Domenica 24^ del Tempo Ordinario

Una fede attraverso la Croce

Anche oggi si sentono le voci e i giudizi più contrastanti su Gesù: c’è chi lo ritiene un saggio, un generoso moralista, un protagonista della storia, e c’è anche chi lo calunnia, chi lo odia. Ma la sola, la vera identità di Gesù è quella proclamata da Pietro: “Tu sei il Cristo”. Se riduciamo la fede cristiana al chiuso di un orizzonte umano, per quanto nobile, siamo in errore: Cristo è venuto a portare la salvezza eterna, la speranza soprannaturale, non una dottrina per rendere più tollerabile la convivenza umana, anche se è interessato alla redenzione di tutte le realtà terrene, sempre in funzione della felicità eterna. Non basta riconoscere Gesù come Figlio di Dio: bisogna imitarlo in ciò che egli ha di più specifico, cioè nell’amore alla croce che non è il fine, ma il mezzo necessario per compiere la redenzione. Se vogliamo essere “corredentori” non possiamo rifuggire la croce, perché solo attraverso di essa, perdendo la nostra vita, la ritroveremo nell’eternità, partecipando alla risurrezione di Cristo.

 Rafting

Risparmiati, se puoi, di chiedere agli altri un giudizio sulla tua persona: già tanti aggettivi sono stati immortalati a tuo nome sui registri degli insegnanti. Oggi qualcuno ti paragonerà ad un personaggio da lui conosciuto ed il confronto diventerà spesso il tuo metro di misura: non sarai tu, sarai una parte in più o in meno di un altro. Qualche altro, arrampicandosi sugli specchi, farà di te un elogio sperticato; forse, assecondando un tuo desiderio o per graziarsi un tuo favore. Molti faranno l’elenco dei tuoi limiti, come se la tua identità fosse solo difetti. Pochi staranno, più onestamente, in silenzio riconoscendo che quello che conoscono di te è poca cosa rispetto a quello che in realtà sei.

Pochissimi sapranno vedere con gli occhi di Dio…

Ma come vede Dio? Possibile che veda diversamente da noi?

La nostra fotocamera oculare cattura l’esteriorità, i gesti, i fatti e il nostro cervello li organizza in un album, con una sequenza ed un commento personale, con una colonna sonora frutto di una nostra drammatizzazione e di un nostro giudizio.

Forse solo mamma nostra, che ha avvertito già dal grembo le nostre sensazioni, le reazioni e i sentimenti, potrebbe fare un lavoro di montaggio diverso dei nostri fotogrammi e armonizzarli in maniera più consona. Solo lei potrebbe dire cosa c’è dietro un’espressione del figlio suo. Solo lei, che ha vissuto in sintonia con lui per nove mesi e che conosce ogni movimento dei muscoli, potrebbe ben interpretare una smorfia, un rifiuto, un consenso. Solo lei potrebbe intuire le sue aspirazioni, i suoi desideri, i suoi sogni, le sue sofferenze, le sue reazioni… Solo lei… forse…

Un uomo è principalmente questo: ideali, fantasie, sogni, amori, incubi, idee, pensieri, progetti, finalità… e tutte queste cose, purtroppo, non compaiono come sottotitoli delle nostre azioni… ma Dio le conosce e parte proprio da esse.

In quella domanda “E voi, chi dite che io sia?” c’è il desiderio di sapere se almeno gli apostoli hanno conosciuto l’ardore del Suo cuore. E’ come se li invitasse a scoprire i segreti dei suoi battiti, quelli che guidano i gesti, quelli che orientano la vita… E’ come se dicesse loro “Non guardatemi dall’esterno come si guarda un fiume dalla sponda. Da lì i corsi d’acqua sono tutti uguali… al massimo si può notare la grandezza e la portata… ma queste cose non sono il fiume. Provate invece ad immergervi in un coraggioso rafting, lasciatevi sballottare dalla corrente, sentite il freddo delle acque, viaggiate con tutto ciò che raccolgono lungo il cammino, saltate gli ostacoli o sbatteteci contro e soprattutto… correte verso il mare… solo così potrete dire veramente cos’è un fiume!”.

Nella risposta di Pietro “Tu sei il Cristo”, a differenza di quella dei suoi umani colleghi, non vi leggiamo più il confronto con altri né il riferimento all’esteriorità, ma qualcosa di più profondo che neppure i suoi occhi hanno percepito, frutto di una sintonia divina. Una sintonia che permette di guardare nelle vene di quell’Uomo scorgendovi non le Sue capacità taumaturgiche, come straordinario autore di miracoli, bensì lo scopo della sua vita, come portatore di una potenza d’amore tanto grande che ha la sua origine in Dio.

In quell’espressione non c’è solo la dichiarazione di provenienza divina, ma il riconoscimento di tutta la potenza del messaggio d’amore che il cielo Gli ha consegnato perché lo portasse agli uomini. Egli è l’espressione dell’eterno amore di Dio custodito nella fragile umanità. Nelle Sue vene scorre sangue umano, ma a temperatura divina. Sangue che anela di sfociare nell’arida terra dell’uomo per irrorarla e riportarla a diventare giardino. Progetto per un attimo rivelato, ma riconsegnato immediatamente al silenzio perché, per il momento, di difficile comprensione. Ed è proprio la stessa voce di Pietro, quella che ha pronunciato la dichiarazione straordinaria, a riproporre la rilettura solo umana di Gesù… e a lasciar riaffiorare l’incredulità.

Ma il fiume continuerà a scorrere, anche se noi ci fermeremo solo e sempre sulla sponda.

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