Domenica XVII del tempo Ordinario

La liturgia di oggi ci presenta due argomenti principali: – l’argomento della sapienza: non tanto quello della scienza, ossia della pretesa umana di tutto controllare e possedere nel mondo; – e l’argomento del Regno dei cieli, ossia di quella più profonda relazione che si stabilisce tra Dio e l’uomo, quando questi si consegna all’iniziativa divina e si lascia possedere e amare, come solamente Dio sa e può fare. Dentro questi due grandi orizzonti della fede ebraica e cristiana viene spontaneamente alla memoria l’attività profetica di Gesù in Galilea, allorché chiama quel mondo – di cui aveva esistenzialmente condiviso e assunto l’identità culturale e spirituale –  ad una radicale conversione a Dio. Le pagine della Parola di Dio odierna possono pertanto orientare complessivamente al dialogo col Signore intorno alle vie e alle forme più attuali di superamento di certa ‘religiosità’, circolante fuori  e anche dentro la comunità cristiana: una religiosità che non diventa sapienza cristiana, capacità di “discernere il bene e il male; una religiosità che non nega formalmente  il “Regno di Dio”, cui riferire l’esistenza creaturale, ma ne vanifica il significato profondo e il valore,  come di scelta da anteporre “ai regni umani” illusori. Nella stessa linea S. Paolo, scrivendo ai Romani, dichiara che Dio Padre è all’origine di quella misteriosa “vocazione” che ci attrae a poco a poco verso la piena “conformità all’immagine del Figlio suo”.

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