Domenica XVII del tempo ordinario

Il miracolo della moltiplicazione dei pani segna l’inizio della fine di Gesù, l’apoteosi dell’incomprensione, il delirio di un’umanità che preferisce lo stregone al Messia, il prodigio all’amore.

A Cafarnao si consuma la tragedia, avviene la frattura, la fine di una neonata brillante carriera politica. Gesù moltiplica i pani e la gente lo vuole far re: chi non incoronerebbe uno che distribuisce pane e pesci gratis? Gesù è turbato da questo epilogo e fa un discorso duro, durissimo, incomprensibile che avrà, come vedremo nelle prossime domeniche, un esito drammatico. Sappiamo tutti com’è andata: Filippo che annota che ci vorrebbero duecento denari (l’equivalente di duecento giornate di lavoro!) per dare un misero pezzo di pane alle cinquemila famiglie presenti. Giovanni, il grande, aggiunge un particolare: è un ragazzo che offre la sua merenda a Gesù per provocare il miracolo. Un adolescente generoso sente la richiesta di Gesù rivolta ai discepoli e tira per la tunica il più vicino, Andrea, mostrandogli le cose che la madre previdente gli ha infilato nella sacca. Gesù sorride: quando capiremo noi adulti che Dio ha bisogno della beata incoscienza degli adolescenti? Il problema di noi adulti è smarrire il sogno, essere talmente realisti da diventare aridi. Dio, eterno adolescente, ama il gesto ingenuo e straordinario del ragazzo. E sfama la folla.

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