Domenica XXVI del Tempo Ordinario

NON GLIELO IMPEDITE

Non glielo impedite … Siamo oggi chiamati a verificare quando e come siamo di inciampo agli altri nel loro vivere Cristo. I miracoli della vita umana che genera “vita” non vanno mai impediti, ovunque si com-piano. E quante volte invece in nome di una appartenenza nominale al Signore diventiamo ostacolo e inciampo ai passi altrui! La domanda: Sei dei nostri? è utile se rivolta ai nostri pensieri e desideri, nel discernimen-to personale che porti a conformarsi sempre di più a Cristo. Sicuramente non va rivolta alle persone. Non esiste clan o club attorno a Gesù, esiste Lui e tutto ciò che assomiglia a Lui, e che noi possiamo accrescere o di-minuire con le nostre singole scelte. Ricordiamo che, come dice Paolo, operiamo la nostra salvezza “con timore e tremore…”

La parola di Gesù ci lascia sempre senza parole! Entra in noi e ta-glia i nostri pensieri e desideri che fino a poco prima di ascoltare sembra-vano buoni e degni di attenzione, meritevoli della compiacenza di Dio. Gesù non è geloso. Noi invece tremendamente sì. Quello che facciamo noi va sempre bene, nessuno è più bravo di noi. A parole riconosciamo ciò che di bene gli altri fanno, ma poi siamo pronti a tagliare le gambe a chiunque osa fare quel bene di cui noi sentiamo di avere l’esclusiva. L’invito è pressante oggi: Non impedite ad alcuno di operare nel mio no-me. Non è dei nostri? Ma cosa significa essere dei nostri? Che fa parte del nostro gruppo, che viene con noi, che gironzola nei nostri ambienti? Esse-re dei nostri significa, ci ricorda Gesù, essere capaci di compiere cose grandi che hanno sapore di Lui. La prodigiosità non è data dall’appartenenza, ma dalla sostanza di ciò che si opera. Dare un bicchie-re d’acqua è un miracolo? No. Eppure dare un bicchiere d’acqua a qual-cuno solo perché quella persona sta con Gesù è meritevole di ricompen-sa. Quanta responsabilità nel valutare e giudicare le situazioni umane! Quanta premura ci è chiesta di avere per un piccolo che crede, piccolo perché è ai primi passi nella fede, piccolo perché ha il cuore tenero nelle cose di Dio. siamo troppo preoccupati di noi stessi per poter porre atten-zione a quanto vivono gli altri nella loro interiorità. Ci è facile dare libera espressione a ciò che sentiamo noi di essere e non ci viene di pensare a ciò che le nostre parole, le nostre azioni, i nostri pensieri espressi possono provocare negli altri. Ci basta sfogarci … e se non ci sentiamo liberi di dire e di fare quello che sentiamo parliamo con il silenzio, con gli sguardi, con gli atteggiamenti … Riflettiamo: tutto quello che viviamo può essere mo-tivo di scandalo. Gesù ci chiede di eliminare decisamente da noi ciò che può essere motivo di scandalo per i piccoli. Mani, piedi, occhi? Organi vi-tali per te? Toglili pure … hanno meno valore della vita di quei piccoli a cui questi organi stanno facendo del male. Guarda le tue mani: costrui-scono o demoliscono? Guarda i tuoi piedi: vanno verso o assalgono? Guarda i tuoi occhi: vedono Dio in tutto ciò che avviene o vedono le tue paure riflesse ovunque? Oggetto del tuo esistere è Dio e il tuo farti pros-simo all’altro? O aspetti che l’altro si faccia prossimo a te?

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