Domenica XXVI del Tempo Ordinario

Un esempio preso dalla vita familiare. Che ve ne pare?
Gesù racconta un fatto molto comune nella vita di famiglia. Un un padre di famiglia che disse a uno dei due figli: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Questi rispose: «Non ne ho voglia!», ma poi ci andò. Il padre disse la stessa cosa al secondo figlio. Il giovane rispose: «Sì, signore», ma poi non ci andò. Gli ascoltatori, anche loro padri di famiglia, dovevano conoscere questo fatto per esperienza propria.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? La risposta dei sacerdoti e degli anziani viene subito: Il primo! La risposta giunge rapidamente, perché si trattava di una situazione familiare ben nota ed evidente, vissuta da loro stessi nella propria famiglia e, molto probabilmente, praticata da tutti loro (e anche da tutti noi) quando erano giovani. Così, nella realtà, la risposta era un giudizio non sui due figli della parabola, ma anche su loro stessi. Rispondendo il primo, essi davano un giudizio sui loro stessi atteggiamenti. Poiché, in passato, tante volte avevano detto al padre: «Non ci vado!», ma poi sotto la pressione dell’ambiente o del rimorso finivano per fare quello che il padre chiedeva. Nella risposta essi si mostrano come se fossero figli obbedienti.

L’applicazione della parabola. In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio!

Riprendendo proprio la risposta data dagli stessi sacerdoti e anziani, Gesù applica la parabola al silenzio peccaminoso dei suoi uditori di fronte al messaggio di Giovanni Battista. La loro risposta diventa così la sentenza della loro stessa condanna. In linea con questa sentenza i pubblicani e le prostitute sono quelli che, inizialmente, avevano detto no al padre ma che, in seguito, avevano finito per fare la sua volontà, poiché avevano ricevuto e accolto il messaggio di Giovanni Battista, come proveniente da Dio. Mentre loro, i sacerdoti e gli anziani, sono quelli che, inizialmente, avevano detto sì al padre, ma poi non avevano fatto quello che il padre chiedeva, perché rifiutarono di accogliere il messaggio di Giovanni Battista, neppure davanti a tanta gente che lo riconosceva come messaggero di Dio.
Così, per mezzo della parabola, Gesù inverte tutto: quelli che erano considerati trasgressori della Legge e condannati per questo, erano in realtà quelli che avevano obbedito a Dio e che cercavano di percorrere il cammino della giustizia; mentre quelli che si consideravano obbedienti alla legge di Dio, erano in realtà quelli che gli disobbedivano.
Il motivo di questo giudizio così severo da parte di Gesù sta nel fatto che le autorità religiose, sacerdoti e anziani, non volevano credere che Giovanni Battista fosse venuto da Dio. I pubblicani e le prostitute, invece, l’avevano creduto. Questo significa che per Gesù lo sguardo contemplativo – cioè la capacità di riconoscere la presenza attiva di Dio nelle persone e nelle cose della vita – non c’era nei sacerdoti e nemmeno nei capi, ma nelle persone che erano disprezzate come peccatori e impuri. Si comprende allora la decisione di queste autorità di prendere e uccidere Gesù, infatti «udendo queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro» .
Chi volesse attualizzare questa parabola, provocherebbe, probabilmente, la stessa rabbia che Gesù provocò con la sua conclusione. Oggi infatti succede lo stesso. Prostitute, peccatori, poveri, ignoranti, carcerati, omosessuali, ubriachi, drogati, divorziati, sacerdoti sposati, eretici, atei, , ragazze madri, analfabeti, malati, cioè tutte le categorie di persone che di solito sono escluse dal circuito religioso… spesso queste persone hanno uno sguardo più attento di quanto non riusciamo noi che viviamo tutto il giorno in chiesa e facciamo parte della gerarchia religiosa. Per il solo fatto di appartenere alla gerarchia religiosa, non per questo si possiede una purezza di sguardo capace di percepire le cose di Dio nella vita.
La differenza
Un giorno un principe chiamò a corte un mercante di cavalli, che portò due magnifici destrieri e li offrì in vendita. I due animali erano simili: giovani, robusti e ben fatti, ma il mercante chiedeva per uno un prezzo doppio di quello dell’altro. Il principe chiamò i suoi cortigiani e disse: “Regalerò entrambi questi magnifici puledri a colui che mi saprà spiegare perché uno vale il doppio dell’altro”. I cortigiani si fecero intorno ai due cavalli osservandoli ben bene, ma non scoprirono alcuna differenza fra i due animali che giustificasse un prezzo così diverso. “Visto che non comprendete la differenza fra i due cavalli, sarà meglio provarli così potrete vedere più chiaramente perché hanno un valore tanto diverso l’uno dall’altro”. Li fece montare da due fantini e li fece girare alcune volte intorno al cortile del palazzo. Nemmeno dopo questa prova i cortigiani riuscirono a capire la differenza di valore fra i due cavalli e allora il principe spiegò. “Avrete certamente notato che mentre correvano uno dei due non lasciava quasi traccia di polvere dietro di sé, mentre dietro all’altro la polvere si sollevava grossa come nuvole. E’ per questo che il primo ha un valore doppio dell’altro, perché fa il suo dovere senza sollevare tanta polvere”.Ma nella nostra società fa carriera chi alza più polvere…
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