Domenica 21^ del tempo ordinario

Per la porta stretta

Sforzatevi di entrare per la porta stretta. La porta è Gesù. E la forma della porta del regno dei cieli è la forma della croce, un amore consumato fino alla fine, senza riserve. Un amore gratuito rende capaci di tutto. L’amore interessato no, perché calcola. E se non trova contraccambio, non si mette in gioco. Ti stringe il tuo interesse? Lascialo ed entrerai nella logica del dono … che ha per stipiti le braccia della croce.

“Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. Non è una passeggiata la vita umana, la porta stretta richiede una trasformazione. Il vangelo chiede di essere se stessi e in questa consapevolezza tutto è possibile, perché creaturalmente noi siamo piccoli, per quella porta ci entriamo tranquillamente. I problemi nascono quando pensiamo di essere grandi, di essere capaci, e ci appoggiamo su piccolezze proiettate negli schermi di una onnipotenza a tutto campo che appaiono grandiosità. Quanto stiamo bene quando ci sentiamo pieni, appagati, soddisfatti, gonfi: tutto va bene, il consenso degli altri ci nutre, riusciamo a fare sempre meglio … e quanto invece è illusorio tutto questo! Come può un uomo sentirsi appagato se per natura è toccato dall’infinità e aspira a una vita che non tramonta mai? Impossibili sentirsi sazi! Quella spinta interiore che cerca orizzonti più ampi, quella forza prorompente che chiede di salire alle fonti della Vita e di non arrestarsi a rivoli di acque poco fluenti narra tutta la dinamicità del muoversi verso. E per salire in alto quanto è necessario farsi sempre più leggeri, lasciare ciò che pesa nella fiducia che nella perdita è la chiave del dono ricevuto a piene mani. Non basta sapere che Gesù c’è, non basta aver sentito le sue parole e aver visto i suoi miracoli, non basta! Se quella presenza, quelle parole, quei miracoli non ti portano a operare la giustizia, vale a dire a vivere come piccoli figli abbandonati all’amore del Padre che ha cura di ciascuno di noi, tu per la porta non ci passi. Perché sei gonfio di te, di ciò che pensi di essere e non sei. Tu che dall’alto della tua giustizia mormori, giudichi, critichi ogni situazione e persona non hai occhi per conoscere Gesù che offre tutto di sé facendosi piccolo tra noi. La porta è stretta perché è a misura di figli di Dio. Chi appartiene a Dio entra senza bussare, trova la porta aperta. Chi non vive di Lui trova la porta chiusa e rimane fuori. Le credenziali di un conoscere per sentito dire non fanno altro che allontanare sempre di più, perché la verità della propria vita si è coniugata sull’ingiustizia e non c’è somiglianza alcuna con Gesù. Non so di dove siete. Come se dicesse: Voi siete nati da prostituzione, perché vendete la vostra umanità a cose che non sono degne di chiamarsi “umane”. Quando si arriva a mercanteggia l’amore, si è già fuori del regno, e non c’è porta che consenta l’accesso.

Il Vangelo dei piccoli

Gesù passa insegnando per città e villaggi, mentre è in cammino verso Gerusalemme. Questa esperienza, di Gesù che cammina e si ferma nei villaggi per insegnare, non è passata. Ancora oggi Gesù passa e insegna. Le parole del vangelo sono le sue parole. E lì dove queste parole vengono pronunciate lui torna ad essere presente. Se tu porti in vangelo con te e ogni tanto leggi qualcosa è come se Gesù le pronuncia in quel momento per te. è un miracolo straordinario questo, ma pochi lo sanno. E sperano che un giorno gli appare Gesù mentre lui c’è tutti i giorni, non solo nell’Eucaristia, ma nella sua parola. Ti ricordi che all’inizio Dio diceva una cosa e quella cosa avveniva? Sia la luce … e la luce fu. Cosa significa? Che quando il Signore parla, quella cosa avviene. Allora bisogna ridare alle parole di Gesù la loro grandezza. Quando Gesù oggi ci dice: Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno … questa parola si compie. La porta stretta è la porta del suo corpo umano che porta in sé il suo esistere come Dio. Tu guardi Gesù e lo ami. Se poi credi che Lui è figlio di Dio, quella porta, la porta del suo essere uomo, si apre e tu entri nel mistero eterno. Se invece tu pensi Gesù come un Maestro, come un profeta, come un uomo straordinario e basta, quella porta si chiude e tu non passi nel mistero, rimani nei confini limitati del tempo. Gesù è morto in croce. E la croce fa paura a tutti. Ma quella croce per noi è stata come una porta nel cielo, come una scala. Perché la croce è la chiave della vita. Se tu ami fino a morire di amore, vivi. Se tu ami poco, non vivi né ora né mai, vivacchi e non sarai mai del tutto contento, perché tutte le tue cose finiscono subito, non durano in eterno. Gesù è la porta, non dimenticarlo! La porta che conduce alla Vita …

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