco della tua voce “unica” nel deserto ti potrà dire chi sei. Ma se te lo chiedi per strada nel traffico il rischio è che la voce che ti giunge non è la tua. “Dopo di me viene uno. Voi non lo conoscete. Io non sono degno di chinarmi a sciogliere i suoi sandali…” Quanta profondità in queste parole! Quanta umiltà! Solo quando riesci a piegare le ginocchia davanti a Gesù e a sentire la tua pochezza, la via si raddrizza e si ristabilisce il contatto tra te e Dio. Lui viene dopo di te, ma è prima di te. Invece nel tuo vivere al centro ci sei tu con tutte le tue cose; tra le tue cose c’è anche Dio, ma dal momento che diventa una cosa non è più Dio!

Il Vangelo dei piccoli

Giovanni e Gesù. Sono stati due bambini annunciati dagli angeli. Dio aveva mandato l’angelo Gabriele a Zaccaria per dirgli che Dio gli voleva regalare un figlio (lui non aveva bambini). Poi dopo tre mesi l’angelo Gabriele andò da Maria per dirle che Dio le avrebbe messo in grembo un bambino, il suo Figlio amato, Gesù. Quando Maria andò da Elisabetta, i due bambini che erano in grembo si incontrarono per la prima volta e balzarono dentro le loro mamme per la gioia di vedersi. Tu dirai: Come facevano a vedersi? Per chi è pieno di Dio non esistono barriere: si vedono e si sentono cose che altri non vedono e non sentono. Giovanni era pieno di Spirito Santo e Gesù non ne parliamo! Era Dio!!! Questi due bimbi crescono, ognuno per conto suo. Poi arriva il momento dell’incontro. Giovanni era andato nel deserto ad avvertire le persone che stava per venire Gesù, perché preparassero il loro cuore. Ma non poteva andare nei villaggi e nelle città, invece che nel deserto? No. Lui va nel deserto e qui grida: Preparatevi perché è vicino il Regno di Dio, sta per venire Gesù. Chi è ben disposto, va nel deserto e decide di farsi battezzare per cambiare vita, poi torna alle sue occupazioni. Chi non è disposto, continua la sua vita. Qui c’è un segreto: Dio non fa mai il prepotente, Lui parla, invita, desidera. Ma poi siamo noi che dobbiamo andare a Lui. Lui con Giovanni ha acceso una lampada per dire: Andate, lì c’è luce. Cosa rimanete nelle vostre tenebre? Sempre però nella libertà. L’amore non costringe. Se costringe, non è più amore. Prepara il tuo cuore, vai dentro di te, in quel deserto interiore dove non c’è niente e nessuno: lì incontri Gesù.

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