Domenica XI del tempo ordinario

Questione di semi

Riprendiamo il tempo ordinario, dopo la lunghissima parentesi che dalla quaresima ci ha portato, nel Signore risorto, grazie allo Spirito, a meditare sul dono dell’eucarestia. E lo facciamo in compagnia di Giovanni Marco, il primo evangelista, discepolo di Pietro. È lui, oggi, a darci un sferzata di speranza, di fiducia, in questi tempi oscuri che ci spaventano.

La terra continua a tremare e ci spaventa la nostra fragilità. Ma altri terremoti stanno travolgendo l’Europa, vittima di se stessa, degli egoismi nazionali, di un’unione mai conclusa che ci sta portando al fallimento. Ma poiché la storia va rispettata e amata, che siano le colombe – non i corvi – a volteggiare nelle case delle nostre famiglie e nei palazzi di ogni potere.

La sfiducia nasce nella quotidianità di chi, discepolo, vede la propria parrocchia faticare, le comunità indebolirsi. Stiamo dando un’immagine fragile di Chiesa, agli occhi del mondo. E allora? Dio abita le nostre debolezze, dinamica ben rappresentata da un fragile papa incanutito che, pure, fa vibrare il cuore di un milione di fedeli con le sue miti parole sulla fede.

È il momento giusto per riflettere su cos’è la Chiesa. Meglio: su “chi” è la Chiesa.

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